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5 dicembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 



Veltroni spettinato. Lo vogliamo, così. Veltroni fuori dagli schemi. Veltroni disingessato. Veltroni realmente moderno. Altro da sé. Veltroni rilassato. Moderno, senza riga, moderno, fuori di sé, dal personaggio solito. Senza occhiali e senza Bettini, davvero senza passato per un presente imprevisto, senza confini. Scapestrato. Goliarda. Rilassato (e aridaie). Scapigliato. In una parola sola. Spettinato, con i due peletti due sulla fronte non è più lui, no. Non è più l’ambiguo piacione che temi, di cui diffidi, che finge forse, hai visto mai che simuli. No, questo Veltroni scamiciato e senza gesso non è nulla di tutto il cattivo ragazzo del pensiero debole di cui abbiamo imparato a diffidare. E’ diverso, realmente buono, affidabile. Tenero. Senza occhiali e pettine, è realmente un altro. Sembra sputato Pisellino.



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2 novembre 2007
Il giorno dei morti - 2

di Gregorj 


' tipico dei governi in grande difficoltà - o di quelli furbissimi - varare provvedimenti sfruttando l'onda emotiva dei cittadini. E così accade che una parte di quel pacchetto sicurezza che non sembrava urgentissimo il giorno prima  - tanto che ne era stato fatto un disegno di legge, e non un decreto - lo diventa nel giro di 24 ore. Tutto questo perché Walter Veltroni e la parte "istituzionale" del centrosinistra hanno bisogno di visibilità. Hanno bisogno di ricominciare a parlare a quella parte dell'elettorato - l'ala moderata - che sembra averlo abbandonato. Hanno bisogno d'affetto, insomma. Come se decidere di rendere più facili le espulsioni dei cittadini comunitari per motivi di pubblica sicurezza da parte dei prefetti fosse l'asso nella manica, la dimostrazione che il governo tutto d'un tratto ha reimparato a decidere. Soprattutto quando sono in pericolo i suoi cittadini, per colpa di un fenomeno, l'immigrazione, che le istituzioni, in ogni caso, non hanno fatto molto per capire. E dopo questo, cosa verrà? Adesso che l'esecutivo ha fatto suo decisionismo e rupture di sarkoziana memoria, cosa cambierà nella testa dei cittadini?

RIMBALZELLA - Nulla. Proprio nulla. Perché se è vero - come è vero - che gli italiani oggi immaginano (gli statistici dicono "percepiscono") di vivere nelle loro città come nella jungla, è anche vero che l'intervento del governo apparirà tardivo all'opinione pubblica. Si dirà che questo è un segnale dell'influenza del Partito Democratico sulla politica italiana (Repubblica lo dirà magari riciclando l'editoriale di un paio di giorni fa a firma Massimo Giannini). Ma l'opposizione avrà buon gioco nel far notare che soltanto 48 ore prima di oggi quello stesso governo aveva deciso di far discutere quelle norme al Parlamento. Invece, alla fine di una giornata in cui Veltroni ha fatto sapere di essersi fatto sentire il più possibile, con una conferenza stampa gelida di sottintesi, è arrivato l'ok di tutta la maggioranza, giusto in tempo per dare l'annuncio ai Tg della sera. Una regia perfetta, non c'è che dire: dal punto di vista comunicativo, la sinistra ha dimostrato di aver imparato la lezione dell'avversario.

LA NUOVA STAGIONE? - Dal punto di vista politico, invece, questa mossa rappresenta una sconfitta. L'ennesima. Perché quando una parte politica decide di utilizzare metodi e modi di quella che storicamente dovrebbe essere la sua controparte, implicitamente rinuncia alla sua identità. Se io fossi un tipo che crede troppo agli ideali, direi proprio che rinuncia ai propri ideali. Così facendo, cede il fianco all'avversario, visto che facendo quello che avrebbe fatto l'altro, riconosce implicitamente che quello avesse ragione. E questo non sarebbe di per sé un danno (specialmente se la ragione ce l'avesse). Se non fosse che in questo modo dimostra anche di non essere in grado di portare una soluzione credibile alla tesi dell'altro. La sconfitta più grande che la Sinistra (come la Destra) è costretta a patire, è quella che passa per l'incapacità di proporre un'alternativa a quello che dice l'altro. Non è solo una questione di mancanza di creatività. E' anche la rassegnazione al mondo: il dire, neanche tanto sottovoce, che alla fine le cose vanno così, e che affannarsi troppo per tentare di cambiarle - ovvero: riformarle - è quasi inutile. E' una resa. Una politica che serve è quella che riesce, pragmaticamente, a perseguire i propri obiettivi - tra i quali è legittimo che ci sia anche il consenso - con efficacia ed efficienza. Una politica che affascina è quella che fa l'impresa di inventare soluzioni nuove e funzionale per garantire benessere ai suoi cittadini. Questa, di politica, non ha né l'una né l'altra caratteristica.

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Off topic ed ex post: La vicenda della censura del nostro post da parte di Kilombo si è chiusa. Il post è tornato visibile, come giustamente doveva essere, per opera di un altro redattore che ringraziamo. Il blogger che lo aveva oscurato si è ben guardato dall'oscurarlo di nuovo. In più, Tisbe ci ha dedicato un post e Swampthing ha addirittura pubblicato un crosspost che rimandava al nostro. Per la proprietà transitiva, anche quello di Swa - che era totalmente dedicato al nostro - avrebbe dovuto essere oscurato. Non è stato fatto, e quindi da questo traete le vostre conseguenze.

E pensare che il ragazzo, in una mail inviataci, ci scrisse: "A voi vi lascia indifferente la questione sull'identità del vostro aggregatore? bene. Per noi invce non lo è. Quindi noi della redazione decideremo di conseguenza". Appunto, viene da dire. Si è agito di conseguenza, e il post è tornato lì. Zitto, muto e a catena. Forse, se avesse rimesso a posto tutto dopo la nostra prima, gentile richiesta, si sarebbe risparmiato tutto ciò. E cioé che a dargli torto fosse la quasi totalità di tutti quelli che sono venuti a conoscenza della storia. Con questo, speriamo si capisca che il signorino è "unfit", tanto per citare l'Economist - altro pericoloso covo di forzitalioti come il blog di Calvin - al ruolo che ricopre. Un bacio quindi al blogger redattore così smentito (e autosmentitosi, visto che non ha tolto il post nuovamente), e alla "spia" - nome in codice: Vermilinguo - che gli ha fornito l'abbocco facendogli rimediare la figura di merda. Vermilinguo, avremmo voluto scrivere anche qualcosa su di te. Poi abbiamo capito che ciò avrebbe costituito accanimento terapeutico. E questo non sarebbe stato carino.

Gregorj
direttore (ir)responsabile di Giornalettismo Militante




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18 ottobre 2007
Cordoglio e Pregiudizio

di Cagnaccio 


È una verità universalmente riconosciuta che un buon partito in possesso di una vasta fortuna debba essere alla ricerca di un leader

on è abitudine di Giornalettismo recensire film, ma vista l’elezione per acclamazione bulgara del candidato quasi-unico, nonché dottò in cinematografia e figu, ecco prontamente che si zompa sul calesse del vincitore designato (dalla volontà popolare, per carità) e ossequiosamente ci si adegua con piglio fantozzesco alle inclinazioni del nuovo supermega Segretario di tutti.



Un cast stellare di soliti noti come nemmeno nei panettoni natalizi dei Vanzina, per un kolossal in costume e mascherina: un grande affresco sulla vita del Primo e Secondo Stato ai tempi dell’Ancien Regime fa da sfondo alla struggente storia d’amore fra un leader e il suo buon partito, che dovrà superare gli ostacoli posti da pregiudizi, convenzioni e elezioni dell’epoca. La storia narra delle vicissitudini di un giovane Uolter alle prese con figu e vhs, e della sua educazione sentimentale attraverso i passaggi dal giacobinismo puberale al topexan socialdemocratico fino all’approdo finale alla maturità democris... democratica. Figura centrale nella storia è quella della levatrice Romano Prodi che sarà anche galeotto poiché farà incontrare Uolter col suo bel partito, favorendolo sulle altre decine di pretendenti.
Solo sullo sfondo rimarranno i venti minacciosi e gli sconvolgimenti che insanguineranno il continente, perché l’amore è la sola via di salvezza per questo secolo martoriato, perciò volemose bbene e andiamo di più al cinema per sognare tutti insieme come in una grande famiglia. Alla fine del film l’immancabile brindisi alla sconfitta dell’antipolitica.

Interpreti: Uolter Ueltroni, Romano Prodi, Ciccio Rutelli, Massimo D’Alema, Rosy Bindi, Artù Parisi, Enrico Letta, Pierluigi Bersani, Piero Fassino, Antonio Di Pietro, Clemente Mastella, Anna Finocchiaro, Pecoraro Scanio, vari ed eventuali (Gawronski?).
Per la prima (e forse ultima) volta sul grande schermo Mario Adinolfi
Regia: AAVV, ma l’importante è che ciascuno sia regista di se stesso.

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