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26 maggio 2007
STORIA DI UN PRETINO DI CAMPAGNA

di Gregorj 


di Gregorj e AG

Essendo una categoria giuridicamente (e anche in altri modi) protetta, i preti raramente pagano per i propri errori. Anche quando questi sono molto evidenti, come nel caso di Monsignor Paul Marcinkus, il quale fu "
dal 1971 al 1989 presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (Ior), la banca del Vaticano: senza sportelli ma dal grande potere finanziario, ramificata anche e soprattutto nel settore privato". Dopo quella data, Papa Giovanni Paolo II - quello di Pinochet - lo tenne per 7 anni in Vaticano, prima di mandarlo a fare l'umile parroco a Sun City e a Chicago. Ecco perché uno degli uomini più potenti della Chiesa è finito a fare il pretino di campagna.
Il Banco Ambrosiano era un istituto di credito diretto da Roberto Calvi. L'espressione di una finanza sì cattolica, ma anche piuttosto aggressiva sul fronte degli spostamenti di liquidi: aggiotaggi, esportazioni di capitali all'estero, e tante altre piccole spericolatezze moleste che causeranno un buco finanziario di 1200
miliardi delle allora (era il 1982) lire. Il Banco era strettamente legato allo Ior, tanto che l'istituto di credito vaticano pagò, senza mai ammettere esplicitamente le proprie responsabilità, 250 milioni di dollari ai creditori (dell'Ambrosiano, ovviamente). Calvi finì impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, un chiaro richiamo alla massoneria. E non dobbiamo far finta che i cappuccini non c'entrino nulla con questa storia, perché si sa che gli errori dell'ex presidente del Banco vennero sicuramente perseguiti con particolare attenzione perché dall'altra parte la cosiddetta "finanza laica" predicò e aiutò chi di dovere. Fatto sta che Monsignor Marcinkus non poté mai essere processato dalla giustizia italiana, proprio perché cittadino vaticano. Fu colpito da mandato di cattura, e il motivo andrebbe scolpito nelle piazze: pur avendo formalmente poteri assoluti, Calvi non era autorizzato a fare operazioni al di sopra dei 10 milioni di dollari; i denari del Banco finivano in Sud e Centro America, per sostenerne - è dimostrato e rassegnatevi - i regimi, tra cui quello del Nicaragua (un certo Somoza vi dice niente?). I soldi si muovevano attraverso lettere di garanzia (patronage) dello Ior, e le operazioni sono state tutte gestite direttamente e sottoscritte ufficialmente da Marcinkus (anche qui c'è la firma, carta canta e villan dorme: rassegnatevi). Tutte queste cose Roberto Calvi, unico caso della storia di impiegato di una banca arrivato ad essere presidente della stessa - lo scrivo per mio padre, che era anche lui bancario: papà, perché non ce l'hai fatta anche tu? Mi hai deluso, lo sai? - le sapeva più che bene. Come le sapeva anche Michele Sindona, faccendiere che ha fondato quasi 2mila società finanziarie, e anche una banca privata che faceva concorrenza a Mediobanca (vedete come i massoni ritornano sempre in questa storia?). Come detto, Calvi finì impiccato. Suicidato, probabilmente. A Sindona andò peggio: fu condannato per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore delle sue banche, e per bancarotta. Dopo due giorni di carcere prese un caffé corretto al cianuro, perché in quegli ambienti le cose o si fanno perbene, o non si fanno. Ricapitolando: Ambrosoli assassinato, Sindona e Calvi suicidati. Solo Marcinkus è rimasto in vita. Sembra di aver giocato ai "Dieci piccoli indiani".
Eppure, anche in questa storia (come in quella dei preti pedofili) c'era un filmato che non doveva essere visto, anzi addirittura un film: "I banchieri di Dio" del 2002 di Giuseppe Ferrara, dedicato allo scandalo. La pellicola parlava
anche di quel Monsignore contro il quale la magistratura italiana spiccò nel 1987 un mandato di cattura, successivamente non convalidato dalla Corte di Cassazione in base all'art. 11 del Trattato lateranense del 1929, per il quale lo Stato italiano non puo' esercitare la propria sovranita' sugli 'enti centrali' della Chiesa, compreso lo Ior. Quando stava per essere distribuito, nell'aprile 2002 Flavio Carboni, indimenticato interprete dei fasti della P2, presentò una richiesta di sequestro preventivo del film. Il 10 maggio il Tribunale civile di Roma lo dissequestrò, ma intanto oramai era chiaro il messaggio. L'anno scorso è morta la vedova di Calvi, che fino all'ultimo aveva combattutto per aver la verità sulla morte del marito, rendendo pure pubblica la lettera scritta da Calvi a papa Giovanni Paolo II qualche giorno prima di morire in cui accusava Marcinkus e gli altri vertici dello IOR. Scherzi del destino, è morto quasi contemporaneamente anche Monsignor Marcinkus. Chissà cosa avrà pensato nel vedere i frutti di tanti anni di suo "onesto" lavoro sparire nelle cause per abusi sessuali contro le Diocesi americane. E chissà che lungo, ritmato, liberatorio sospiro di sollievo avrà fatto qualcuno Oltretevere, quando ha appreso la notizia della dipartita di un umile pretino di campagna. 

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permalink | inviato da il 26/5/2007 alle 9:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (55) | Versione per la stampa

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