Annunci online



14 agosto 2007
Confessioni di una mente pericolosa

di Gregorj 


' una storia passata un po' sotto silenzio durante il ciclone Pollari-Pompa, ma che, a distanza di mesi, forse vale la pena che sia raccontata. Per capire come funzionano i giornali, e anche i giornalisti. Nelle 510 pagine della richiesta di custodia cautelare per i due funzionari del Sismi Marco Mancini e Gustavo Pignero, ce ne sono molte che illustravano i metodi dei servizi segreti e del loro capo Nicolò Pollari per farsi informatori nella stampa. Il caso più famoso è quello dello spione-fabbricante di bufale Renato Farina, ex giornalista di Libero ora radiato dall'OdG e aspirante vittima del destino cinico e baro. Ma a fungere da informatori, oltre all'agente Betulla, sono stati, per un certo periodo, anche due giornalisti di Repubblica: Luca Fazzo e Claudia Fusani. Come si evince dalle intercettazioni, i due hanno intrattenuto rapporti con Mancini - e fin qui nulla di male - ma gli hanno anche inviato via fax una serie di articoli della coppia Bonini-D'Avanzo che raccontavano le magagne del Sismi. Fazzo e Fusani sono due firme di punta del quotidiano diretto da Ezio Mauro: lui ha seguito fin dall'inizio il caso Parmalat, lei è l'esperta di servizi segreti della sede di Roma e ha scritto articoli di denuncia all'epoca del G8. I due hanno anche firmato insieme un pezzo sui retroscena della liberazione di Clementina Cantoni del quale non è difficile individuare la fonte.

SFIDA AL LETTORE - Pochi, al di fuori della ristretta cerchia dei giornalisti di Repubblica, sanno però come sono andate le cose ai due quando è diventata di dominio pubblico la notizia delle loro attività. La faccio breve: non appena escono fuori i nomi, il Comitato di Redazione manda via mail a
tutti un comunicato nel quale esprime solidarietà nei confronti degli spiati e, nelle ultime righe, anche qualche frase assolutamente di prammatica sui colleghi Fazzo e Fusani. Apriti cielo: Bonini e D'Avanzo prendono il tutto come un'offesa personale, e da quel momento tra loro e il CdR comincia uno scambio di mail sempre più furiose e lunghe come papiri, a cui i colleghi assistono con faccia sempre più stupefatta. Nel frattempo, la proprietà e la direzione del giornale decidono di convocare gli incriminati, per ascoltare cosa hanno da dire e decidere le sanzioni da adottare nei loro confronti. La prima a presentarsi è la Fusani: ammette tutto, senza troppi problemi, e spiega che ha agito in questa maniera per preservarsi la fonte Mancini. Se non avesse fatto quel poco che i servizi le avevano chiesto, era convinta che non sarebbe più stata presa in considerazione, magari a vantaggio della concorrenza (il Corriere). Le sue decisioni, insomma, erano derivate più che altro da una scelta professionale e - alla fine dei conti - aziendalista. Poi arriva Luca Fazzo (nel frattempo sanzionato dall'Odg). Che, con le sue spiegazioni, lascia tutti a bocca aperta: lui non ha inviato articoli per preservarsi la fonte, no. Lui è davvero convinto che l'attività del Sismi sia sempre stata volta a salvare l'Italia dagli attentati e dal terrorismo. E se ha agito così, è stato per rendere un servizio alla Patria con la p maiuscola. Voleva aiutare il proprio paese, e collaborare con i servizi gli era sembrato il modo migliore per farlo. Qui arriviamo alla sfida a chi legge. Uno dei due, tra l'aziendalista e il patriota, è stato licenziato; l'altro è rimasto a Repubblica. Chi, secondo voi, e perché? La soluzione nel prossimo paragrafo.

LA SOLUZIONE DEL GIALLO - Claudia Fusani scrive ancora per Repubblica. E' stata "degradata", nel senso che non si occupa più di temi "sensibili", e adesso non è più firma di punta da inviare nei casi più delicata. A quanto si sa, non si occupa più di servizi segreti, ma di fatti di minore entità e importanza. Ma la sua confessione "aziendalista" è stata apprezzata dai vertici, che hanno deciso di sanzionarla ma di lasciarla al suo posto. Licenziato in tronco, invece, Luca Fazzo. Quello che ha detto alla proprietà e alla direzione è stato considerato un'aggravante. Il "patriota" è stato assunto prima al Tg5, e poi al Giornale di Paolo Berlusconi. Sul comportamento di tutti, come si suol dire, ai posteri l'ardua sentenza.


Vota questa notizia




post<li>
avviso: a causa dei soliti problemi della piattaforma "Il cannocchiale"
il counter dei commenti potrebbe non essere aggiornato



1 agosto 2007
A sentirsi un po' scemi

di Loska 


n Italia, in questi giorni, vi è una notizia che rimbalza su tutti i maggiori quotidiani di destra: Francesco Giuffrida, funzionario della Banca d'Italia e perito della procura di Palermo che nel '94 aveva stilato una pesante perizia sui soldi con cui Silvio Berlusconi aveva iniziato la sua carriera e fondato Fininvest, ha adesso rimangiato tutto a seguito della solita querela del biscione (avete presente Luttazzi, Grillo, la Guzzanti? Ecco, una querela di quel tipo). Fra i primi a darne notizia, trionfante, Il Giornale belpetriano, seguito a ruota da un infuocato editoriale di Vittorio Feltri che denuncia il colpevole silenzio degli altri quotidiani forcaioli, i quali si sono divertiti in questi anni a disegnare un Silvio coppoluto con la lupara, che suvvia, dice Feltri, è un'immagine ridicola. Insomma, gioisce festante il popolo azzurro, è crollato l'ennesimo "teorema giustizialista giacobino" etc. Ma come sono andati davvero i fatti?

MERA CRONACA - Di Giuffrida, sul web, si parlava già da tempo: più precisamente da quando una mail del suo presunto amico Giuseppe Giolitti, che denunciava la querela come "modo per zittirlo e intimorirlo al processo”, aveva fatto il giro dei blog. Lo stesso Giuffrida, si evince dall'appello, non aveva nessuna intenzione di ritrattare, e anzi denunciava l'accanimento contro il lavoro di un povero uomo onesto. Eppure, ha ritrattato, anzi, per dirla meglio, ha raggiunto un "accordo transattivo” con la stessa Fininvest, in cui sostenzialmente ammette di aver sbagliato, anzi, che la sua perizia era incompleta a causa della scadenza dei termini e successiva archiviazione del procedimento (fatto, questo, che se la vogliamo dire proprio tutta, ha fatto sì che questo procedimento a carico di Berlusconi per concorso esterno in associazione mafiosa sia finito senza sentenze in merito). Si scopre così che i famosi "soldi misteriosi" per lo startup berlusconiano provenivano da privati soci Mediaset - tra cui, ad esempio, una ormai celebre casalinga di Segrate -, e che il Giuffrida avrebbe dovuto intuirlo anni fa.

SILENZIO STAMPA? - Fin qui, la cronaca dei fatti, sui quali i vari Feltri e Facci hanno goduriosamente versato valli d'inutile inchiostro per inchiodare al muro chi in questi anni aveva osato gettare ombre sul limpido uomo di Arcore, primo fra tutti - bisogna quindi intendere - lo stesso perito Fininvest Iovenitti, che all'epoca (carte dell'impresa alla mano) non ebbe modo di dichiarare e verificare la provenienza di molti dei soldi del capitale. Per quanto riguarda gli aspetti giuridici della vicenda, rimandiamo al sempre ottimo Travaglio, le cui argomentazioni sono come sempre inattaccabili perchè oggettive. Come oggettivamente è qualcosa di -come dire- ridicolo la transazione fra un privato cittadino (che decide stranamente di NON consultare i suoi avvocati) e un'impresa multimiliardaria.  A partire appunto da queste considerazioni, vogliamo chiedere a chi, come Facci, "a fare l’indignato che fa volar gli stracci, dopo anni di mestiere" comincia a sentirsi "anche un po’ scemo", se secondo lui questa trasazione cancella anche i processi e le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa di Dell'Utri (in qualità, ricordiamolo, di tramite fra la Mafia e "importanti ambienti dell'economia e della finanza"), ad esempio. Chiediamo a Facci se secondo lui la transazione basta, a togliere la coppola a Silvio. Perchè forse, stracciarsi le vesti per un mancato titolo a nove colonne - peraltro per notizia che ahivoi, non lo meritava affatto - quando troppi ne sono stati negati a questo paese, è far sì che non sia il giornalista "a sentirsi anche un po' scemo", ma chi il giornale lo legge. Beh, sarebbe anche ora.

Vota questa notizia


Importante: non dimenticare la battaglia di PersonalitàConfusa per le primarie del PD: clicca qui


post<li>
avviso: a causa dei soliti problemi della piattaforma "Il cannocchiale"
il counter dei commenti potrebbe non essere aggiornato



27 luglio 2007
Buttarla in caciara

di Gregorj 


nnegata in una marea di chiacchiere e polemicuzze per lo più strumentali, la vicenda delle intercettazioni che riguardano Piero Fassino, Massimo D'Alema e Nicola Latorre sta prendendo la piega che desiderano i loro protagonisti: buttarla in caciara. Le baruffe tra Mastella e Di Pietro, i messaggi mafiosi mandati dal Capo dello Stato e dai presidenti di Camera e Senato, le durissime reprimende di insigni costituzionalisti alla Forleo - i quali, se ci fate caso e leggete tra le righe, prima dicono che Clementina è stata maleducata, e poi alla fine non riescono a spiegare perché ha torto - insomma, tutto pur di alzare polveroni, creare confusione, spostare l'attenzione dal contenuto di quelle telefonate.E allora, siccome c'è bisogno di un riassunto delle puntate precedenti, è meglio ri-raccontare il testo e il contesto di questa storia. Sennò qui, tra opinioni sui codici e corsi di buone maniere nello scrivere le ordinanze, ci scordiamo la ciccia.

"CIAO SONO IO" - Nell'estate 2005, il mondo finanziario era in fermento perché due banche - l'Antonveneta e la Bnl - erano sotto scalata surrettizia. Ovvero, c'era gente che comprava d'accordo le azioni in Borsa senza però che nessuno superasse la soglia del 30% del capitale, quella oltre la quale è obbligatorio lanciare un'offerta pubblica di acquisto su tutte le azioni delle due aziende di credito. Contemporaneamente, Ricucci acquistava quote della Rcs - la società che edita il Corriere della Sera - e reclamava un posto in consiglio d'amministrazione. La Rcs è uno dei salotti buoni del nostro sgangherato capitalismo, uno dei "capisaldi" di quell'establishment che molti - a ragione - vedono come uno dei freni all'imprenditoria di questo paese. D'Alema ci parlava al telefono, così come sul tema-Bnl diceva che uno di quelli che doveva vendere le sue azioni - Vito Bonsignore, europarlamentare Udc - era interessato a una "contropartita su un tavolo politico". Fassino passava un sacco di tempo al telefono con Consorte,  e
l'amministratore delegato di Unipol lo informava che la compagnia di assicurazioni bolognese aveva il 51% delle azioni della banca, in concerto con altri. La Torre faceva il bulletto al cellulare con Ricucci, promettendo favori e dando consigli su come muovere le carte.

INTERCETTAZIONI - Dire che i protagonisti coinvolti nelle intercettazioni stessero semplicemente chiedendo lumi sull'evolversi della situazioni, significa pensare che gli altri siano fessi. La politica, nell'estate del 2005, non era una semplice spettatrice interessata. Voleva invece, affidandosi a due come Ricucci e Consorte, "cambiare il volto del potere italiano" (l'ha detto Latorre, non io). Consigliando addirittura gente molto più esperta di loro su quali pacchetti di azioni comprare e a quali prezzi. Andando a incontrare il governatore di Bankitalia per chiedergli di "spingere" sulla fusione Unipol-Mps-Bnl. Lo siamo venuti a sapere in maniera illecita, perché una manina guantata - la stessa che fatto pubblicare a Il Giornale la prima intercettazione di Fazio con Fiorani, probabilmente - ha passato le telefonate alle agenzie? Esecrabile, v
ergognoso, crudele, e potete aggiungere gli aggettivi più cruenti che vi vengono in mente. Dopodiché, rimane la questione che nei Ds c'era qualcuno che stava giocando a Monopoli, per di più con i soldi altrui.

SPIEGARE - E allora inutile continuare a giocare alle tre scimmiette. A strillare che l'arbitro è cornuto ("La Forleo ha compiuto un atto fuori dallo Stato di diritto", Fassino). A sperare in improbabili convergenze con Forza Italia sul tema del garantismo, o nel talento di Mastella nell'arte di cambiare discorso. A dare l'ok alla Giunta sperando di passarla liscia rinviando tutto a settembre. Cosa ci facevano al telefono con Ricucci, Consorte e soci a scambiarsi informazioni riservate e ricevere probabile notizie di illecito. Perché credevano di poter vincere alle corse dei cavalli scommettendo sugli asini. E soprattutto, dove stava scritto che potessero mettersi a fare questo nel mandato implicito che gli elettori di un partito erede di una grande storia gli avevano dato. Fassino, D'Alema e Latorre devono spiegare soltanto questo. Tutto il resto è demagogia. Inutile, piccola, squallida demagogia.

Vota questa notizia


Nel frattempo, prosegue indefessa la raccolta di firme per candidare PersonalitàConfusa a leader del PD. Le spiegazioni le trovate qui.



Nella foto, Personalità Confusa ritratto mentre raccoglie firme a Piazza San Pietro, durante il tradizionale
Angelus domenicale. Nel momento dello scatto, Ratzinger s'avvede di lui e lo indica urlante dalla finestra. Poco dopo due guardie svizzere lo arrestano, facendolo sparire nei palazzi Vaticani, dai quali si sentono inquietanti urla disumane.







post<li>
avviso: a causa dei soliti problemi della piattaforma "Il cannocchiale"
il counter dei commenti potrebbe non essere aggiornato






1 visite totali





Post per autori:
Gregorj
Loska
Ag
Dinophis
Ricchiuti
Cagnaccio
Esse Emme
Kuros
Galatea
Cristian Corrini
Prostata
Aioros
Merchesa
Marblestone
Gregorj & Loska
Gregorj & Ag

Avvertenza:

Leggere questo blog almeno
in parte, prima di petare nei
commenti, grazie!












Links

Le nostre pillole
Eio
Stampa rassegnata
Watergate
La voce del padrone (boh...)
PersonalitàConfusa
Il blog di Lia Celi
Daw
Makia
Comicomix
Nome del Blog!
Bolina
Calibano
Pensatoio
Tittyna
Noantri
Sw4n, quello vero
Virtualblog






Powered by FeedBlitz

Blog authority

View blog reactions

Technorati Profile

Add to Technorati Favorites



 [valid rss]

  
 
 BlogItalia.it - La directory italiana dei

     blog
 Antipixel di SocialDust Blog

     Aggregator
 Politics Blog Top Sites

 
 Subscribe in NewsGator Online
 Add to Google


MacchianerAward 2006: Nomination




Creative Commons License



 
[Sfoglia l'archivio - Novembre]
luglio        settembre