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11 settembre 2007
Circoli della libertà: liber(tin)ismo senza inibizioni

di Esse Emme 


iamo cinquemila!” Risuona nelle dal Manzanarre al Reno questo attestato della Rossa di Forza Italia, la donna forte di cui tutti parlano. Su Michela Vittoria Brambilla – e visto che i giornalisti non sono più pagati a cartelle ormai solo MVB – si è già scritto molto. Pure troppo, tanto che alla fine si riesce quasi a dar credito a un immenso investimento pubblicitario su pura aria fritta. Ma anche su quanti effettivamente siano i Circoli della Libertà è stato sprecato molto inchiostro. Telefoni muti, siti internet mai aggiornati, indirizzi fantasma per le sedi dei circoli. Nella migliore delle occasioni sono vecchi club di Forza Italia riciclati, o sedi di un qualsiasi partito della Casa delle Libertà che ospita uno o più “simpatizzanti” dell'idea del partito unico di Centro-Destra.

MA CHE VOGLIONO? - Come tanti, mi sono messo a cercare, contattare, invocare qualcuno che mi spiegasse cosa succede e a cosa servissero tutti questi circoli. La mia ricerca è finita qui: “Io e tutti voi che mi seguite, e siete
tantissimi miei cari fans di ogni età, lavorando insieme raddrizzeremo questa Italia in grave difficoltà non per colpa nostra”. A dire questa frase è una giovane laureata in “Business Philosophy” (che già io non capisco come si possa fare della filosofia sull'economia) a Lugano con tanto di bacio accademico. Si chiama Federica Zarri, e ha aperto un Circolo della Libertà in provincia di Lecco. Ma ha anche un nome d’arte, piuttosto famoso: Diana Buson. Sì, perché la giovane filosofa (o economista?), oltre alle idee per un rinnovo della classe politica, ha al suo attivo anche una vasta produzione di film nella quale ha ricoperto il ruolo di protagonista. Qualche titolo? “Una moglie molto infedele”, “Dolci Peccati anali” e quello che ho scoperto essere un vero film di culto, “La nerchia e i suoi poteri”.

SDOGANIAMO IL SESSO – Nella sua biografia, conclude la gentile Zarri, segnala che “frequenta i salotti della Milano bene”,ed è “ripetutamente invitata da politici,
industriali e loro consorti”. Insomma per il bene dei suoi fans (ma le parole straniere – bisognerebbe dirlo alla signora in carriera – non portano il plurale) ha deciso di dare una nuova svolta alla sua vita, seguendo l'esempio della dinamica e infaticabile Brambilla che decise lo scorso anno di seguire la splendida idea del Presidente Berlusconi. Al momento il sito del suo circolo si apre e conclude nella dichiarazione di scendere in politica dalla parte dei due paladini delle libertà. Non c'è molto altro, ed è un peccato: ci sarebbe piaciuto sapere chi si fosse iscritto anche solo per conoscere dal vivo l'attrice. Una cosa che non si capisce, però, è perché ci sia in bella evidenza il link al sito del circolo dal sito personale “artistico”, ma non viceversa dal circolo. Che ci sia stato un lieve prurito di pudore al momento della creazione della pagina web?

FACCIAMO UN PO' COME C..O CI PARE - Ora, però, c’è da domandarsi: se io fossi un fan di una pornodiva per quale ragione chiederei alla mia musa ispiratrice di gettarsi nelle braccia della politica? E mi è venuto in mente un caso di qualche mese fa... Una candidata al parlamento belga, l'avvenente Tania Dervaux, promise rapporti orali a chiunque l'avesse votata. Più o meno nello stesso periodo la nostra pornostar ha deciso di scendere in campo. Che i suoi estimatori sperano intimamente in una promessa non dissimile?


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12 luglio 2007
Piovono soldi

di Gregorj 


Ogni anno, a luglio, Il Sole 24 Ore si mette a spulciare nei bilanci dei partiti, analizzandone entrate, uscite, debiti e contributi. Ed è divertente andare a rileggere questi dati, sia perché possono essere utilizzati maliziosamente per spiegare quanto accade nella politica italiana, e anche per porsi qualche domanda sulla sua indipendenza. Il centrodestra ci sta dentro fino al collo: ha 175 milioni di euro di debiti, in salita del 40% rispetto all'anno precedente, e per il 90% si tratta di debiti contratti da Forza Italia, che però è anche quella che ha uno dei migliori avanzi di esercizio (46,8 milioni di euro). Questo grazie quasi esclusivamente a un'entrata unica: i rimborsi elettorali. Si va dal 90% per Forza Italia fino al 53,5% della Lega. Il centrosinistra, invece, sta peggio: i debiti sono a quota 190 milioni, anche se in calo rispetto agli anni precedenti. Anche qui è il partito più forte della coalizione a essere anche il più indebitato (i Ds si prendono il 90% del totale, e sono anche la forza che ha un debito più alto rispetto al numero di elettori: 6 milioni al Senato, 28,40 euro a testa). In tutto la Quercia raggiunge un debito di 170 milioni, il più alto in assoluto ma in miglioramento rispetto a 4 anni fa; il 95% di esso resta ancora verso le banche, e a medio termine.

Molto, molto più divertente è invece analizzare il fronte delle entrate dei partiti. Che arriva
maggiormente dai rimborsi statali: 32 milioni per i Ds (77% del totale), 24,3 per la Margherita (88,8%), 12,6 per Rifondazione. E, dall'altra parte, spiccano i 34 per Forza Italia (90% del totale), e i 24 per Alleanza Nazionale (81,5%). Per quanto riguarda i privati, la Quercia ha raccolto 23,1 milioni di euro contro i 19,7 della Margherita. Tantissimi soldini sono arrivati da Autostrade, che ha staccato un assegno di 150mila euro sia per Fassino che per Rutelli (che ha incassato anche 100mila euro da mister Tod's, Diego Della Valle), e 50 mila all'Udeur. La cosa divertente è che Autostrade dei Benetton ha dato 150mila euro anche a Lega, Forza Italia, Udc e An. I contributi privati della Margherita sono comunque distribuiti per ben 60 donatori, contro i 12 dei Ds. Più variegati i grandi contribuenti del Polo: chi ha raccattato più soldi di tutti: 6 milioni di euro, non è Forza Italia ma l'Udc. La famiglia Caltagirone ha allungato al quasi genero (Casini convive da anni con Azzurra, figlia dell'imprenditore) la bella cifretta di 800 mila euro. Forza Italia è arrivata a 3,6 milioni, spalmati tra 170 contributori, ma del partito del premier spicca anche l'attività di finanziamento agli altri partiti: ha dato 273mila euro ad Azione Sociale della Mussolini, e 135mila alla Dc. La Lega si è presa 3 milioni di euro, quasi tutti da piccole imprese del Nord.

Alla fin fine, da questo mare di denaro - tutto legalmente donato, sia chiaro - che non tiene
nemmeno conto (e come potrebbe?) di prestanome, società civetta e cose del genere, si capiscono due cose. La prima: la politica italiana si lega sempre più all'imprenditoria, specialmente a quella che per campare ha bisogno di un rapporto positivo con lo Stato: le Autostrade e le concessioni, Caltagirone e gli appalti pubblici, eccetera eccetera. La seconda: la politica italiana si lega sempre di più alle banche. L'"abbiamo una banca" urlato con letizia da Fassino nell'orecchio di Consorte sembra una pia illusione: semmai, per tanto tempo, più che altro sarà il contrario. E così rimarrà fin quando la legge sul finanziamento dei partiti non costringerà - come sarebbe giusto, in un'ottica di trasparenza della vita pubblica - ad indicare quali sono i maggiori creditori degli stessi, e per quali cifre. Va molto di moda, ultimamente, lamentarsi dei costi della politica, spesso in maniera un po' demagogica. Molto più interessante, invece, sarebbe andare a vedere i debiti, della politica. Così si spiegherebbero molti di quei meccanismi che assomigliano a "misteri avvolti a un enigma".

Fonte: Il Sole 24 Ore del 4-5 luglio


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