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5 novembre 2007
Veni, vidi, non dixi

di Gregorj 


eggete questo attacco: "Una Ferrari ha tamponato venerdì sera, in Svizzera, un automobile che la precedeva sull'A1 tra Rothrist e Gunzgen, nel cantone di Soletta". Non sembra un articolo di giornale, vero? Il motivo risiede nel fatto che la frase non contiene specificazioni sui personaggi coinvolti nel fatto: sembra quasi che le marche delle automobili abbiano preso vita e si siano scontrate per motivi del tutto indipendenti dalla loro volontà. Invece, si sa che il giornalismo, per essere definito tale, deve essere preciso sin dall'inizio. Per catturare l'attenzione del lettore, il quale spesso è frettoloso e ha poco tempo da dedicare al quotidiano. In questo caso, però, tanta circospezione da parte dell'autore dell'articolo sembra giustificata: basta continuare a leggere e si scopre che, coinvolto nel fattaccio, c'è Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. Una persona importante. Tanto importante che bisogna scorrere con grande attenzione il resto del pezzo per riuscire a capire che nella circostanza Marchionne aveva torto. "Alla guida dell'auto si trovava l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, come hanno confermato fonti della stessa casa automobilistica. La polizia cantonale non aveva voluto confermare l'identitá del conducente, pur sottolineando che è rimasto illeso." Del conducente di quale delle due auto? Di quella che ha tamponato, o di quella che ha subito l'incidente? L'articolista non lo dice chiaramente. Però se pensiamo che la colpa non sarebbe stata di Marchionne, se fosse stato lui ad aver tamponato, e che in quel caso il giornale avrebbe titolato: "Incidente a Marchionne: illeso", oppure "Marchionne all'inferno e ritorno" (questo è un titolo più da settimanale patinato in possesso di scottanti rivelazioni sul fatto: pare che la Ferrari fosse rossa), allora possiamo intuire, se siamo anche molto svegli e abbiamo mangiato pane e volpe, che sia colpa di Marchionne. Eh, sì, Corriere.it: rassegnati. Non puoi dirlo, ma ti tocca per lo meno farcelo capire.  

SUPERCLUEDO - E siccome non c'è peggior servo di chi non ha padrone, andiamo a vedere invece Repubblica.it come ha titolato: "Ferrari si schianta in Svizzera 'Marchionne alla guida, è illeso'". Qui pare davvero che la Ferrari sia sparita, sfruttando uno spazio
metatemporale, dalle officine di Maranello, e sia ricomparsa in qualche Cantone, portandosi appreso il praticamente incolpevole Marchionne, ed abbia quindi incrociato un albero. L'altro guidatore? Non merita menzione nel titolo. Primo, perché non è colpa sua. Secondo, perché non sarà nemmeno rumeno. Terzo, perché è meglio non sottilizzare: è colpa di Marchionne, quindi a questo punto è più consono lasciare perdere. Eppure, l'incidente non coinvolgeva soltanto l'amministratore delegato di una delle aziende più importanti d'Italia. Era anche un fatto che accadeva a un uomo che ha appena concesso aumenti unilaterali agli operai (ben 30 euro!), scavalcando così il sindacato - come hanno detto tutti - ma anche quella Confindustria che vede in Federmeccanica, la sua rappresentanza di categoria, un (ex?) covo di "falchi". E a un uomo che ha appena lanciato segnali forti - per essere un A.D. - sulle sue preferenze politiche, persino spiccate se questo si potesse dire. Insomma, Sergio Marchionne è uno che si candida a diventare potente - per questo a Montezemolo da un pezzo ha cominciato ad essere meno simpatico - importante e rispettato anche al di fuori della Fiat. O forse, questa timidezza deriva proprio da tutto questo. Potente di un potere, diciamolo, alternativo a quello di Berlusconi, visto che alla fine l'unico che riesce a raccontare con obiettività i fatti è proprio Il Giornale.

LA VERITA' TI FA MALE... - La cosa carina è che solo da questo ultimo pezzo si evince che la storia è finita, prima che su quelli italiani, su due giornali svizzeri locali. Che sabato mattina hanno raccontato per filo è per segno la storia accaduta si immagina (per deduzione) venerdì. Corriere Repubblica hanno però citato la fonte, nell'incidente. Una maleducazione della quale non si immagina il perché. O meglio, lo si immagina se si ipotizza che la notizia fosse stata offerta anche ai due quotidiani. E in effetti, il Corriere linka la foto della Ferrari dall'incidente, foto che il giornale - lo si evince dalla firma alla fine del titolo - ha preso dall'Ansa/Epa (il circuito delle agenzie europee. Significa che la foto è entrata nel circuito delle agenzie, cosa che accade quando il fotografo l'ha offerta a tutti e nessuno se l'è pigliata. Bisognerebbe vedere se sui giornali svizzeri la foto c'era, per poter asserire qualcosa di sensato. Mi sa che da loro, in questo caso, ci è arrivata una lezione di stile, che i nostri giornali non hanno avuto. Pur riportando alla fine, anche se un po' nascosti, tutti i particolari importanti. Anche se poi alla fine a chi legge spesso le cronache viene in mente se, per esempio, a Marchionne è stato fatto il test del palloncino. Di solito negli articoli dei giornali che raccontano delle stragi del sabato sera, questo viene riferito. Va bene, però stavolta il fatto non è accaduto in Italia, ma in Svizzera. Forse lì le regole sono diverse.

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18 settembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


e mie radici ? Caminiti, la Rossanda e Valerio Fioravanti. Al limite, Andy Kaufman ma quello delle wrestling night, il wrestling con le donne o con gli amici. Ma sentite un po’ Gavazzoli Schettini, il finanziere etico che giustamente a proposito di Radici s’allarga, si sente a casa visto che spaccia roba che forse ma neanche Kunta Kinte:
"Più che riproporre i padri della patria che ho elencato nelle mie dichiarazioni politiche fantasticherei su un uomo nuovo per la politica italiana: James T. Kirk comandante della nave stellare Enterprise. Un uomo pragmatico e responsabile che però va dove nessuno è mai andato prima e che "osa" nell'interesse dei più e del nostro pianeta. Idea di un Partito Democratico stellare, pragmatico, fattivo e pronto a giocarsi la partita. Un partito galattico che accende i motori, scalda i cuori e parte per andare dove è giusto andare... non dove è "ovvio", ma dove è giusto".

Questo deve avere scambiato le primarie con i box Mc Laren.
Certo, Veltroni vincerà facile ma non come il più forte. Come la Ferrari, d’altronde, il mondiale costruttori. Resterà nell’albo d’oro il governo e nel cassetto, però, l’idea che sia il più bravo a guidare il BelPaese. E sarà finalmente una sentenza, per Alonso ed Hamilton come Veltroni e Franceschini, amica del valore e del merito sul campo. Dei singoli, al di là delle jacqueries sui team. Evviva. Felicitazioni. Di più. Godo.
Ah come godo, proprio io non potevo che goderne. Ora dite a Montezemolo di rimettere le mani sotto il tavolino.



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10 agosto 2007
Gli industriali e gli aiutini interessati

di Gregorj 



li industriali, questi sconosciuti. Della notizia non vi è quasi traccia nei media tradizionali e nemmeno su internet, ma tutto sembra ormai deciso: la Pininfarina, società di design automobilistico, sta per essere salvata da una crisi irreversibile dalla Regione Piemonte, alla quale saranno conferita, attraverso la sua finanziaria istituzionale FinPiemonte, tutte le attività produttive. La notizia è interessante per almeno due ordini di motivi. Perché l'azienda guidata da Andrea Pininfarina è spesso portata ad esempio di eccellenza del made in Italy: Google News è pieno di notizie riguardanti le sue joint venture con grandi aziende come la Volvo. Pininfarina è uno degli amici più stretti di Montezemolo - la collaborazione ha portato anche alla realizzazione di un modello, la Ferrari Pininfarina - e il marchese Luca è uno di quelli che lanciano strali contro il capitalismo assistito che la metà basta. E poi perché questo spiega il livello qualitativo e le capacità manageriali dei capitani d'industria italiani: Andrea è uno dei due figli di Sergio: l'altro si occupa di design, è un po' l'"artista" del gruppo, mentre lui, erede designato, è sempre stato considerato un grande manager. E i numeri non possono che dargli ragione: nel piano industriale del 2004 era previsto che l'azienda raggiungesse l'attivo entro tre anni; nel 2006 la perdita operativa della società è stata pari a 43, 5 milioni di euro, mentre quella dell'anno prima era di 8 milioni. Intanto l'esposizione verso le banche (i debiti) va alla grande: dai 274 milioni del 2005 l'anno scorso siamo arrivati a 405 milioni, senza contare i 284 di esposizione finanziaria derivata da contratti di leasing. Pininfarina a Piazza Affari ha un valore di mercato pari a 226 milioni.

REASON WHY - Ma perché la Regione si impegna nel salvataggio pubblico di un'impresa, che per di più è quotata? Perché Mercedes Bresso, presidente della Regione di area Ds, ha deciso di compiere un'azione del genere, che porterà a porre sotto controllo di un ente pubblico capannoni e fabbriche, mentre già tre dei quattro stabilimenti dell'azienda - e circa 1500 operai - sono sotto cassa integrazione (e quindi a carico dello Stato)? Forse un elemento per comprendere questo aiuto che sa tanto di Iri c'è: Sergio Pininfarina. Che è stato nominato senatore a vita - "come l'avvocato Agnelli", recita pomposamente l'articolo di Repubblica che ne dà notizia - da Ciampi nel 2005, con la seguente motivazione ufficiale: "per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale". Inutile ricordare che nel 2005 la società era già in crisi. Oggi il senatore Pininfarina è invece impegnato nel salvataggio di un'impresa ancora più grande nella Camera Alta: il governo Prodi (e si è astenuto nella votazione che ha portato alla caduta di Prodi sulla politica estera). Ecco perché non può certo ricominciare a occuparsi della sua azienda. E quindi è giusto che quindi dal governo regionale gli arrivi un aiuto. Anzi, come dicono i concorrenti dei telequiz, un aiutino.


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