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9 ottobre 2007
Il gioco di Clemente

di Loska 


ome una serie di successo annacqua il proprio canovaccio per dilungare il periodo di messa in onda, così anche la querelle che vede contrapposti l'hainoi Ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella e il Pubblico Ministero Luigi de Magistris non vedrà soluzione che il 17 dicembre. Il consiglio superiore della magistratura, infatti, si è riservato più tempo per decidere, viste le nuove evidenze che il guardasigilli si è premurato di fornire come ulteriore peso sulle spalle del giudice napoletano, accusato di aver avuto un "disinvolto rapporto con la stampa del tutto disattento ai profili di riservatezza delle attività di indagine preliminare" e, più in generale, colpevole di "gravi violazioni deontologiche" (varie ed eventuali, verrebbe da aggiungere).

CUI PRODEST? - "Perché Luigi De Magistris, perché proprio lui? Qual è la priorità, l'assoluta, incalzante, impellente, imperiosa urgenza che ha convinto Clemente Mastella a chiedere al Csm di trasferire, in via cautelare, il pubblico ministero di Catanzaro? L'analoga richiesta del ministro contro il procuratore
capo Mariano Lombardi è soltanto il frutto di questa censura. [...]Quindi, è De Magistris il problema di Mastella." Le giuste domande che si pone (e pone) Giuseppe D'Avanzo permettono di fare qualche considerazione in più sul gioco di Mastella, che visto così sembrerebbe avere le stesse regole del celebre crack, il cui scopo era fallire, dichiarare bancarotta. Perchè, per dirla ancora con D'Avanzo, De Magistris indaga su strani giri dipendenti dai finanziamenti Europei in cui figurerebbero anche persone vicine a Mastella, oltre che Prodi: questa "sarebbe stata una buona ragione, per il ministro di tenersi lontano da De Magistris. Glielo avrebbe dovuto consigliare il buon senso e la moderazione". Senza contare che Mastella sa bene di essere sempre sotto l'occhio vigile - e per nulla benevolo - di ogni tipo di media, del popolo e anche di qualche suo collega di sinistra. Un'azione così eclatante come la richiesta di trasferimento per un magistrato (che indaga, val la pena ripeterlo, su guardasigilli e premier), addirittura reiterata il giorno del pubblico processo ad annozero sembra più una precisa strategia che il mefistofelico effetto del destino cinico e baro.

CUI PRODEST? -
Ora, a tirar le somme, viene fuori che Mastella ha tentato di far trasferire un giudice che indagava su di lui. Questo, ovviamente, ha scatenato una marea di polemiche. Se consideriamo che Mastella ha sempre rivendicato per sè il ruolo di "fantoccio" da incolpare al posto di Prodi ("chi attacca me attacca Prodi" e via discorrendo), allora la questione diventa un'altra: Mastella sembrava votato ad un gioco a perdere, però qualora il Csm dovesse respingere la sua istanza di trasferimento - decretando così come errate le sue considerazioni tecniche - potrebbe gridare "al complotto". E non contro di lui soltanto, ma contro Prodi (addirittura). E, per questo, magari, dimettersi. Il Governo, in tal caso, andrebbe in grossissima difficoltà e potrebbe cadere per davvero. Spianando la strada a quelle larghe intese alle quali lavorano tante forze neocentriste. A questo punto bisogna chiedersi se il gioco a perdere di Mastella non sia in realtà un gioco a perdere Prodi.

Edit:
Ecco spiegato il perchè del commento contro la dialettica noi/loro di Gregorj, (ex) direttore di Giornalettismo :P

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3 ottobre 2007
The SuperMonks

di Loska 


'industria dell'intrattenimento non si ferma mai: a seguito della grande mobilitazione dei monaci buddisti che in Birmania ha portato al risveglio della sopita coscienza del popolo, la Comics entertainment e la Walt Disney Co. hanno coprodotto una miniserie animata prossimamente in uscita in tutto il mondo: "SuperMonk help The World!", che vedrà impegnati i religiosi in un'esportazione di democrazia globale. Ecco in anteprima le puntate, i titoli e qualche anticipazione.

Episodio Pilota "Hello SuperMonks"

La puntata si apre con la sede centrale dei SuperMonks, nel momento in cui arriva il primo ordine: bisogna ristabilire la democrazia in Afghanistan e Iraq, visto che altri hanno fallito, e bisogna farlo subito. Inoltre, dice la nota, un nemico occulto ha malvisto l'azione politica dei monaci, e si è ripromesso di fargliela pagare quanto prima. Nel peggiore dei modi.

Episodio 1: "Enduring Freedom"
Scartata l'ipotesi della marcia (il terreno afghano è troppo accidentato), i Super Monks decidono di agire con la tecnica Messaggio Video. Incidono un video in cui tutti e quattrocentomila lanciano un messaggio di pace, uno alla volta. Il video viene mandato da tutte le televisioni arabe in diretta, fino a quando Bin Laden non si consegna volontariamente alle autorità, a patto che però "andiate a fare questo anche in America, per pietà". I SuperMonk stanno per tornare alla base ma un nuovo ordine cambia i loro piani: c'è bisogno di loro in Italia.

Episodio 2: "Vacanze Romane - parte prima"
La missione dei SuperMonks è convincere Beppe Grillo a non urlare più in piazza parolacce. Constata l'inutilità di un confronto dialettico sul malcostume del turpiloquio, un colpo di genio illumina i SuperMonks, i quali invitano Grillo a manifestare in piazza in silenzio per dimostrare di essere migliore di loro. Il comico genovese sale in piazza e tace, gonfiandosi sempre di più ogni secondo che passa. Dopo una decina di minuti esplode fragorosamente in minuscole
particelle di vaffanculo. Il popolo interdetto si guarda intorno: passa un cane che abbaia. Al grido di bau, tutti lo seguono. I SuperMonks non possono però godersi la vittoria: una figura triste e nera, occhialuta e pacata, chiede loro aiuto (con molta gentilezza)

Episodio 3: "Vacanze Romane - parte seconda"
Romano Prodi chiede ai monaci il miracolo: riportare la pace nel centrosinistra e spiegare a Lamberto Dini che non è possibile saltare la quaglia cento volte al mese, 'che quella si sposta. I Super, di primo acchito, vorrebbero rifiutare la troppo ardua impresa ma l'illuminazione è dietro l'angolo: visto che Grillo è andato, ogni leader del centro sinistra dovrà scendere in piazza per convicere l'elettorato a votare per lui e gli altri dovranno accettare il volere del popolo. Quelli in piazza ci vanno, ma il popolo non fa che abbaiare e grattarsi le pulci: D'Alema, furbamente come al solito, si avvicina a Fassino e lo solleva, lanciandolo poi sul popolo che lo scambia per un osso. E' eletto imperatore supremo. I SuperMonks partono ma sull'areo uno steward lascia loro un inquietante biglietto: "Fatevi i fatti vostri, brutti preti comunisti" Unico indizio: il foglietto puzza tremendamente di alcool.

Episodio 4: "La resa dei conti - parte prima"
L'aereo dei SuperMonks viene dirottato a Washington DC. Quando scendono si trovano davanti George W. Bush che, visibilmente alterato, intima loro di farsi i fatti propri, che già i mutui subprime hanno fatto quel che han fatto, ora ci volete togliere anche le armi? "Che vi abbiamo fatto? Che vi ha fatto l'America?". I Monks tentano di
ricondurre Bush alla ragione, ma troppo presto si accorgono che è impossibile in quanto, piuttosto, bisognerebbe condurcelo. Dal Genio del Male di Condoleeza Rice nasce la trappola finale: finge di essersi convertita al pacifismo e invita i monaci ad una parata di festeggiamenti a Dallas, in Texas. Tutti in auto scoperte.

Ultimo episodio: "La resa dei conti - parte seconda"
I Monks, che per costituzione del prossimo tendono a fidarsi, accettano. A salvarli è un ragazzino occhialuto, che avvicinatosi circospetto gli chiede: "Perchè il presidente vi vuole morti?". I monaci, quindi, ordiscono un piano: ognuno di loro si nasconderà dietro i cecchini di Dallas e, al momento propizio, inizierà a pregare ad alta voce per fermare la violenza. Ma qualcosa non va come previsto: il popolo - che giustamente ascoltando 400mila preghiere in contemporanea non poteva non accorgersi di nulla - capisce il piano del proprio presidente, che proprio in quel momento passava sull'ultima auto (coperta) chiedendosi come mai non si sentissero urla. Al grido di "Eh no, eh, 'stavolta no!" viene circondato. "Anche questa volta i SuperMonks hanno esportato la democrazia, e forse per l'ultima volta" dice laconica la voce narrante mentre i super monaci vengono inquadrati di spalle, mentre camminano verso la luce.
Solo che è la fiamma spia di un giacimento petrolifero.
Fine.

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4 settembre 2007
A cosa è servita la Legge Biagi

di Gregorj 


arà l'estate lunga che ci ha regalato il calendario. Oppure quel senso di nausea che viene quando si è costretti a trattare questioni che non si sa come prendere. Eppure c'è uno "sgradevole" silenzio tra i blog che fanno riferimento alla cultura che, esemplificando, si può chiamare "di centrosinistra", riguardo la manifestazione indetta da Rifondazione e Comunisti sulla legge Biagi del 20 ottobre. Un silenzio sgradevole, soprattutto nel momento in cui si sa che il "centro" della coalizione oggi al governo, e il Partito Democratico - non essendo adesso così facile una sua collocazione, perdonate la definizione neutra - hanno detto che se i ministri "di riferimento" dei comunisti scendono in piazza, potrebbe cadere l'esecutivo Prodi. E soprattutto, si sa che i ministri di cui sopra, una volta sentita la paternale, non hanno negato che scenderanno in piazza, anzi. Forse perché non gli è piaciuto il ricatto. Forse perché non gli è piaciuto che a dirlo fosse, tra gli altri, uno come Mastella. Che una volta in piazza contro un progetto di legge del governo - quello sui Dico - ci è sceso eccome. E quindi non si capisce come mai non possano farlo gli altri.

CHI BEN COMINCIA - Eppure, una manifestazione del genere potrebbe essere l'accadimento giusto, tra i blog italiani che hanno un riferimento culturale nel centrosinistra - e scusate ancora per la generalizzazione - per parlare di che cosa è la legge Biagi, secondo loro. Facciamo così. Facciamo che comincio io (anche se ne ho già parlato qui), e poi chi vivrà vedrà. Allora: la legge di riforma del mercato del lavoro chiamata n. 30/2003 è servita (e questo non è poco, per una legge fatta in Italia). E' servita a introdurre - o a regolamentare - una certa flessibilità nel lavoro giovanile (e non solo quello), e permettere quindi un più facile inserimento in un mercato difficile. Ha permesso a ragazzi e uomini di guadagnare
qualcosa, e fare le prime esperienze occupazionali - imparando presto il significato intrinseco del proverbio cinese 'il lavoro è una cosa talmente brutta che per farla ti devono pagare' - qualche volta persino in ambienti lavorativi gradevoli, o di livello, o dove hanno imparato qualcosa. Ha dato anche la possibilità di guadagnare qualcosa, permettendo di apprendere il significato del motto "costo della vita", specialmente a quelli che sono usciti di casa di mamma dopo aver inziato a lavorare, pensando di potersi in qualche modo arrangiare a mantenersi.

NEL BENE E NEL MALE - E' servita, la legge Biagi, anche per una battaglia ideologica nei confronti del sindacato. Mossa facendo leva su un manipolo di miserabili assassini e ai loro fantasmi mentali da malati, e fatta per dare l'idea all'opinione pubblica che le rappresentanze dei lavoratori fossero covi di terroristi. In parte - discreta parte - ci è anche riuscita. Ed è servita anche al capitalismo dei nostri capitani d'industria, perché, essendo i quali in buona parte degli incapaci, si
sentivano di poter produrre di più solo risparmiando sul costo del lavoro, e non innovando nei servizi e/o in quel manifatturiero sempre più in difficoltà in virtù della globalizzazione. Subito dopo, è tornata a servire ai giovani e ai grandi che avevano trovato lavoro. I quali hanno capito che la collaborazione coordinata e continuativa (copyright T. Treu) o a progetto significava che loro lavoravano quasi come gli occupati a tempo indeterminato, facevano bene o male le stesse cose, a volte ad orari peggiori dei loro, solo, li pagavano la metà. E se prendevano il raffreddore, nella pratica (anche se non nella legge), ciccia. "Potevi pensarci prima di andare in giro a bighellonare od ammalarti, pelandrone". E magari hanno a quel punto rimpianto la laurea che hanno preso, quei ragazzi: forse era meglio specializzarsi in qualcosa di più tecnico invece di scienze della comunicazione. "Sì, mio padre che mi parlava di ingegneria non aveva tutti i torti. Qui si sta come d'autunno sugli alberi le foglie".

SCENDERE IN PIAZZA? - Detto anche questo, bisogna andare a manifestare contro la legge Biagi? Visto dal punto di vista di un partito in crisi di consensi e in cerca di visibilità, . Da un punto di vista politico, invece no. In primo luogo, perché questo significherebbe mettere in crisi una coalizione che già si regge in piedi con lo sputo. Se cade, non è detto che si perda troppo tempo prima di tornare a votare. E Berlusconi non ce lo leviamo più dalle palle. In secondo luogo, perché il nostro capitalismo non può permettersi un ritorno traumatico al regime del tempo indeterminato. Semplicemente, è troppo pieno di incapaci per essere in grado di reggerne i costi. Quindi, la cosa più giusta che si possa fare è mantenere in piedi il sistema, aggiungendoci - doverosamente - gli ammortizzatori sociali che il centrodestra si era "dimenticato" di mettere. Per costruire un Welfare a misura di nuove forme di contratto di lavoro, come è giusto che sia. Ma questo lo si può fare trattando, non andando allo scontro col governo. Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra 'che ho detto la mia.

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