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3 dicembre 2007
Le affinità elettive

di Gregorj 


ià, e se Silvio e Walter si alleassero davvero? L'ipotesi - ancora "di scuola", nonostante i vaneggiamenti complottisti di molti - comincia davvero a girare, e a farlo con così tanta insistenza  - in omaggio al principio di Goebbels - che molti cominciano a crederci. E pensare che tutto questo bailamme nasce da una decisione - tanto improvvida da finire persino in parte rimangiata - semplice semplice: Berlusconi ha scommesso sulla caduta del governo Prodi, l'ha fatto fidandosi di un paio di senatori dell'Unione i quali poi non devono aver trovato la quadra; trovandosi di fronte a una figuraccia e a Fini e Casini che gliene chiedevano conto, ha deciso magari la notte prima di annunciare la nascita del Partito del Popolo delle Libertà. Non riesco a credere che la decisione di lanciare il dado sia arrivata prima di quelle 24 ore, anche se le "prove generali" erano state fatte in estate, con un articolo sulla Stampa di Augusto Minzolini che su Silvio di solito è bene informato. Ma è anche un tipino abbastanza fantasioso.

IPOTESI - Com'è come non è, adesso il partito c'è e a qualcosa dovrà pur servire, avrà pensato il Cavaliere sempre ligio alla sua fede materialista-leibnitziana (sì, sto scherzando). Perché non provare a tirare il collo ai due ex alleati facendo passare una legge elettorale che li strozzi o perlomeno li depotenzi? Quella che uscirebbe dal referendum andrebbe benissimo, se Silvio riesce a "sbancare" pescando voti anche nel suo schieramento, eventualmente
affascinando l'elettorato d'opinione con uscite "forti" (il suo innato populismo). Oppure, ci sarebbe l'ipotesi Vassallum che mitiga un po' quell'effetto ma regala garanzie da altri punti di vista. E se i due si mettono d'accordo sull'indicare quella bozza come l'unica che voterebbero, ecco che gli altri o si accodano o si beccano le urne, con tutte le conseguenze del caso.

A LETTO COL NEMICO - Solo che il giorno dopo la fine della manfrina sulla legge elettorale, Berlusconi riprenderebbe il disco rotto delle elezioni, e Walter così troverebbe le stesse difficoltà. Ecco perché il sindaco rilancia: "Facciamo anche le riforme istituzionali, cogliamo l'occasione storica per cambiare il paese" (quante volte l'ho sentita questa frase da quando ho memoria? 20? 30? 50?). E subito dopo, ecco materializzarsi la parola proibita: "inciucio". La macchia di essere un d'alemino, Walter, non la accetta proprio: ecco subito che le dichiarazioni sui "punti fermi della sinistra, legge tv etc" servono proprio a far togliere all'elettorato l'impressione di aver sostituito D'Alema. E, sotto sotto, il refrain "se si accorda con noi, poi dovrà smettere di chiamarci comunisti e dipingerci come il male assoluto". Esattamente le stesse cose che diceva lo staff dei Dalemiani all'epoca della Bicamerale. Ed esattamente la stessa fine faranno.

ALEA IACTA EST - In ogni caso, non si può non smentire l'ipotesi che vorrebbe un Berlusconi impegnato ad accordarsi con l'avversario anche allo scopo di farla finita con il "bipolarismo armato" e la radicalizzazione dello scontro. Non
per altro: perché è Silvio che l'ha inventata, la tattica del "linguaggio nuovo" della politica, quello che mette in primo piano lo scontro e la delegittimazione dell'avversario. E l'ha portata avanti - o fatta portare, per essere più precisi - avallando persino fregnacce belle e buone come la Commissione Mitrokhin, Telekom Serbia e via gradassamente sbuffoncellando. Vi pare che adesso, quando si trova di fronte alla sua battaglia politica più importante, quella per la sopravvivenza, vi rinuncia soltanto perché l'ha promesso? Non sarebbe lui, suvvia. E poi, da quel giorno in poi avrebbe, di fronte al suo elettorato composto anche da duri e puri, l'etichetta dell'"ammorbidito", quella che prima riservavano a Casini. Bleah!

TEOREMA - Alla fin fine, se Silvio e Walter si accordano, nel lungo periodo non conviene a nessuno. Nel breve, invece, a tutti. Nel senso: si possono riempire le pagine con i propri volti, si aprono fronti che sembravano sopiti (il famoso "terzo polo" in costruzione) contribuendo a costringerli a mostrarsi, senza consentir loro di agire nell'ombra. Ci si autolegittima - Berlusconi e Veltroni, Veltroni e Berlusconi - come i due "big" della politica - esecutivo escluso, per carità! - senza i quali non si fa nulla. Ma si presta anche il fianco all'accusa - già lanciata dai rispettivi alleati - di lavorare nell'interesse dell'altro, spaccando così la propria coalizione. Essendo già mezza rotta quella di sinistra, la preoccupazione dovrebbe essere più di Berlusconi, che nel Polo è sempre stato impegnato a salvaguardarne all'esterno l'immagine di unità (riuscendoci in parte). Insomma, alla fin fine se Silvio e Walter si accordano, non è che convenga poi tanto a nessuno. Per questo alla fin fine si accorderanno.

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28 novembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


i fa un gran parlare di sentimenti. Attenzione, non di sentimentalismo. Di sentimenti veri, e propri, cioè appropriati a noi umani che siamo pur sempre persone. Noi persone che siam pur sempre, sebbene sotto la coltre di tanto cinismo materialista, sempre perché qua nessuno è fesso, esseri pur sempre, se non proprio per sempre in tal senso, in tale ed unico senso cioè nella buona come nella cattiva sorte, senzienti.

Si fa un bel parlare di questi tempi un po’ dappertutto dove conta, sui giornali e nelle alcove, sul davanti dei giornali e nei retropassaggi delle camere da letto, dicevo, di sentimenti veri e propri. E siamo tutti d’accordo sulla qualità della cosa in sé, sulla qualità e sulla quantità del problema enorme sollevato. E di come sia più pesante sollevarlo che poi enorme di suo una volta sollevato.

Cito la mia sessuologa di riferimento, la Benini, che di par suo sbroglia la evidente mat(er)assa all’ordine del giorno :
“in un mondo normale, in cui i sentimenti non sono parole, in cui “nella buona e nella cattiva sorte” non è una formula vuota da ascoltare con le dita incrociate in un gesto scaramantico in cui l’amore e il rispetto di sé sono così intrecciati da diventare la stessa cosa, in un mondo normale, alla morte…non sarebbe dovuto che il nostro rispetto commosso”.

Mondo normale, eh ? Ah, quanti guai che ha sollevato quel giorno lì D’Alema.
Solo che, saran le lacrime che sgorgano copiose ottundendomi la Psiche che quella si sa, sta in società con Amore. Solo che, saran le lacrime che ottundono, trovandosi facendo, anche la vista occupando gli occhi o quella che scende, la lacrima, furtiva ma a tempo sul viso, dalla cui discesa in campo pure m’aspetto d’intender tante cose. Solo che non ho capito ancora l’essenziale. Chi sia la vedova bianca, Prandelli o la moglie di “Cannavaro”.



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3 ottobre 2007
The SuperMonks

di Loska 


'industria dell'intrattenimento non si ferma mai: a seguito della grande mobilitazione dei monaci buddisti che in Birmania ha portato al risveglio della sopita coscienza del popolo, la Comics entertainment e la Walt Disney Co. hanno coprodotto una miniserie animata prossimamente in uscita in tutto il mondo: "SuperMonk help The World!", che vedrà impegnati i religiosi in un'esportazione di democrazia globale. Ecco in anteprima le puntate, i titoli e qualche anticipazione.

Episodio Pilota "Hello SuperMonks"

La puntata si apre con la sede centrale dei SuperMonks, nel momento in cui arriva il primo ordine: bisogna ristabilire la democrazia in Afghanistan e Iraq, visto che altri hanno fallito, e bisogna farlo subito. Inoltre, dice la nota, un nemico occulto ha malvisto l'azione politica dei monaci, e si è ripromesso di fargliela pagare quanto prima. Nel peggiore dei modi.

Episodio 1: "Enduring Freedom"
Scartata l'ipotesi della marcia (il terreno afghano è troppo accidentato), i Super Monks decidono di agire con la tecnica Messaggio Video. Incidono un video in cui tutti e quattrocentomila lanciano un messaggio di pace, uno alla volta. Il video viene mandato da tutte le televisioni arabe in diretta, fino a quando Bin Laden non si consegna volontariamente alle autorità, a patto che però "andiate a fare questo anche in America, per pietà". I SuperMonk stanno per tornare alla base ma un nuovo ordine cambia i loro piani: c'è bisogno di loro in Italia.

Episodio 2: "Vacanze Romane - parte prima"
La missione dei SuperMonks è convincere Beppe Grillo a non urlare più in piazza parolacce. Constata l'inutilità di un confronto dialettico sul malcostume del turpiloquio, un colpo di genio illumina i SuperMonks, i quali invitano Grillo a manifestare in piazza in silenzio per dimostrare di essere migliore di loro. Il comico genovese sale in piazza e tace, gonfiandosi sempre di più ogni secondo che passa. Dopo una decina di minuti esplode fragorosamente in minuscole
particelle di vaffanculo. Il popolo interdetto si guarda intorno: passa un cane che abbaia. Al grido di bau, tutti lo seguono. I SuperMonks non possono però godersi la vittoria: una figura triste e nera, occhialuta e pacata, chiede loro aiuto (con molta gentilezza)

Episodio 3: "Vacanze Romane - parte seconda"
Romano Prodi chiede ai monaci il miracolo: riportare la pace nel centrosinistra e spiegare a Lamberto Dini che non è possibile saltare la quaglia cento volte al mese, 'che quella si sposta. I Super, di primo acchito, vorrebbero rifiutare la troppo ardua impresa ma l'illuminazione è dietro l'angolo: visto che Grillo è andato, ogni leader del centro sinistra dovrà scendere in piazza per convicere l'elettorato a votare per lui e gli altri dovranno accettare il volere del popolo. Quelli in piazza ci vanno, ma il popolo non fa che abbaiare e grattarsi le pulci: D'Alema, furbamente come al solito, si avvicina a Fassino e lo solleva, lanciandolo poi sul popolo che lo scambia per un osso. E' eletto imperatore supremo. I SuperMonks partono ma sull'areo uno steward lascia loro un inquietante biglietto: "Fatevi i fatti vostri, brutti preti comunisti" Unico indizio: il foglietto puzza tremendamente di alcool.

Episodio 4: "La resa dei conti - parte prima"
L'aereo dei SuperMonks viene dirottato a Washington DC. Quando scendono si trovano davanti George W. Bush che, visibilmente alterato, intima loro di farsi i fatti propri, che già i mutui subprime hanno fatto quel che han fatto, ora ci volete togliere anche le armi? "Che vi abbiamo fatto? Che vi ha fatto l'America?". I Monks tentano di
ricondurre Bush alla ragione, ma troppo presto si accorgono che è impossibile in quanto, piuttosto, bisognerebbe condurcelo. Dal Genio del Male di Condoleeza Rice nasce la trappola finale: finge di essersi convertita al pacifismo e invita i monaci ad una parata di festeggiamenti a Dallas, in Texas. Tutti in auto scoperte.

Ultimo episodio: "La resa dei conti - parte seconda"
I Monks, che per costituzione del prossimo tendono a fidarsi, accettano. A salvarli è un ragazzino occhialuto, che avvicinatosi circospetto gli chiede: "Perchè il presidente vi vuole morti?". I monaci, quindi, ordiscono un piano: ognuno di loro si nasconderà dietro i cecchini di Dallas e, al momento propizio, inizierà a pregare ad alta voce per fermare la violenza. Ma qualcosa non va come previsto: il popolo - che giustamente ascoltando 400mila preghiere in contemporanea non poteva non accorgersi di nulla - capisce il piano del proprio presidente, che proprio in quel momento passava sull'ultima auto (coperta) chiedendosi come mai non si sentissero urla. Al grido di "Eh no, eh, 'stavolta no!" viene circondato. "Anche questa volta i SuperMonks hanno esportato la democrazia, e forse per l'ultima volta" dice laconica la voce narrante mentre i super monaci vengono inquadrati di spalle, mentre camminano verso la luce.
Solo che è la fiamma spia di un giacimento petrolifero.
Fine.

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