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2 novembre 2007
Mamma mia che impressione

di Ricchiuti 


amma mia, dove sto. Praticamente in mutande ma trés chic. Sbraco libero, e autorizzato in tribuna autorità, ora che finalmente si può. Il Mammone Capezzone è andato via, per altri lidi, e ci ha lasciato gli orfani in cuore di panna. Ovvero, per essere precisi"Michele Fronterrè, presidente di LibEdizioni, associazione proprietaria di questa testata, ha revocato all'on. Daniele Capezzone il mandato di Direttore Politico della rivista". E chi l'avrebbe mai creduto, pensato, anche soltanto sperato? Perché questa, signori, oltre che una notizia da assalto alle edicole - e agli sportelli, per chi avesse letto l'intervista del presidente della Commissione Attività Produttive nella quale faceva sapere che i soldi per il network Decidere.net li aveva avuti con un mutuo in banca (nella stessa intervista era fermamente convinto che Happy Days fosse una serie tv fatta negli anni '50, e non ivi ambientata) - è anche roba da dramma in atto. Il primo pensiero è chiaro, ma ‘n do vanno più. E meno male. Ma voi ve la immaginavate, ci dormivate la notte con LibMagazine incombente, di qui a poco, sulle vostre tasche, prima ancora che le vostre teste? L’invasione dei Nardi, un secondo (a vita) una battuta (a morte), i dardi, i doppi cognomi in redazione, i Punzi ma soprattutto. Le Rank Xerox di Punzi, il ritorno del ciclostile ma questa volta con la greve pecca di avere pure un volto (da) umano. Quasi.

Comunque, aperto il dibattito. Capezzone è ito, LibMagazine affondato. Due piccioni di vaglia oramai separati in Casa (delle Libertà) in due postazioni sul mondo, nelle due fondamentali correnti della rava e della fava. Comunque io la separazione l’ho vista in diretta e ve la voglio raccontare.  Perché il dibattito sarà anche interessante, aggiornato, moderno, riciclabile, à la page e su tutte l’altre pagine dei giornali, e “la democrazia interna è una truffa”, e “il foro telematico”, e il “Blog dei blogghe”, ed il Capo dei (sotto) capi, ma noi vogliamo la ciccia. Non i brufoli. S’è svolto pressappoco così. Scena, marito fresco sposo torna prima a casa dal l
avoro in redazione, trova a letto moglie con un altro, mentre lei è impegnata nell’accordare il proprio amplesso con l’altro lui se ne va. Dicendole tutto tonitruante e soddisfatto, cara sono io che lascio. Caro che fai, vado, io invece me ne vengo. E’ un prodotto della Libmagazine edizioni. Ogni riferimento è anche sin troppo, più che educato, edulcorato.

Un ultimo pensiero va al primo, per tempo, transfuga (che non si legge trans in fuga). Il minuto di raccoglimento per il morto che non muore come il passato che non passa è tutto suo. Castaldi mo’ sta da Pannella, tanto dal nervoso. Sta a prendersi qualcosa, chi dice una lezione, chi dice l’assoluzione, chi una camomilla, chi l’ennesimo limone da succhiare. Poro Castaldi, sto in pena, mi piange. L’unico rompipalle cipolla anziché gatta da pelare. Quell' uomo è una Sora Camilla, per sentirsi il papà Capezzone sta cercando di lasciare qualcuno da anni. Ma nessuno mai se li piglia.

Off topic ed ex post: La vicenda della censura del nostro post da parte di Kilombo si è chiusa. Il post è tornato visibile, come giustamente doveva essere, per opera di un altro redattore che ringraziamo. Il blogger che lo aveva oscurato si è ben guardato dall'oscurarlo di nuovo. In più, Tisbe ci ha dedicato un post e Swampthing ha addirittura pubblicato un crosspost che rimandava al nostro. Per la proprietà transitiva, anche quello di Swa - che era totalmente dedicato al nostro - avrebbe dovuto essere oscurato. Non è stato fatto, e quindi da questo traete le vostre conseguenze.

E pensare che il ragazzo, in una mail inviataci, ci scrisse: "A voi vi lascia indifferente la questione sull'identità del vostro aggregatore? bene. Per noi invce non lo è. Quindi noi della redazione decideremo di conseguenza". Appunto, viene da dire. Si è agito di conseguenza, e il post è tornato lì. Zitto, muto e a catena. Forse, se avesse rimesso a posto tutto dopo la nostra prima, gentile richiesta, si sarebbe risparmiato tutto ciò. E cioé che a dargli torto fosse la quasi totalità di tutti quelli che sono venuti a conoscenza della storia. Con questo, speriamo si capisca che il signorino è "unfit", tanto per citare l'Economist - altro pericoloso covo di forzitalioti come il blog di Calvin - al ruolo che ricopre. Un bacio quindi al blogger redattore così smentito (e autosmentitosi, visto che non ha tolto il post nuovamente), e alla "spia" - nome in codice: Vermilinguo - che gli ha fornito l'abbocco facendogli rimediare la figura di merda. Vermilinguo, avremmo voluto scrivere anche qualcosa su di te. Poi abbiamo capito che ciò avrebbe costituito accanimento terapeutico. E questo non sarebbe stato carino.

Gregorj
direttore (ir)responsabile di Giornalettismo Militante

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11 luglio 2007
Decidiamoci e partite

di Gregorj & AG 


Avrete sicuramente sentito parlare del movimento Decidere.net lanciato la scorsa settimana da Daniele Capezzone. Un movimento che ha subito riscosso nel mondo dei blog un certo successo. Anzi, un buon successo. Un successo travolgente. Ora, però, a scorrere nei trackback, non è che le reazioni siano così entusiastiche come nei commenti. Due su quattro, provenienti da blogger come Robinik e il competentissimo Phastidio.net, per due volte, piuttosto severi. A noi invece interesserebbe discutere il primo punto del programma capezzoniano. E cioé quello che parla di un

"Passaggio progressivo, in 5 anni, ad un'aliquota unica (flat tax) del 20%. Il costo è coperto da una riduzione della spesa pubblica (al netto della spesa per investimenti e per interessi sul debito) dell'1% annuo (5% in 5 anni), il che equivale a dire riduzione della spesa pubblica complessiva, calcolata in rapporto al Pil, dello 0,4% annuo (2% in 5 anni, dal 51 al 49%). Va osservato che: a. queste stime non tengono conto dell'assai verosimile effetto di recupero di gettito legato all'emersione di nuova base imponibile; b. all'aliquota unica si arriverebbe per gradi, per cui fino all'entrata a regime (fino al 5° anno), i costi annualizzati sarebbero anche inferiori; c. va prevista una rimodulazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, nonché della no tax area, al fine di assicurare il rispetto del principio di progressività sancito dall' art.53 della Costituzione (riduzione delle detrazioni e delle deduzioni per le fasce di reddito più alte, e aumento per le fasce più basse)"

L'utilizzo di una flat tax appare a prima vista affascinante. Appena si provi a fare un po' di calcoli però il povero elettore comune, quello cioè che guadagna dai 20.000 ai 30.000 euro l'anno, si rende subito conto che c'è qualcosa che non torna. Infatti mentre nel 2005 il dipendente con un figlio carico e con un reddito di 25.000 euro avrebbe pagato 4708 euro di IRPEF (il 18,8%), con la proposta capezzionana pagherebbe 5000 euro (cioè il 20%). Ma
ecco le tre righe magiche in fondo, come nella vendita delle padelle, "va prevista una rimodulazione del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, nonché della no tax area". Però guardando e riguardando quante saranno queste detrazioni e quanto sarà la no tax area non si trova esplicitato da nessuna parte. Quindi per adesso l'unica cosa certa è che per chi pagava prima sul suo reddito marginale una tassa del 45% grazie a Capezzone pagherebbe il 20%. Gli altri? Gli altri vedremo. Sull'"assai verosimile effetto di recupero di gettito legato all'emersione di una nuova base imponibile", questa cosa ci ricorda un economista che si chiamava Laffer, consulente economico di Reagan, che era convinto che se uno lasciava i soldi ai ricchi questi, avendo una propensione a spendere maggiore che le classi più basse, li avrebbero rimessi in circolo tutti e ben presto, stimolando in tal modo la crescita economica e con essa anche le entrate fiscali. Il giochino che detto così sembra a costo zero, lo Stato non ci perde, i poveri non si impoveriscono e i ricchi ridono, ha in realtà prodotto nell'America reaganiana il più grosso buco di bilancio federale mai visto.

E c'è anche un piccolo particolare già conosciuto agli economisti neoclassici del primo ottocento: l'utilità marginale. Cioè un ricco più soldi gli dai, meno gli servono, perchè ha già tutto o quasi. E' un po' come uno che ha sete e a cui dai un lago, mica se lo beve tutto. Il secondo particolare è la mobilità dei capitali. Cioè i capitali vanno dove conviene di più. E in tempi di globalizzazione anche velocemente e senza tanti problemi. Così se uno
Stato è probabile che investa e spenda, anche male magari, nel proprio paese, una persona con molti capitali sceglie lui dove metterli. E magari oggi è il Perù, domani l'Australia. Mille euro che lo Stato prima spendeva pagando un impiegato statale, anche inutile, sviluppavano in gran parte la domanda interna e la produzione italiana, perchè l'impiegato li spendeva per comprare le merendine del Mulino Bianco e il latte Parmalat. Se invece li dai al marchese di Montezemolo o a Della Valle magari loro li investono nella loro finanziaria in Lussemburgo con grande gioia del Principe là regnante. Alla fine arriviamo al finanziamento di questo sistema: che la spesa pubblica sia da ridurre è d'accordo anche la casalinga di Voghera. In nessun punto è indicato COME Capezzone vuole farlo , cosa tagliare e cosa no, ma una riduzione della spesa pubblica sul PIL è sicuramente obiettivo difficilmente contestabile. Talmente non contestabile che il patto di stabilità di Maastricht già prevede che l'Italia riduca il disavanzo statale di uno 0.5% del PIL l'anno. Riduciamo di un altro 0,4%? Ok, arriviamo allo 0,9% cioè, prendendo il PIL 2006, sarebbe una manovra da 13.275 milioni di euro. Basteranno i ricchi con meno tasse per compensare l'effetto recessivo?

P.S
.Naturalmente, questo è solo un punto. Fra gli altri 12, a spiccare particolarmente è il decimo. Che recita: "Detassazione del lavoro straordinario, rendendo l'operazione conveniente sia per il lavoratore che per il datore di lavoro. Aumenti salariali legati all'andamento dell'azienda: è possibile legare la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività". Ecco, non suoni come una critica, ma questo è copiato paro paro dal programma di Sarkozy. Non che ci sia qualcosa di male, anzi: le buone idee hanno bisogno di essere copiate, come pensa spesso il buon Bill Gates. Però in nessun altro punto del documento si ricorda che proprio Sarkozy, per finanziare il suo programma di diminuzione delle tasse, ha annunciato un aumento dell'imposta di valore aggiunto, quella cosiddetta Iva che in Italia aggiunge il 20% del costo ai prodotti acquistati dai consumatori. Questo significa finanziare il taglio delle tasse a imprese e persone, scaricandone il costo sui consumatori. Ma di certo è una trascurabile dimenticanza. Questo ragionamento sarà nelle note al testo. Aspettiamo l'allegato, che di sicuro si chiamerà: "Realtà.pdf".

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