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19 aprile 2006
Golpe di Scena!!!

di Gregorj 




II ricorso non è andato a buon fine, e il riconteggio ha tradito le aspettative forzitaliote. Ecco quindi che scatta il  Piano B. di Rinascita Democratica, atto a far sì che il paese aderisca, volente o più che volente, al vero risultato delle elezioni.

28 aprile ore 00.00: prima che si riuniscano le Camere, comincia il Golpe (per i giornalisti: dire: "Piano B. di Rinascita Democratica"). Attacco al cuore del sistema: un manipolo di coraggiosi sale al Quirinale e convince Ciampi ad abdicare. Gifuni protesta e viene suicidato da Calderoli a forza di interpretazioni della legge elettorale.

28 aprile ore 2:00: due carri armati partono dal ministero della Difesa e salgono al Colle. Sono costretti a deviare perché i vigili pretendono il rispetto della Zona a Traffico Limitato. Si ritrovano a S. Maria Maggiore, nel quartiere cinese, dove vengono aggrediti da una fitta sassaiola a base di involtini primavera. Disperati, riparano a Termini e, da lì, sulla Nomentana.

28 aprile ore 04.00: Fede, Liguori, Mentana, Giordano, Rossella, Vigorelli e Mazza irrompono con fare lupesco a Saxa Rubra, sede della Rai. Interrompono le trasmissioni e mettono Cossiga su una seggiola in uno studio televisivo spoglio. L’ex presidente della Repubblica intrattiene per due ore gli italiani a rete unificate sui motivi del suo sì da senatore a vita al governo Prodi. Poi si ferma, beve un bicchier d’acqua e per altre due ore spiega i motivi del suo no. Per evitare spiacevoli ingerenze della magistratura, il ministro della Giustizia Castelli avoca a sé ogni funzione dei giudici e dei pm. Felicissimi i giudici stessi, compresi quelli di pace che immediatamente inviano al Guardasigilli anche le liti condominiali. I due carri armati vengono avvistati sul raccordo anulare che fanno le gare di velocità con le moto.

28 aprile ore 06.00: Berlusconi sale al Colle. Siccome ha dimenticato nella fretta le scarpe col tacco, non ci arriva lo stesso. Bonaiuti gli fa la scaletta con le mani e Silvio si siede sul trono e si autoproclama Presidente a vita della Repubblica. Le agenzie battono la prima dichiarazione di D’Alema: “Tu Presidente? Ma manco per il cavolo. A meno che io non possa fare il vice!”. Intanto Cossiga, sempre in tv, non vuole fermarsi e sta per cominciare a spiegare agli italiani il perché del suo no alla linea della trattativa con i brigatisti sul sequestro Moro. Quando si rendono conto che subito dopo Cossiga ha intenzione di spiegare anche i motivi del suo sì, i collaboratori lo prendono e gli consigliano una passeggiata. Cossiga dapprima ci sta, ma quando vede gli infermieri e la camicia di forza si dà alla macchia nel parco vicino. Quelli manco lo inseguono e sciolgono direttamente i cani.

28 aprile ore 08.00: avvistati i due carri armati mentre sbagliano casello e prendono la Salerno-Reggio Calabria. Subito dopo, si interrompono le comunicazioni. Lunardi si dice certo che si fermeranno prima di attraversare il ponte sullo Stretto di Messina. A chi gli chiede perché, risponde: “Non lo so, è un’impressione...”. Primi decreti-legge del nuovo presidente a vita della Repubblica: “Da oggi tutti quelli che hanno meno di 13 anni, HANNO 13 ANNI!” (grazie, Woody!!!). Berlusconi appare agli italiani ancora assonnati che fanno la prima colazione. Un bambino al papà: “Babbo, babbo, anch’io stanotte ho sognato che arrivava Berlusconi su un cavallo alato e mi portava via. Tutto”.

28 aprile ore 10:00: Berlusconi allo specchio: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è il presidente a vita più bello del reame?”. Lo specchio: “Tu, Silvio”. Berlusconi: “Grazie, specchio. Ti nomino ministro degli esteri”. Ma intanto qualcosa va storto: il regnante chiama qualcuno per farsi portare un caffè ma scopre con orrore che, vista la legge sul precariato, proprio quel giorno sono stati tutti licenziati dopo i 6 mesi di contratto. Scende in garage per prendere la limousine ma, visto che la tassa sulla successione è stata abolita, il figlio ha provveduto ad intestarsi anche ogni minimo centesimo. Vorrebbe denunciarlo ma il duro braccio della legge è fermo, perché Castelli, impazzito, è stato trasferito in un manicomio. O meglio, lo sarebbe stato se sulla Salerno-Reggio Calabria non ci fosse un ingorgo dovuto ad alcuni tank impazziti. Torna dentro e chiede aiuto allo specchio, ma quello è troppo preso a falsificare documenti per rendere plausibile una guerra in Liechtenstein, e così, pazzo e solo, scende in strada farneticando. Un passante, che non lo riconosce senza scarpe con il tacco, lo ficca sotto con la macchina. Berlusconi perde il trucco e capisce che così è impresentabile. Ordina la ritirata.

28 aprile ore 12.00: il Golpe è fallito, Berlusconi è in fuga verso la Svizzera. Popolo in tripudio. Prodi dice che Berlusconi dovrà pagare il fìo delle sue malefatte. Per D’Alema ci vuole la galera. Gli italiani d’accordo: “Per D’Alema ci vuole proprio la galera!”


GV & Loska





permalink | inviato da il 19/4/2006 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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