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30 dicembre 2006
SADDAM HUSSEIN: DELITTO E CASTIGO

di Loska 


di Loska

Io ero contraria all'assassinio di Saddam Hussein. In primo luogo perchè aborro la pena di morte. In ogni caso, per ogni motivo, reputo assolutamente invicile che alcuni uomini debbano potersi elevare talmente tanto, rispetto agli altri, da arrogarsi il diritto di porre fine alla vita di qualcuno. Anzi, per me la pena di morte è una delle barbarie che ancora, imperterrita, flagella l'umanità, anche quella cosidetta evoluta, o democraticamente "quasi perfetta". Ma nessuna democrazia è tale se per sopravvivere si basa su un assunto così antidemocratico come la possibilità per l'uomo di uccidere il suo simile con un atto di legge. Anche perchè, si è visto, si sa, che quando l'uomo pretende di assumere ogni potere su se stesso, spesso impazzisce a discapito degli altri uomini. Ma certe aberrazioni politiche, come le dittature dello stesso Saddam o di Augusto Pinochet, si sono basate appunto su una sola ed unica caratteristica: l'uomo, il dittatore, che può tutto, che si arroga ogni diritto, addirittura quello di decidere sulla vita del suo popolo o di altri popoli. Se questi effetti perversi della Storia (perchè non sono certo un cancro di oggi) sono dovuti a queste discrepanze della democrazia, mi sembra ridicolo che ci sia ancora qualcuno che difende l'istituto della pena di morte e poi magari alza l'indice contro la dittatura. I diritti umani sono calpestati in ogni caso, posto che non ci siano diritti umani di serie A e di serie B. Permettendo che ancora, oggi, vi sia nel mondo chi decide di porre fine all'altrui vita, tout court si avalla la mentalità della dittatura. Non c'è legge che tenga, non c'è se, non c'è ma. Anche quelle di Saddam erano leggi. Aberranti, ma leggi. Anche quelle cinesi sono leggi. Anche quelle di Pinochet erano leggi. Anche i Tutsi erano uccisi per legge.

Ma, a parte questa premessa che è d'obbligo, anche dal punto di vista politico, per me, Saddam doveva vivere. Doveva vivere appunto perchè si è macchiato di crimini contro l'umanità. E all'umanità doveva rispondere. In una nuova Norimberga, l'ex Raìs avrebbe dovuto parlare, spiegare, raccontare, confessare: senza paraventi religiosi, senza potersi immolare come vittima di una guerra di religione che non c'è, a parte per il Dio Denaro. Saddam Hussein avrebbe dovuto parlare davanti al mondo, e raccontare tutto: soprattutto quello che il mondo non sa, o che comunque non è stato mai provato (né mai lo sarà, da oggi e per sempre). Saddam Hussein avrebbe dovuto trascinare con sè anche gli altri melanomi di questa democrazia mondiale malata che sfrutta i dittatori, li toglie, li rimette, li fa spodestare in virtù degli interessi di pochi, ma sulla pelle di molti. Per questo Saddam Hussein è stato ucciso: non per rispettare le leggi irachene, non perchè doveva pagare. Perchè doveva tacere. E non venite a dirmi "Tanto lo sappiamo tutti". Il fatto che tutti lo sappiano è ancora più tragico: tutti sappiamo, tutti conosciamo, eppure niente cambia. E per un dittatore che muore, ne sono già nati altri mille.





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29 dicembre 2006
SUICIDE GIRLS: ANTICONFORMISMO DI SISTEMA

di Dinophis 


di Dinophis

Sei stanca di fare la punkabbestia per le strade, raccogliendo pomodori marci per cena dai cassonetti dei mercati ortofrutticoli? Stufa di essere riconosciuta per strada soltanto dagli occhi languidi dei tre randagi che ti seguono infaticabili per le vie del centro, ammiccando ai passanti per qualche centesimo? Senti l’esigenza di affermare nel mondo la tua personalità alternativa, anziché vederla sfiorata dall’intolleranza dei viandanti, inconsapevoli del tesoro che si nasconde tra gli stracci a pochi passi dalle loro suole? Bene, è il tuo momento. Torna fiduciosa a casa, dove ti attenderà qualche doccia; un PC ed una macchina digitale non ti verranno negati dai genitori in lacrime per il tuo rientro; un ritocco psichedelico alla tua frangetta e sei pronta. La matrona Missy Suicide ti attende a braccia aperte, nel moderno lupanare fotografico delle Suicide Girls. Nato qualche anno fa, il movimento – perché oggi anche una community sullo Yu-Gi-Oh diviene, nella fantalogica di internet, un movimento – è diventato una vera e propria icona culturale, tra la benedizione di Chuck Palahniuk, le presunte censure dell’amministrazione Bush e dell’FBI, la consacrazione televisiva di CSI ed ancora un libro ed un film. Missy Suicide, fotografa americana, ha arruolato ragazze dai 18 ai 30 anni dall’aspetto alternativo, con lo scopo di realizzarne le antagoniste delle icone sexy di Playboy. Così nasce il sito delle Suicide Girls (www.suicidegirls.com), in cui non si capisce bene perché fioriscano sezioni su attualità, cultura, politica, quando l’attrazione principale sono le foto di ragazze da tutto il mondo che sfoggiano la loro nudità tra piercing, tatuaggi, tinte shocking, consacrandosi all’alternative pornography. Il sito è a pagamento, ovviamente, il look tra il punk, lo psichedelico ed il manga ammicca a generazioni dai 15 ai 60 anni. Oltre alla guerra alle bellezze patinate, la Suicide Girl si dichiara femminista, a modo suo. Diverse le rappresentanti italiane, da registrare tra le altre la presenza di Miss Violetta Beauregarde - per i bloggers heidi666 - e Tying Tiffany. La prima ha dato da poco alla luce un libro, seppure nella discutibile collana ScrittoMisto della RGB Media, e compare questo mese sulla copertina di Mucchio Selvaggio per la propria attività musicale. La seconda può vantare una tournée degna, per numero di date, di un’acclamata rockstar internazionale.
Nel frattempo, per ritiro, squalifica, superamento dei limiti d’età, numerose sono le ex che decidono di confessarsi sul sito Livejournal, chi scandalizzata per denunciare la comparsa della madrina di tutte le SG a fianco dell’abominevole Paris Hilton, chi  preoccupata per rivelare che la prevalenza di quelle ragazze, simbolo dell’imperfezione, soffre di disordini alimentari. Non c’è che dire, la vista è appagata, ma la filosofia disattesa e le parole spese da Palahniuk “Somebody has made a name that's not just monetary but a cultural icon.” smentite dai fatti. Playboy, infatti, ha stretto un accordo con le SG, tanto da dedicar loro uno spazio, l’autocoscienza sessuale di queste femministe d’inizio millennio lascia alquanto desiderare e qualche bestemmia nelle referenze incrociate delle stelline alternative fa il resto, quanto a cultura. Perciò, cara punkabbestia, torna al calduccio, goditi il capodanno senza ribellioni al Sistema e prepara il tuo fotoset.
Che il Sistema, il business l’ha trovato anche per te.






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28 dicembre 2006
DEI DELITTI E DELLE PENE DI SADDAM

di Gregorj 


di Gregorj

Per principio, sono contrario alla pena di morte. Ritengo che sia un istituto giuridico desueto e inutile, assolutamente inadeguato a prevenire i reati (oltre che, ovviamente, al recupero del reo). Ma nel caso di Saddam Hussein è dura non essere d'accordo con la pena capitale. Comprendo in primo luogo i motivi "politici": tenersi in galera a vita un ex dittatore è sempre un problema per una "democrazia" (anche se applicata all'Iraq la parola fa abbastanza ridere), specialmente per una con contrasti così duri, che rendono la situazione abbastanza traballante. Senza contare che il "reo", da quando è finito in galera, non perde occasione per accreditarsi a martire di Allah. Questo è sospetto tanto almeno quanto furbetto, visto che prima della sua caduta Saddam raramente aveva fatto appello alla religione nei suoi proclami, se non nei momenti di crisi come durante la guerra del Golfo: tanto che i baathisti venivano definiti "secolarizzati", e per questo migliori degli ayatollah iraniani. Oggi che ha compreso le ragioni geostrategiche del fondamentalismo, dalla cella continua a cavalcarle impunemente, per collegarsi ai gruppi islamici e cercare di diventarne la guida: tenerlo in vita in una situazione del genere è più pericoloso che farne un martire.
Poi c'è una ragione più "machiavellica", che provo a spiegare. Saddam Hussein si è trovato nell'invidiabile posizione di detenere un potere assoluto. E noi sappiamo, perché ce lo ripete spesso lo zio di Peter Parker, che "da un grande potere derivano grandi responsabilità". Nello specifico, ci sono stati "dittatori" che hanno cercato un punto di equilibrio tra il loro ruolo e i loro doveri: Cesare, ad esempio, per come ce lo raccontano le fonti. Saddam ha sfruttato la propria posizione con furbizia animalesca, dalla fine della seconda guerra del Golfo senza alcuna strategia politica se non quella di durare il più possibile. Come un Andreotti qualsiasi. Autorevoli giuristi come Sabino Cassese hanno spiegato perché la pena è contraddittoria, poco fondata giuridicamente e attaccabile da molti punti di vista. Tutto vero, per carità. Ma quando uno ha la "fortuna" (nel senso di Machiavelli) di avere in mano le sorti di una Nazione, sfruttarla soltanto per soddisfare i complessi di superiorità e il proprio tornaconto personale  -come fece in parte anche Mussolini, i cui parenti (anche acquisiti) diventarono milionari - è il delitto più squallido che possa esistere. E questo mi pare una colpa sufficiente per la pena di morte. Certo, rimane il fatto che Pinochet e tanti altri non hanno pagato. Ecco, questa - sì, proprio questa - è la vera ingiustizia che bisognerebbe avere la forza di combattere.

p.s.: Parlo in dissenso con gli altri Giornalettisti, i quali hanno già indetto un'assemblea con all'ordine del giorno le mie dimissioni e - ovviamente - la mia condanna a morte





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