3 aprile 2008
Ma perché il Cannocchiale è sempre l'ultimo a sapere le cose?

di Gregorj 




www.giornalettismo.com




Siamo tornati.



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permalink | inviato da giornalettismo il 3/4/2008 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

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6 dicembre 2007
Ho visto cose che voi umani...

di Gregorj & Loska 


Ne abbiamo viste, di cose, da quando siamo qui.
Abbiamo visto una cosa nata quasi per scherzo arrivare a risultati nemmeno immaginabili, tipo citazioni da Tg e giornali nazionali.
Abbiamo visto un blog hostato su una piattaforma dai mezzi risibili scalare classifiche, di certo immeritatamente.
Abbiamo visto transitare su questi lidi personaggi improbabili, la cui assiduità sia nella lettura silente che nel commento chiassoso non può che renderci orgogliosi.
Abbiamo anche visto una setta che la mattina s'è andata a buttare al fiume così, per l'insostenibile leggerezza dell'essere. Anzi, del non essere un cazzo.
Abbiamo visto persino la blogosfera prostituirsi per un link, organizzare concorsi a premi senza autorizzazione ministeriali per aumentare i proprio click e lucrare 10 cent di adsense da Google. E abbiamo pensato che gli accattoni di Trastevere almeno una dignità ce l'hanno. Questi, nemmeno quella.

Abbiamo anche fatto qualcosa. Quelle che reputiamo migliori le trovate elencate qui. Noi ne ricordiamo solo due, al volo: senza farlo apposta, abbiamo cambiato l'agenda setting dei media italiani, causando poi una caccia alle streghe della quale pagano le conseguenze ancora oggi tutti gli studenti della penisola. E di questo ci dogliamo profondamente. Quindi, abbiamo messo nel sacco un centinaio di migliaia di maturandi. E di questo invece continuiamo ad andare più che fieri.

Se non l'avevate ancora capito leggendo fino ad ora, questo è un commiato. Giornalettismo chiude qui. Grazie a chi ha scritto e commentato (i nomi degli autori, tranne un paio ormai andati in disuso, li trovate nella colonna di destra con i post ordinati). Grazie a ognuno per l'attenzione e a qualcuno per l'affetto dimostrato. E baci a tutti, belli e brutti. Forse, "we would meet again some sunny day".

P.S.: non fiori, ma opere di bene!

Ah, un'ultima cosa: quel geniaccio d'un poeta del sor Ricchiuti all'argomento "chiusura del blog" ha dedicato la più bella della sue strisce. Sta qui sotto, ma io vi invito a leggerla lo stesso. Non ve ne pentirete.

Gregorj & Loska


Si ringraziano inoltre:

Antirez e Trent di OkNotizie per aver permesso la crescita di popolarità di questo blog.
Comicomix perché è una brava persona.
Justfrank perché è un bravo ragazzo.
Giawba perché alla fin fine ci ha fatto un sacco di compagnia.
Cordapazza/Annelisa per il supporto come Cordapazza e l'ilarità suscitata in quanto Annelisa (sapevamo che eri tu dal terzo commento lasciato su Bitch Killers).
Swampthing e Mthrandir, che dio ce li conservi sempre così.
LoreAnne & Vique perché sì.
Marina Bellini per la fiducia che ha sempre avuto in noi.
Juppes perché scrive sempre commenti interessanti.
Mamma, papà e tutti quelli che ci conoscono perché sta bene così.





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6 dicembre 2007
Guai al popolo che nasconde i suoi eroi

di Marblestone 


hi nasconde i nostri eroi? Certe volte sembra proprio che il mondo vada all’incontrario. Che chi ne fa una buona viene criticato da quelli che osannano vere schifezze. E sono tutti d’accordo, nessuno ti difende o cerca di ragionare un po’. Perché se da una parte la saga del Padrino (o metà delle pellicole di Robert De Niro) è il culmine dell’arte cinematografica, se Saviano è l’unico esempio positivo nelle zone degradate della camorra, se le efferate descrizioni di omicidi con i più macabri dettagli dei tiggì sono il giusto dovere di cronaca, c’è invece una fiction che è stata accusata di mitizzare i mafiosi, di descriverli sempre come vincenti, di trasmettere ai bambini delle immagini agghiaccianti (“era meglio un porno” ha tuonato il benemerito Osservatorio sui diritti dei Minori). Eppure “Il capo dei capi” è uno di quegli atti di coraggio, quelle operazioni di grandi qualità che non ti aspetti da Canale 5: la storia della mafia dei corleonesi, dell’attacco allo stato più spietato del dopoguerra, raccontata attingendo a piene mani dai verbali dei pentiti, sceneggiata da un giornalista come Fava che in quella battaglia ha perso il padre, iniziata dalla giovinezza di Totò Riina e soci fino alla sua cattura.

LA TRAMA - Ben 6 puntate che alla fine hanno avuto un successo di pubblico incredibile, difficilmente immaginabile all’inizio, che ha resistito perfino alla serata milionaria di quel
Benigni che furbescamente attrae il pubblico con battute da caserma sui piselli dei politici per poi conquistare l’etichetta di qualità leggendo un canto di Dante. Chi, a differenza di quel Mastella che voleva censurarla, ha visto la fiction ha potuto capire quanto lontana sia la realtà dall’immagine romantica del padrino come uomo d’onore, quanto alto sia stato il sacrificio degli uomini di stato che, spesso osteggiati dai loro stessi capi (bellissima la scena in cui a Falcone dopo il maxiprocesso viene assegnato il caso del furto di alcuni meloni), hanno continuato la loro battaglia per la giustizia. La fiction tracciava come poche la linea tra chi ordinava omicidi per la sua personale sete di potere e chi credeva che un mondo diverso fosse possibile. Ma l’accusa peggiore della fiction è che ha mostrato i buoni perire e i cattivi vincere. Invece si è visto che ogni volta che Riina colpiva, lo Stato rispondeva mollando qualcuno dei suoi legacci burocratici dando vita al pool antimafia, alla legge 41bis sull’ergastolo duro (oggetto proprio in questi giorni di uno sciopero della fame dei condannati), allo stesso arresto di Riina.

NASCONDERE GLI EROI - E gli ultimi eccellenti arresti ci hanno mostrato che alla fine il sacrificio di tanti uomini non è stato vano, che lo Stato ha sconfitto tutti i corleonesi ripulendo la Sicilia della sua peggiore gente. E proprio ripercorrendo tutta la storia si può apprezzare il valore del risultato raggiunto, quasi insperato, atteso da trenta anni; proprio attraverso una fiction che rimette insieme i pezzi di cento episodi di cronaca si può capire la nostra storia moderna, la storia di uno Stato in cui la politica si è rivolta troppe volte contro i cittadini mettendosi al servizio di corruzione e mafie. Una dolorosa quanto incredibile storia di legalità che più che essere censurata dovrebbe essere additata ad esempio per i giovani. Guai, si può dire parafrasando il Galileo di Brecht, al popolo che nasconde i suoi eroi.


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