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6 novembre 2007
Io mi dimetto da trentenne

di Galatea 


on ci si può scegliere la famiglia in cui si nasce, il luogo ed i parenti. Non ci si può scegliere, ahimè, nemmeno il tempo e, soprattutto, la generazione. Per un mero dato anagrafico ti ritrovi quindi spesso a fianco una serie di personaggi che non ami, non stimi, talvolta giudichi francamente imbarazzanti. Pazienza se questi coetanei hanno il buon gusto di stare zitti, rendendosi conto che fra te e loro l'unico legame è la coincidenza fortuita. Ma quando alcuni di questi decidono di divenire la bandiera di una generazione, e presentarsi come portavoci di una intera categoria anagrafica (i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni), come individuo singolo trentenne mi sento infastidita. Non so, forse è un portato dell'età anche questo: a trent'anni si comincia a diventare acidi. C'è tutto un gran parlare perché in Italia la generazione under quaranta è quella che trova maggiori difficoltà ad inserirsi nel luogo di lavoro, a trovare un posto stabile, a metter su famiglia e avere soddisfazioni nella carriera.

TRENTENNI ALLA RISCOSSA - Tutto giusto, condivido. Ma chi poi sui media si elegge a punto di riferimento di questa accolita di discriminati, e sostiene che lo siano perché sono esclusi dal potere ad onta delle loro maggiori competenze e meriti, non mi pare che dia poi prova di averceli, questi grandi meriti per cui meritare. Partiamo dal buon Ivan Scalfarotto, candidatosi per primo alla guida del Centro Sinistra da outsider, in quanto giovane e in quanto deciso a cambiare le regole della politica. Attualmente, dopo – se non erro – essersi trasferito a Mosca, è ospite di un siparietto da Maurizio Crozza. In cui fa il giovane, e sta fuori dallo studio, in quanto escluso. Non si capisce da cosa, escluso: non dallo show, e nemmeno, a giudicare dalla sua carriera, dal mondo del lavoro. Dalla stanza dei bottoni? Là ci si dovrebbe entrare non in base all'anzianità, o alla gioventù: dimostri di averne la stoffa, semmai lo si
vota. Vera icona dei trenta-quarantenni dovrebbe essere il buon Mario Adinolfi, che del dato anagrafico ha fatto una professione. Il dato anagrafico è però quanto mai scivoloso, perché, di sua natura, transitorio. Quindi dopo essersi candidato alla Segreteria PD raccogliendo una percentuale irrisoria, ha cercato di accreditare una manciata di voti come un grande successo. È riuscito a dimostrare solo che di matematica capisce poco – cosa preoccupante per chi potrebbe un domani doversi occupare di Finanziarie ed Economia ad alto livello - forse perché la matematica è scienza esatta, che non può essere intortata giocando sull'età. In compenso, fra campagna elettorale, film fatti con il telefonino, comparsate e interviste, è riuscito ad ottenere un programma su Mtv. Dimostra di essere avanti, l'Adinolfi: tutti stanno lì a preoccuparsi di quelli che usano la televisione per arrivare alla politica, lui ha già capito che il vento è cambiato: ha usato la politica per arrivare alla tv. Onore al merito: prima di lui ci era riuscita solo la Pivetti. Aspettiamo Adinolfi alla conduzione della prossima serie del Brutto Anatroccolo.

PREFERISCO -
Altro bell'esemplare è Daniele Capezzone. Giovane pupillo di Pannella, poi fondatore di un movimento decisionista fin dal logo, alla fine pare abbia deciso una cosa sola: passare ad Arcore armi e bagagli, peraltro senza nemmeno avvertire i colleghi di cordata. Il
bel Daniele, con il suo angelico volto da Ciccio Bello, un siparietto in tv ce l'aveva già, da Chiambretti. Potrebbe passare al cinema: dopo Sordi la commedia all'italiana manca di maschere come la sua. Ma i recenti e per ora non confermati accordi con Berlusconi fanno temere il peggio: niente grande schermo, al massimo una comparsata dalla De Filippi.
 Ecco, se questi sono i simboli della mia generazione, Signori, lancio un appello: vecchietti, adottatemi. Pur se donna e vanitosa come poche, sono disposta, anzi determinata, a dichiarare anche molti decenni in più. Preferisco essere una vecchia ciabatta, coetanea però di un Enzo Biagi (auguri!), di una Rita Levi Montalcini, di una Margherita Hack. Gente che ha le sue idee, condivisibili o meno, ma non ha mai accettato di piegare la schiena, nemmeno oggi che le vertebre sono incrinate dall'artrite. Gente che si è trovata ad affrontare un'Italia ben più disastrata di quella nostra – c'era stata la guerra, ricordate? – e problemi un po' più seri di una dichiarazione di Schifani, e non ha ceduto al lagno, ma si è rimboccata le maniche, seriamente, mantenendo sempre il rispetto per le istituzioni e anche una forma di coerenza e dignità personale. Non consideratemi una trentenne, per favore. Preferisco far parte della categoria di questi vecchi intronati.

- ciao, Enzo.

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2 novembre 2007
Mamma mia che impressione

di Ricchiuti 


amma mia, dove sto. Praticamente in mutande ma trés chic. Sbraco libero, e autorizzato in tribuna autorità, ora che finalmente si può. Il Mammone Capezzone è andato via, per altri lidi, e ci ha lasciato gli orfani in cuore di panna. Ovvero, per essere precisi"Michele Fronterrè, presidente di LibEdizioni, associazione proprietaria di questa testata, ha revocato all'on. Daniele Capezzone il mandato di Direttore Politico della rivista". E chi l'avrebbe mai creduto, pensato, anche soltanto sperato? Perché questa, signori, oltre che una notizia da assalto alle edicole - e agli sportelli, per chi avesse letto l'intervista del presidente della Commissione Attività Produttive nella quale faceva sapere che i soldi per il network Decidere.net li aveva avuti con un mutuo in banca (nella stessa intervista era fermamente convinto che Happy Days fosse una serie tv fatta negli anni '50, e non ivi ambientata) - è anche roba da dramma in atto. Il primo pensiero è chiaro, ma ‘n do vanno più. E meno male. Ma voi ve la immaginavate, ci dormivate la notte con LibMagazine incombente, di qui a poco, sulle vostre tasche, prima ancora che le vostre teste? L’invasione dei Nardi, un secondo (a vita) una battuta (a morte), i dardi, i doppi cognomi in redazione, i Punzi ma soprattutto. Le Rank Xerox di Punzi, il ritorno del ciclostile ma questa volta con la greve pecca di avere pure un volto (da) umano. Quasi.

Comunque, aperto il dibattito. Capezzone è ito, LibMagazine affondato. Due piccioni di vaglia oramai separati in Casa (delle Libertà) in due postazioni sul mondo, nelle due fondamentali correnti della rava e della fava. Comunque io la separazione l’ho vista in diretta e ve la voglio raccontare.  Perché il dibattito sarà anche interessante, aggiornato, moderno, riciclabile, à la page e su tutte l’altre pagine dei giornali, e “la democrazia interna è una truffa”, e “il foro telematico”, e il “Blog dei blogghe”, ed il Capo dei (sotto) capi, ma noi vogliamo la ciccia. Non i brufoli. S’è svolto pressappoco così. Scena, marito fresco sposo torna prima a casa dal l
avoro in redazione, trova a letto moglie con un altro, mentre lei è impegnata nell’accordare il proprio amplesso con l’altro lui se ne va. Dicendole tutto tonitruante e soddisfatto, cara sono io che lascio. Caro che fai, vado, io invece me ne vengo. E’ un prodotto della Libmagazine edizioni. Ogni riferimento è anche sin troppo, più che educato, edulcorato.

Un ultimo pensiero va al primo, per tempo, transfuga (che non si legge trans in fuga). Il minuto di raccoglimento per il morto che non muore come il passato che non passa è tutto suo. Castaldi mo’ sta da Pannella, tanto dal nervoso. Sta a prendersi qualcosa, chi dice una lezione, chi dice l’assoluzione, chi una camomilla, chi l’ennesimo limone da succhiare. Poro Castaldi, sto in pena, mi piange. L’unico rompipalle cipolla anziché gatta da pelare. Quell' uomo è una Sora Camilla, per sentirsi il papà Capezzone sta cercando di lasciare qualcuno da anni. Ma nessuno mai se li piglia.

Off topic ed ex post: La vicenda della censura del nostro post da parte di Kilombo si è chiusa. Il post è tornato visibile, come giustamente doveva essere, per opera di un altro redattore che ringraziamo. Il blogger che lo aveva oscurato si è ben guardato dall'oscurarlo di nuovo. In più, Tisbe ci ha dedicato un post e Swampthing ha addirittura pubblicato un crosspost che rimandava al nostro. Per la proprietà transitiva, anche quello di Swa - che era totalmente dedicato al nostro - avrebbe dovuto essere oscurato. Non è stato fatto, e quindi da questo traete le vostre conseguenze.

E pensare che il ragazzo, in una mail inviataci, ci scrisse: "A voi vi lascia indifferente la questione sull'identità del vostro aggregatore? bene. Per noi invce non lo è. Quindi noi della redazione decideremo di conseguenza". Appunto, viene da dire. Si è agito di conseguenza, e il post è tornato lì. Zitto, muto e a catena. Forse, se avesse rimesso a posto tutto dopo la nostra prima, gentile richiesta, si sarebbe risparmiato tutto ciò. E cioé che a dargli torto fosse la quasi totalità di tutti quelli che sono venuti a conoscenza della storia. Con questo, speriamo si capisca che il signorino è "unfit", tanto per citare l'Economist - altro pericoloso covo di forzitalioti come il blog di Calvin - al ruolo che ricopre. Un bacio quindi al blogger redattore così smentito (e autosmentitosi, visto che non ha tolto il post nuovamente), e alla "spia" - nome in codice: Vermilinguo - che gli ha fornito l'abbocco facendogli rimediare la figura di merda. Vermilinguo, avremmo voluto scrivere anche qualcosa su di te. Poi abbiamo capito che ciò avrebbe costituito accanimento terapeutico. E questo non sarebbe stato carino.

Gregorj
direttore (ir)responsabile di Giornalettismo Militante

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8 agosto 2007
L'innocenza delle accise

di AG 


'estate i carburanti costano di più. E' una regola matematica. Non serve essere un indovino per sapere che, qualunque sarà il livello dei prezzi nel 2008, ad agosto 2008 i prezzi cresceranno.” Con queste parole si apre il post di Carlo Stagnaro sul Blog sull'Energia dell'Istituto Bruno Leoni dal raffinato titolo “Fatti non pugnette”. Il post prosegue poi in pieno stile “liberal” a dare dei pagliacci al governo e a Bersani e a santificare Pasquale de Vita, presidente dell'Unione Petrolifera, come martire della politica populista e ferragostana del centrosinistra e del nascente PD. “Il Governo dovrebbe convocare se stesso per la riduzione delle accise, se si vuole fare una cosa utile." strepita un altro “autorevole” membro dell'IBL, il buon Daniele Capezzone, prendendosela con le tasse che lo stato italiano mette sulla benzina e sugli altri carburanti. Del resto dare sempre colpa allo Stato in Italia è lo sport nazionale, inaugurato secoli dalla Chiesa per ovvi motivi. Adesso è il turno dei nostri “anticlericali” liberali italiani che si guardano bene dal guardare i numeri e i fatti ma si lanciano in arditi concioni contro Bersani che vuole uno stato “vampiro” che ci succhia il sangue con le tasse sulla benzina. Ancora uno sporco comunista mangiabambini insomma, mica come Blair e Sarkozy, citati a ogni piè sospinto come fulgidi esempi di vero liberalismo. Peccato che invece guardando i numeri, quelli veri forniti dalla International Energy Agency aggiornati a giugno 2007, la realtà è ben diversa.

IL CONFRONTO - Intanto la tassazione: in Italia sulla benzina è di 79 centesimi per litro, nella Francia di Sarkozy è di 82 centesimi, nella Germania dove c'è la Merkel, che comunista non è di certo, è di 88 centesimi. Non parliamo poi del Regno Unito della nuova sinistra blairiana dove le tasse sulla benzina sono 92 centesimi per litro! E stiamo parlando di tasse complessive, non solo le accise ma anche l'IVA. Ma allora come mai da noi la benzina a giugno costava in media al consumatore 1,348 euro e in Francia 1,316? Basta guardare il prezzo depurato dalle tasse, cioè quello fatto dalle compagnie petrolifere protette da San Pasquale De Vita. In Francia e Regno Unito a giugno era di 50 centesimi, in Germania 52 centesimi, in Spagna 53 centesimi. In Italia era di 56 centesimi, il più alto fra tutti i maggiori paesi della Unione Europea, e più alto anche che negli USA, che notoriamente non fanno un politica economica anti-petrolieri, dove è di 51 centesimi. Interessante vedere poi la dinamica degli aumenti dei prezzi: in maggio da noi la benzina è aumentata del 2,6% contro uno 0,4% in Francia, un 1% in Germania, un 1,4% in Spagna e un 2% nel Regno Unito. Alla faccia che i prezzi della benzina salgono dappertutto in estate, evidentemente in Francia e in Germania in giugno è inverno secondo i meteorologi “liberal” dell'IBL.

DIRE LA VERITA' - Se poi guardiamo i prezzi, al netto delle tasse, anche degli altri carburanti lo spettacolo si fa ancora più desolante, il combustibile per riscaldamento per esempio a noi costa 52 centesimi per litro, in Francia 47 centesimi e in Germania 42 e anche nel settore dei carburanti industriali siamo sempre fra i più cari, segno che non è colpa, almeno non solo, dell'apparato di distribuzione italiano, cioè dei benzinai. Insomma cari liberisti all'amatriciana, stante questi i fatti, quando la smettete di prendere la paghetta e di farvi delle pugnette e decidete di crescere e dire le cose come stanno in realtà?

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