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3 settembre 2007
Avanti, popolo!

di Loska 


'autunno si preannuncia carico di indignazione e rivolta popolare. Se è la data del 20 ottobre quella a cui i più guardano come decisiva delle sorti del Governo, anche quelle che la precedono non saranno certamente da meno:

1 settembre: Il Papa accolto da una folla di svariatimila giovani a Loreto. Dal Pontefice inviti all'anticonformismo, al laicismo ("Chiesa non è luogo di potere!") e alla calma negli stadi anche se l'arbitro da' rigore alla Juventus. Il popolo davanti alla Tv si chiede se non sia l'ultimo segno prima dell'Apocalisse. Polemiche sulla presenza di ministri alla manifestazione contro la legge Biagi del 20 ottobre: Mastella minaccia crisi, Veltroni già ce l'ha. Prodi già non se lo fila più nessuno.

22 settembre: Daniele Capezzone ha organizzato una marcia per la riforma delle pensioni, che come la pace o la fame nel mondo, sono sempre un buon motivo. Il popolo, pensieroso,
non capisce se la cosa è di destra o di sinistra ed intimorito ai affaccia alle finestre. Silvio Berlusconi si rivolge a Sandro Bondi chiedendogli quand'era, la grande manifestazione di Forza Italia?

13 ottobre:
manifestazione per la sicurezza di Alleanza Nazionale a Roma. Dopo una marcia in cui verranno gentilmente "invitati"
lavavetri e immigrati, il gran finale al colosseo: dal popolo si alza l'unanime grido, virile "Ispanico, Ispanico", e Ignazio La Russa si batte solo contro tutti gli extracomunitari (legati soltanto mani e piedi con una catena di ferro). Berlusconi annuncia che alla grande manifestazione delle libertà di Forza Italia ci sarà una dura risposta a questo governo che manifesta addirittura contro se stesso. Bondi, stranito, chiede ai suoi delucidazioni su "sta novità della manifestazione?!"

14 ottobre: Milano, manifestazione dell'Udc - nel giorno delle primarie del Pd - con lo scopo di supportare la nascita di un partito democratico. Di centro, cattolico, che strizzi l'occhio alla politica sociale di sinistra ma abbia a cuore l'annoso problema della sicurezza. Il popolo scende in piazza, ma Mastella impaurito dice a Casini che "si vede che ha mangiato la f
oglia". Voci di corridoio confermano la presenza di Michela Vittoria Brambilla dal notaio per la registrazione del marchio europeo "Manifestazione delle libertà". La manifestazione del 20 ottobre tiene banco, e l'atmosfera è tesissima: Mastella minaccioso, giura che sparerà di persona a tutti i ministri presenti. Berlusconi, affaticato, dichiara che preparare una grande manifestazione delle libertà (C) è sempre duro, ma da' la carica. Silvio prevede una partecipazione "nell'ordine del migliaio di milioni di miliardi di italiani che vogliono cacciare Prodi." Prodi è felice: almeno qualcuno si ricorda di lui.

20 OTTOBRE: Il popolo tutto scende in piazza, per rispondere alla domanda: "Legge Biagi Si o No? La accendiamo?". Mentre
aumentano le scene di violenza nelle piazze, i politici si sfidano in tv: "e quella volta dei campi di concentramento? Ah, si? E allora le Foibe?". Il popolo capisce, finalmente, smette di menarsi all'improvviso e rabbioso si da' alla caccia dei suoi rappresentanti, scovandoli infine da Vespa che bivaccano. Sono dolori. Berlusconi urla dal balcone di casa sua che alla Manifestazione delle Libertà (C) del 21 ottobre ci saranno così tanti italiani ma così tanti italiani che Prodi non solo si dovrà dimettere da Premier, ma anche da uomo. Bondi corre avanti e indietro in preda ad una crisi isterica: dove la trova tutta questa gente in due giorni? Il popolo picchia fino all'ultimo portaborse ma non si sente ancora sazio.

21 ottobre: Berlusconi e 500 anziani del circolo "Forza Milan" di Bernareggio armati di bandiere compongono la Grande Manifestazione delle Libertà (C). Il Tg4 manda in onda l'evento ("Un successo!") in diretta, ma facendo inquadrature strettissime solo sul volto di Silvio Berlusconi con l'audio della Finale dei Mondiali di Berlino vista al circo massimo. Il popolo furioso, che ancora cercava superstiti dal giorno prima, si riversa sull'evento mentre in sottofondo c'è l'inizio dei rigori...

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12 luglio 2007
Piovono soldi

di Gregorj 


Ogni anno, a luglio, Il Sole 24 Ore si mette a spulciare nei bilanci dei partiti, analizzandone entrate, uscite, debiti e contributi. Ed è divertente andare a rileggere questi dati, sia perché possono essere utilizzati maliziosamente per spiegare quanto accade nella politica italiana, e anche per porsi qualche domanda sulla sua indipendenza. Il centrodestra ci sta dentro fino al collo: ha 175 milioni di euro di debiti, in salita del 40% rispetto all'anno precedente, e per il 90% si tratta di debiti contratti da Forza Italia, che però è anche quella che ha uno dei migliori avanzi di esercizio (46,8 milioni di euro). Questo grazie quasi esclusivamente a un'entrata unica: i rimborsi elettorali. Si va dal 90% per Forza Italia fino al 53,5% della Lega. Il centrosinistra, invece, sta peggio: i debiti sono a quota 190 milioni, anche se in calo rispetto agli anni precedenti. Anche qui è il partito più forte della coalizione a essere anche il più indebitato (i Ds si prendono il 90% del totale, e sono anche la forza che ha un debito più alto rispetto al numero di elettori: 6 milioni al Senato, 28,40 euro a testa). In tutto la Quercia raggiunge un debito di 170 milioni, il più alto in assoluto ma in miglioramento rispetto a 4 anni fa; il 95% di esso resta ancora verso le banche, e a medio termine.

Molto, molto più divertente è invece analizzare il fronte delle entrate dei partiti. Che arriva
maggiormente dai rimborsi statali: 32 milioni per i Ds (77% del totale), 24,3 per la Margherita (88,8%), 12,6 per Rifondazione. E, dall'altra parte, spiccano i 34 per Forza Italia (90% del totale), e i 24 per Alleanza Nazionale (81,5%). Per quanto riguarda i privati, la Quercia ha raccolto 23,1 milioni di euro contro i 19,7 della Margherita. Tantissimi soldini sono arrivati da Autostrade, che ha staccato un assegno di 150mila euro sia per Fassino che per Rutelli (che ha incassato anche 100mila euro da mister Tod's, Diego Della Valle), e 50 mila all'Udeur. La cosa divertente è che Autostrade dei Benetton ha dato 150mila euro anche a Lega, Forza Italia, Udc e An. I contributi privati della Margherita sono comunque distribuiti per ben 60 donatori, contro i 12 dei Ds. Più variegati i grandi contribuenti del Polo: chi ha raccattato più soldi di tutti: 6 milioni di euro, non è Forza Italia ma l'Udc. La famiglia Caltagirone ha allungato al quasi genero (Casini convive da anni con Azzurra, figlia dell'imprenditore) la bella cifretta di 800 mila euro. Forza Italia è arrivata a 3,6 milioni, spalmati tra 170 contributori, ma del partito del premier spicca anche l'attività di finanziamento agli altri partiti: ha dato 273mila euro ad Azione Sociale della Mussolini, e 135mila alla Dc. La Lega si è presa 3 milioni di euro, quasi tutti da piccole imprese del Nord.

Alla fin fine, da questo mare di denaro - tutto legalmente donato, sia chiaro - che non tiene
nemmeno conto (e come potrebbe?) di prestanome, società civetta e cose del genere, si capiscono due cose. La prima: la politica italiana si lega sempre più all'imprenditoria, specialmente a quella che per campare ha bisogno di un rapporto positivo con lo Stato: le Autostrade e le concessioni, Caltagirone e gli appalti pubblici, eccetera eccetera. La seconda: la politica italiana si lega sempre di più alle banche. L'"abbiamo una banca" urlato con letizia da Fassino nell'orecchio di Consorte sembra una pia illusione: semmai, per tanto tempo, più che altro sarà il contrario. E così rimarrà fin quando la legge sul finanziamento dei partiti non costringerà - come sarebbe giusto, in un'ottica di trasparenza della vita pubblica - ad indicare quali sono i maggiori creditori degli stessi, e per quali cifre. Va molto di moda, ultimamente, lamentarsi dei costi della politica, spesso in maniera un po' demagogica. Molto più interessante, invece, sarebbe andare a vedere i debiti, della politica. Così si spiegherebbero molti di quei meccanismi che assomigliano a "misteri avvolti a un enigma".

Fonte: Il Sole 24 Ore del 4-5 luglio


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3 luglio 2007
Bonjour, finesse

di Loska 


La politica è sempre più conquistata, perfortunapurtroppo, dalle dinamiche del web. E dopo il fragoroso insuccesso di Prodi e Gentiloni 2.0 e la risibile esperienza di Volontè, ecco a voi il supersito di Daniela Santanchè (L'onorevole) (messo tra parentesi anche nel titolo, casomai qualcuno se ne dimenticasse).

L'organizzazione dello spazio è precisa: si può scegliere subito se conoscere la Santanchè donna (in rosa), o "Il Politico" (in azzurro, tanto perchè era Fini ad essere sessista). Entrando nella prima parte, ci si trova davanti una donna stilizzata (sempre lei, si suppone), stesa su un divano, che accoglie gli ospiti con grazia e, da vera padrona di casa, li addentra nei suoi personalissimi piaceri (non pensate male). Cliccando sulla Tv, ad esempio, si "scoprirà" che le piace Otto e Mezzo di Giuliano Ferrara e -incredibilemavero- Porta a Porta. Ma che si
commuove, financo, quando il tema diventa tragedia: ed ecco gli "attimi di tristezza" dovuti all'Isola dei famosi, quando "la conduttrice ha comunicato ad Albano che Loredana Lecciso lo aveva lasciato". Comunque, alla deputata di AN piacciono anche i programmi giudiziari, come "Un giorno in pretura", lei dice perchè le fanno rivedere la sofferenza che vive ogni giorno quando lavora in carcere. Ma anche in parlamento, aggiungiamo noi. Un occhio di riguardo alla categoria musicale, in cui la Santanchè ci rivela di amare la musica italiana, e in particolare "Non parlar d'amore" di Andriano Celentano e "Come piove" di Jovanotti. Due canzoni che adora talmente tanto da non conoscerne addirittura il titolo. E dopo queste chicche, è d'obbligo un tour di casa Santanchè, effettuabile comodamente grazie alla cartina topografica cliccabile in stile Cose di casa, il magazine più letto dalle massaie d'Italia dopo Donna Moderna. Concludiamo il giro col botto, in camera da letto, dove la deliziosa onorevole ci onora della lettura del suo cervellotico diario segreto ("Mi mette allegria andare a Montecitorio in bicicletta") guidandoci poi alla scoperta del suo guardaroba, dove però non troviamo le deliziose "zeppe-altezza-50" con la quale è solita essere avvistata. Le ultime letture, fra le quali annoveriamo "Kif kif domani" di Gue'ne Fai'za, sono un trait d'union con la seconda parte del sito, quella del "Politico".

E qui si capisce la profondità del
pensiero della Donna Santanchè, che spazia dal velo islamico, al velo islamico, passando per il velo islamico e addirittura - coraggiosamente - toccando varie volte l'annosa questione del velo islamico Comunque sia, gli interessi dell'Onorevole non si esauriscono qui: a destra, ad esempio, c'è un interessante sondaggio che verte sull'essere o meno barriera del velo islamico. In più, è spesse volte richiamata la triste vicenda di Hina, che ha sconvolto l'Onorevole tanto da diventarne un tema principale: quasi tutti gli editoriali, infatti, sono ricollegati alla triste vicenda. Una dimostrazione di sensibilità e tolleranza, come d'altra parte attestano i titoli degli articoli stessi, principianti tutti con un delicato "Pachistana sgozzata" (che evidentemente non valeva la pena d'esser cambiato, per dire, in Hina). Una donna che, quindi, vive la politica in rosa come una missione: "senza veli" (aridanghete) è la sua rubrica per Il Giornale, "Tacchi combattenti" quella invece de Il foglio. E tanto per ribadire che qui non si fa solo politica, siamo donne e Cosmopolitan è la nostra Bibbia, la sezione "Il Politico" si conclude così. Le battute fuori luogo maschilistesciovinisteporche tenetevele per voi: l'abito non fa il monaco. A meno che, ovviamente, non si tratti del velo islamico.

Edit: complimenti a Dinophis che con il pezzo sulle Chiese Usa ha "vinto" una citazione nella rubrica "Voci dalla rete" di Panorama!


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