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31 ottobre 2007
Una commissione mai nata

di Loska 


i solito, quando succedono cose simili, si parla di "agguati parlamentari". C'è un voto, magari insicuro, magari simbolico, che rimandi a tutte quelle belle chiacchiere ideali da programma. L'opposizione sembra non esserci, tutto è tranquillo e poi, zac: mezzora prima delle votazioni arriva in massa, dalla maggioranza non si fa in tempo a chiamare l'adunata, una spruzzata di franchi tiratori ed ecco fatta la frittata: la commissione sui fatti del g8 di Genova muore in culla, strozzata, come le verità che avrebbe eventualmente fatto emergere. Su quelle che qualcuno definì "responsabilità politiche e istituzionali" il sipario è calato per sempre. Non stupisce che a voler insabbiare qualcosa sia l'opposizione, cui eventualmente quelle responsabilità avrebbero fatto capo per mere questioni di legislatura. Quello che stupisce è, ancora una volta, l'incomprensibile comportamento di due nomi abbastanza noti all'italiano medio che legge il blog di Beppe Grillo: Clemente Mastella e Antonio Di Pietro.

QUELLO CHE FIRMA SENZA LEGGERE - Sul conto del primo, il caro Clemente, fiumi di parole sono stati spesi a destra e a manca (ma soprattutto ad Annozero). Eppure lui riesce sempre a tirarne fuori una dal cappello: oggi scopriamo che non è avvezzo alla lettura. Eh si, perchè dovete sapere che lui - che comunque la Commissione non la voleva, sia ben chiaro, 'che il posto è sempre meglio tenerselo libero, ma soprattutto buono - firma le cose senza leggerle. Oppure non sa leggere. Infatti, ai cronisti che gli fanno notare che la commissione era nel programma di governo dell'Unione, il leader dell'Udeur risponde: "Io non l'ho letta". Allora delle due l'una: o a pagina 77, righe 40-41-42 (titolo compreso) non c'è scritto "sui quali [fatti di Genova NdR] l’Unione propone, per la prossima legislatura, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta" e migliaia di persone hanno le traveggole, o Mastella ha firmato una cosa di cui non conosceva assolutamente il contenuto. Analfabetismo? "Non ho tempo e poi devo ancora finire 'Le Tigri di Mompracem'"? Non è dato sapere quali gravissimi impedimenti abbiano impedito ad un Ministro dello Stato di leggere il programma del proprio Governo prima di firmarlo.

QUELLO CHE "LA CERTEZZA DELLA PENA!" - Il caso di Di Pietro è però più complesso e deludente. Ex magistrato, fustigatore di mani sporche, strenuo oppositore del motto "La legge è uguale per tutti, ma per alcuni di più", Antonio Di Pietro si è addirittura unito al suo acerrimo nemico di sempre (l'individuo di cui sopra) per votare contro la Giustizia. Che senso ha blaterare contro la certezza della pena, se in questo paese manca quella del reato? Hanno votato contro un'inchiesta che accertasse "responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari)" (Programma dell'Unione, pagina 77, versetti 39,40) degli scontri sessantottini di cui Genova fu teatro. Che significa dire "Abbiamo chiesto una commmissione che indaghi a 360 gradi sulle anomalie comesse da chi ha provocato la rivolta e anche sugli abusi che sono stati fatti dalle forze dell'ordine"? Se la Commissione nasceva per accertare responsabilità politiche ed istituzionali, cosa vuol dire che "avrebbe indagato solo sui poliziotti"? Sembra quasi di sentire odor di Cdl, il cui commento è stato un soddisfatto "Sconfitto chi voleva processare le forze dell'ordine". Ma qui nessuno voleva processare le forze dell'ordine: qui si volevano inchiodare eventuali responsabilità politiche. La politica non c'entra, con i poliziotti. Però, magari, eventualmente, c'entra con i loro capi, e con i capi dei loro capi, che poi magari sono amici degli amici. O lo saranno presto.

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31 ottobre 2007
L'angolo della "scenza"

di Pensatoio 


Con questo post diamo il benvenuto su Giornalettismo all'esimio Pensatoio!

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.enato Palmieri è un simpatico vecchietto che vive in uno dei posti più belli di Napoli , San Martino, da dove si vede tutta la città e dove Via Don Bosco, luogo di droga e di prostituzione sembra una grande scia di luce nella notte. Forse perché la sua casa piena di libri e di gatti sembra uno sguardo sul mondo, Renato Palmieri è diventato un generatore di teorie. Ne ha per tutti : l’origine di Napoli, il quadrato magico Sator, ma la teoria che più lo contraddistingue è quella che riguarda la fisica. Alla fine degli anni Settanta, professore di latino quasi in pensione, viene folgorato sulla via di Damasco da un verso di Lucrezio e da quel momento si convince che la fisica contemporanea sia tutta un errore e comincia ad elaborare una teoria tutta sua, la Fisica Unigravitazionale. 

 

LE TESI - Le sue tesi principali sono così sintetizzabili :

  • Le teorie scientifiche attuali descrivono, ma non spiegano
  • La velocità della luce non è costante.
  • Massa inerziale e massa gravitazionale non sono equivalenti
  • La gravitazione è l'unica "forza" agente nell'universo, con modalità solo apparentemente diverse nel microcosmo (forza elettromagnetica e forze nucleari) e nel macrocosmo.
  • La sua "sorgente elementare" è il fotone-corpuscolo, unico componente della "materia" e la sua legge operativa risponde a una equazione universale ("equazione cosmologica"), che disegna geometricamente e funzionalmente la propagazione ondulatoria gravitazionale - attrattiva e strutturante - in un mezzo intermateriale ("etere").

Elaborata questa teoria Palmieri comincia a scrivere qualche lettera al Nuovo Cimento e alla rivista Le Scienze da cui riceve poche risposte, sembra destinato a fare la fine dell’intellettualoide frustrato che cerca la recensione del classico preside di scuola media, ma la nascita e la diffusione della Rete gli consente un palcoscenico del tutto autonomo, nel quale si impegna con risultati veramente sorprendenti che si possono vedere nel suo sito sulla Scienza Nuova. Ma la sua consacrazione si ha nel 2006, quando grazie all’interessamento del giovane fisico Roberto Germano, fa una serie di conferenze niente poco di meno che all’Istituto di studi filosofici di Napoli.

UNA FIGURA AMBIGUA? - Nel frattempo si interessa di esoterismo (la sua intentio secunda ?) e viene citato su qualche sito di altri generatori di teorie, più che altro dei buontemponi che però lo considerano un punto di riferimento, quasi che nell’universo ciarlatano si riconosca che c’è qualcuno che tanto ciarlatano non è o quantomeno che c’è un ciarlatano che è più credibile di loro. E questo perché Renato Palmieri non si può facilmente liquidare: forse si tratta di un involontario mistificatore (un suo forte limite è che cita la letteratura divulgativa, ma non quella tecnica), ma se è così comunque la sua mistificazione non è facile da individuare e questo per tanti motivi:
1. La pars destruens dell’opera di Palmieri riprende un dibattito che ha coinvolto in passato scienziati e filosofi circa il carattere controintuitivo di alcune delle teorie scientifiche contemporanee (e lo stile acuto del nostro autore in questa problematica trova terreno fertile per mettere in ridicolo i propri avversari).
2. Attorno alle teorie della fisica contemporanea c’è un dibattito dove molti scienziati cominciano a prendere posizioni prima definibili come eretiche e molte hanno delle analogie (forse casuali, forse no) con le posizioni del nostro Palmieri.
3. Fatto forse decisivo, gli scienziati non si pongono in maniera giusta il problema della comunicazione scientifica e questo vuoto culturale viene immediatamente riempito.
Rimane una domanda fondamentale : è culturalmente lecito che un vecchio professore in pensione possa pretendere di rifondare la fisica contemporanea ? E i mattacchioni che lo seguiranno ?

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31 ottobre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


ontinua la campagna d’odio versus Adinolfi da parte di Libmagazine, il giornale di Capezzone. No, non tutto il movimento, solo il giornale di partito. No, non è Capezzone, è il suo house organ. Non Capezzone, per carità che lo facevano settanta volte sette strano in due, lui e Marione, no, no, i capezzoni. Alcuni, non tutti. No, di quegli alcuni solo quelli in Magazzine.

No, non è nemmeno tutto il giornale, alcuni suoi elementi. No, solo il direttore Nardi e il mezzo fondista Malvino. No, direttore Nardi è escluso, quello sta e non sta con chiunque ci sta barra non sta, e poi comunque, anche ci stesse barra non stesse, tutto è relativo, solo Malvino. E nemmeno tutto, il mezzo malvino che raschia il fondo ben diverso dal primo mezzo malvino che è da mò che va a fondo



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