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11 settembre 2007
Proprio come Mazzini

di Gregorj 


sattamente come Giuseppe Mazzini. Stefano Ricucci lo ha annunciato ai 4 venti, proprio come quando diceva di avere in mano il patto di Rcs: vende tutto e se ne va a vivere a Londra. Dove si ricostruirà una vita, ovviamente facendo lo stesso mestiere. No, non l'odontotecnico: l'immobiliarista. L'annuncio, accolto con tripudio dai dentisti italiani, lo ha dato in una lunga, lunghissima intervista al Sole 24 Ore, nella quale ha confessato che il suo errore più grande – oltre a qualche “sbaglio” o leggerezza nei rapporti con il fisco – è stato “l’aver cercato di entrare a far parte del salotto buono senza essere invitato”: per questo "qualcuno gliel’ha fatta pagare". Con "qualcuno" intendendo i cosiddetti poteri forti, riuniti attorno al grappolo degli azionisti della Rizzoli Corriere della Sera e - anche - del Sole 24 Ore, giornale che è sempre stato in prima linea nelle inchieste giornalistiche su come avevano accumulato le loro ricchezze Ricucci e i "furbetti del quartierino". Tanto che il quotidiano arancione si è beccato sempre dal Ricucci una querela con richiesta di risarcimento danni pari a 120 milioni di euro.

ESTABLISHMENT? - Un po' incoerente, adesso, andare a concedere interviste proprio alla creatura di De Bortoli, che tanti danni gli avrebbe causato. Scoprendo, tra l'altro, anche la storiella che si celava dietro la laurea da lui conseguita in economia alla prestigiosa Clayton University. Ovvero, che trattavasi di Ateneo che faceva lezione ed esami on line, che si consegnavano via mail, e rilasciava
attestati senza alcun valore legale in Italia avendo rette che arrivavano a 7640 euro l'anno. Ma non bisogna essere troppo cattivi. Anche perché molte ragioni l'ex marito di Anna Falchi ce le ha: pur non essendo l'unico e il solo protagonista dell'estate delle scalate a Bnl e Antonveneta, è quello che - a parte Coppola - ha pagato di più. Non solo nella carcerazione, ma anche nelle sanzioni sui patrimoni. Non sempre giustificati, come ha fatto notare la Cassazione annullando il sequestro del Gip di Milano (la Forleo) dei 100 milioni di liquidità a garanzia dell’investimento in Antonveneta.

RICUCCI COME MAZZINI - Ma si vede che studiare i primi
fascicoli di “English for You” gli avrà sortito l’effetto di mettere la testa a posto. E quindi le malelingue che facevano notare che cambiare paese era necessario per evitare - nel caso di condanna per bancarotta nell’ambito del fallimento della Magiste International - l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale per anni numero due, sono servite. Nossignori, Ricucci ha semplicemente preso esempio da Giuseppe Mazzini, che proprio nella City andò in esilio, pur continuando a dirigere dalle rive del Tamigi la sua Giovane Italia, organizzazione politica rivolta a educare il popolo agli ideali della libertà. E... no, non quella provvisoria. Alla quale stavate pensando voi, maligni che non siete altro.

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12 luglio 2007
Piovono soldi

di Gregorj 


Ogni anno, a luglio, Il Sole 24 Ore si mette a spulciare nei bilanci dei partiti, analizzandone entrate, uscite, debiti e contributi. Ed è divertente andare a rileggere questi dati, sia perché possono essere utilizzati maliziosamente per spiegare quanto accade nella politica italiana, e anche per porsi qualche domanda sulla sua indipendenza. Il centrodestra ci sta dentro fino al collo: ha 175 milioni di euro di debiti, in salita del 40% rispetto all'anno precedente, e per il 90% si tratta di debiti contratti da Forza Italia, che però è anche quella che ha uno dei migliori avanzi di esercizio (46,8 milioni di euro). Questo grazie quasi esclusivamente a un'entrata unica: i rimborsi elettorali. Si va dal 90% per Forza Italia fino al 53,5% della Lega. Il centrosinistra, invece, sta peggio: i debiti sono a quota 190 milioni, anche se in calo rispetto agli anni precedenti. Anche qui è il partito più forte della coalizione a essere anche il più indebitato (i Ds si prendono il 90% del totale, e sono anche la forza che ha un debito più alto rispetto al numero di elettori: 6 milioni al Senato, 28,40 euro a testa). In tutto la Quercia raggiunge un debito di 170 milioni, il più alto in assoluto ma in miglioramento rispetto a 4 anni fa; il 95% di esso resta ancora verso le banche, e a medio termine.

Molto, molto più divertente è invece analizzare il fronte delle entrate dei partiti. Che arriva
maggiormente dai rimborsi statali: 32 milioni per i Ds (77% del totale), 24,3 per la Margherita (88,8%), 12,6 per Rifondazione. E, dall'altra parte, spiccano i 34 per Forza Italia (90% del totale), e i 24 per Alleanza Nazionale (81,5%). Per quanto riguarda i privati, la Quercia ha raccolto 23,1 milioni di euro contro i 19,7 della Margherita. Tantissimi soldini sono arrivati da Autostrade, che ha staccato un assegno di 150mila euro sia per Fassino che per Rutelli (che ha incassato anche 100mila euro da mister Tod's, Diego Della Valle), e 50 mila all'Udeur. La cosa divertente è che Autostrade dei Benetton ha dato 150mila euro anche a Lega, Forza Italia, Udc e An. I contributi privati della Margherita sono comunque distribuiti per ben 60 donatori, contro i 12 dei Ds. Più variegati i grandi contribuenti del Polo: chi ha raccattato più soldi di tutti: 6 milioni di euro, non è Forza Italia ma l'Udc. La famiglia Caltagirone ha allungato al quasi genero (Casini convive da anni con Azzurra, figlia dell'imprenditore) la bella cifretta di 800 mila euro. Forza Italia è arrivata a 3,6 milioni, spalmati tra 170 contributori, ma del partito del premier spicca anche l'attività di finanziamento agli altri partiti: ha dato 273mila euro ad Azione Sociale della Mussolini, e 135mila alla Dc. La Lega si è presa 3 milioni di euro, quasi tutti da piccole imprese del Nord.

Alla fin fine, da questo mare di denaro - tutto legalmente donato, sia chiaro - che non tiene
nemmeno conto (e come potrebbe?) di prestanome, società civetta e cose del genere, si capiscono due cose. La prima: la politica italiana si lega sempre più all'imprenditoria, specialmente a quella che per campare ha bisogno di un rapporto positivo con lo Stato: le Autostrade e le concessioni, Caltagirone e gli appalti pubblici, eccetera eccetera. La seconda: la politica italiana si lega sempre di più alle banche. L'"abbiamo una banca" urlato con letizia da Fassino nell'orecchio di Consorte sembra una pia illusione: semmai, per tanto tempo, più che altro sarà il contrario. E così rimarrà fin quando la legge sul finanziamento dei partiti non costringerà - come sarebbe giusto, in un'ottica di trasparenza della vita pubblica - ad indicare quali sono i maggiori creditori degli stessi, e per quali cifre. Va molto di moda, ultimamente, lamentarsi dei costi della politica, spesso in maniera un po' demagogica. Molto più interessante, invece, sarebbe andare a vedere i debiti, della politica. Così si spiegherebbero molti di quei meccanismi che assomigliano a "misteri avvolti a un enigma".

Fonte: Il Sole 24 Ore del 4-5 luglio


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