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28 settembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


ughini ha ragione. Giampiero Mughini che di solito si esibisce a Controcampo perché ormai, espulso dalla stampa, “pezzi di merda”, di quell’altra merda campa, ha perfettamente ragione. Da educato e sportivo commensale alla locanda del bar dello sport, incredibile a dirsi visto e considerato che da quelle parti come convitato puoi ritrovarti l’antitesi di sportività ed educazione ovverosia Paolo Liguori, ha riconosciuto torti e meriti allo Juve-Roma di domenica. I torti son tutti da ascrivere alla Juve di quest’anno, mediocre e proletaria antagonista non protagonista, i meriti alla Roma. E ne ha ben donde la squadra di Spalletti, giunta sulle orme del bel gioco e della bella gente in tribuna vip, da Rosella a quanto faccia senso Sensi, a quanto di fatto si renda indistinguibili, quando salta per la gioia al doppio kick del signor Blasi, zigomi dai seni, l’altra ex laziale romanista, veltroniana e dunque pure ex di sinistra (la Cattaneo).

Insomma, quello di domenica è stato un episodio fortunello e a nulla valgono i rigori non dati alla Giuve. Per non parlare di quanto valgano quelli visti (oops) e per giunta, il massimo dell’incoscienza nella nuova era, dati. Quella, la Roma, è superiore a tutti, parola di Mughini, come mai nella sua storia si presenta superiore per qualità di gioco e di bellezza alla Juventus. Non c’è da sperare nulla per la Vecchia Signora. Speriamo soltanto, per il trentesimo come avvenne del ventesimo, nella Grazia della, e nelle mille grazie alla, signorina Lecce.



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13 agosto 2007
Gola sprofonda

di Gregorj 


dal nostro inviato a Cortina

o tradito le regole del giornalismo perché mi sono trovato di fronte a una scelta: permettere la liberazione di alcuni ostaggi prigionieri in Iraq, oppure no". Questa, secondo Renato Farina, è la motivazione (ufficiale?) della sua espulsione dall'Ordine dei Giornalisti di Milano. L'ex vicedirettore di Libero la ripette per l'ennesima volta sul palco di una manifestazione svoltasi a Cortina d'Ampezzo. Gigi Moncalvo, giornalista della Rai - e quindi del servizio pubbico - e conduttore dell'amabile serata nella quale è ospite anche il "cancellato" - dall'OdG romano - Giampiero Mughini, glielo fa ripetere tranquillamente (anche se difende le decisioni dell'Ordine) fino alla fine dell'incontro. E gli fa dire anche altro: "Ho contribuito attivamente alla liberazione della Sgrena e di altre 16 persone, in Iraq, sono stato un perno, ho creato un ponte tra le persone impegnate nella liberazione e i rapitori". Non solo: il Csm, secondo lui, dovrebbe difenderlo dall'accusa, contenuta in atti ufficiali dei magistrati, di essere definito "alias l'agente Betulla", dice l'ex agente Betulla. E aggiunge che Napolitano parlava di lui quando ha chiesto alle toghe di non inserire "negli atti di un processo valutazioni non pertinenti, che vengono poi esasperate dai media", anche se la dichiarazione del presidente della Repubblica era arrivata in pieno caso Forleo. "Non si riferiva solo a Clementina, ma anche a me, lo so per certo", ripete Farina. Così come sapeva per certo che Pollari non c'entrava nulla nel caso Abu Omar, verrebbe da dire.

TRISTI RICORDI -
Non finisce mica qui: Renato Farina, in un incontro pubblico e davanti a tanti ospiti illustri, nega di essere l'agente Betulla il cui nome in codice venne ritrovato negli archivi di Pio Pompa. E quando gli si ricorda del patteggiamento al tribunale di Milano, risponde che lui ha "pagato una multa di 6mila 800 euro e 6 mesi di reclusione", ma poi si gira verso chi gli ha fatto la domanda ed esclama: "Perché vuoi mettermi in difficoltà?". E' fatto così, dovete scusarlo. Lui non capisce che per sapere se è davvero un innocente virgulto, è diritto del pubblico che ascolta anche venire a conoscenza del fatto che è stato condannato per favoreggiamento. Nell'ambito del sequestro Abu Omar. L'imam rapito dalla Cia con il supporto del Sismi, come stanno cercando di dimostrare a Milano mentre i governi cercano di coprire tutto con il segreto di Stato, in bello stile Piazza Fontana. "Certo che l'ho vista, la videocassetta di Quattrocchi", risponde Farina a domanda precisa. Dice anche il perché: l'ha fatto per aiutare alcuni direttori di giornali di sinistra - non dice quali, non fa mai nomi perché sa cosa rischia se racconta una bugia - che gli chiedevano di verificare se la frase pronunciata da Quattrocchi non fosse invece "vi faccio vedere come muore un fascista", ed è stata poi trasformata in "italiano" da Sismi e Al Jazeera. Ogni volta che gli si chiede qualche retroscena, lui è pronto. Sempre. Lui c'era, quando il Sismi ha ricevuto quel video. Lui c'era, mentre liberavano gli ostaggi francesi (anche se "loro non lo devono sapere, che sono stati aiutati da me", dice in pubblico). Peccato che il conduttore non gli faccia qualche domanda sulla seconda guerra mondiale, perché sarebbe anche in grado di svelare qualche retroscena esclusivo su Adolf Hitler ed Eva Braun nel bunker.

"IO C'ERO" -  Inutile combatterlo, Renato Farina. Con quella sua capacità di fabulazione del passato, sarebbe capace di inventarsi qualsiasi cosa. D'altronde, basta osservare i particolari del suo viso per rendersi conto che vive in una favola. Con quelle basette inutilmente pelose somiglia sempre più a Lupo Lucio, l'indimenticato protagonista della Melevisione. Ma non diteglielo: chiederebbe alla Rai di farsi assumere nel Fantabosco. Anche quando gli ricordano, en passant, delle trascurabili cifre che intascava dal Sismi - 1500 euro per il primo pagamento, firmato col nome in codice Betulla, avete presente? Quello pseudonimo che non era il suo, una volta anche un forfait di 30mila euro - e lui prima dice che li ha dati in beneficenza e poi che li ha utilizzati per piccole spese (contraddizione?), ha la sententia pronta: "Sono i soldi che mi sono guadagnato più onestamente in vita mia". Cali il sipario, e in fretta. Che a nessuno venga in mente di chiedergli come ha guadagnato gli altri.

[vignetta di Federico Dalla Rosa, in arte Fred]

Edit: della faccenda si è occupato anche il "prestigioso" Dagospia, e qui la risposta di Farina, che riportiamo.

Caro Roberto,
ringrazio per l’attenzione dedicata al mio intervento di Cortina. Mi permetterai alcune precisazioni e una piccola nota.
1) Non so se sono stato determinante nella liberazione di ostaggi. Mi pare di aver pagato un certo prezzo per un aiuto silenzioso e gratuito. Ripeto: gratuito. Tanto non mi crede nessuno. Allora ho detto: fate conto che me li sia intascati. Sono i soldi meglio guadagnati della mia vita. Il mio coinvolgimento nel caso Abu Omar? È vero ho cercato di difendere il Sismi dalle accuse. Per i magistrati è stato favoreggiamento. Io penso di no. Ho patteggiato, senza ammettere alcuna colpa, perché non posso permettermi un processo lungo dieci anni.
2) Se avessi detto il falso sui rapiti – che ovviamente non hanno nemmeno il sospetto che io li abbia aiutati - invito i magistrati che hanno in mano l’inchiesta a sbugiardarmi, e il governo Prodi che mantiene il segreto di Stato su queste vicende a sputtanarmi. Dire che io non ho dato alcun aiuto non violerebbe nessun segreto istruttorio né di Stato.
3) La questione delle firme contro Calabresi “responsabile diretto della fine” di Pinelli, nonché “commissario torturatore”, a Cortina non è nata casualmente. Ho riaperto io la pratica, come riferito proprio da Dagospia, rivelando il nome di parecchi giornalisti che si erano nascosti nella folla che aveva linciato Calabresi. Tra essi la presidente dei giornalisti lombardi, Letizia Gonzales. Il consiglio regionale da lei presieduto ha solidarizzato con lei spiegando che il suo era un “libero pensiero” di 35 anni fa (più che libero pensiero, è stato un libero incitamento a un delitto, o no?); il presidente nazionale Lorenzo del Boca ha spiegato che l’indegno sono io, non lei, perché io avrei scoperto la faccenda “fuori tempo massimo”.
La Gonzales ha pubblicato sul sito dell’Ordine lombardo (www.odg.mi) solo la solidarietà a lei medesima, non i miei argomenti, chiamandomi “cittadino Farina” come usavano fare le tricoteuse. A questo punto Carlo Ripa di Meana, a Cortina, ha trovato il coraggio di alzarsi e chiedere scusa a Gemma e Mario Calabresi. Con il suo gesto ha mostrato a del Boca che dare l’occasione per domandare perdono non è mai troppo tardi.
4) Noto che il brillante cronista di Dagospia sente il dovere di mostrare superiorità morale nei miei confronti con simpatici giochi di parole su pompe, punti interrogativi singoli e doppi, eccetera. Sono commosso.

Renato Farina alias Betulla

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vignetta di federico dalla rosa in arte fred


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