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30 novembre 2007
Domani è un altro giorno

di Loska 


erte volte gli esseri umani, in virtù di un preconcetto, sono talmente paraocchiuti da passare sopra le più elementari regole umanitarie. E' successo in America, dove sta prendendo piede un'emergenza sociale relativa all'immigrazione che rischia seriamente di provocare delle tragedie: si tratta del numero sempre più alto di famiglie separate dalle leggi sull'immigrazione statunitensi. In pratica, e questo è l'esempio più terribile di quel che può arrivare a fare la burocrazia, se una donna viene scoperta dagli agenti dell'immigrazione viene allontanata, ma il suo figlio di pochi mesi, poichè nato in America e quindi cittadino degli Stati Uniti, non può essere espulso. Il caso è scoppiato quando una donna delle Honduras, Saìda Umaznor, 26 anni - immigrata clandestina - è stata arrestata e costretta ad affidare le sue due figlie di cui una ha appunto 9 mesi, agli assistenti sociali.

LA LEGGE - Il concetto, di per sè, non è nemmeno sbagliato: la ratio è che i figli "non paghino" il peccato dei genitori, e che un cittadino americano non possa essere cacciato dalla propria terra per "colpe" non sue. Anche se, nei fatti, si tratta di una barbarie: la Umaznor, ad esempio, allattava la figlia tremando mentre gli agenti le perquisivano casa. Ed è anche per questo che molte associazioni americane hanno alzato la voce, dicendo che non si può - a causa della legge - contravvenire ai più basilari principi di umanità. Questa è un'ovvietà, tanto che per il caso Umaznor gli stessi agenti sono stati "redarguiti" dai propri superiori, i quali hanno loro chiesto una certa elasticità d'applicazione consentendo alle novelle puerpere di rimanere, a meno di casi di grave pericolo per la nazione. Soprattutto perchè molte cittadine unite in un'associazione per la difesa della salute delle donne avevano inviato infuocate lettere di protesta all'indirizzo di Julie L. Myers, capo dell'ufficio immigrazione.

MORALE DELLA FAVOLA? - Se quindi, da una parte, sembra aver per il momento vinto la protesta dei cittadini a favore di una più comprensiva umanità da parte di chi deve applicare la legge, c'è un risvolto, un lato della medaglia, che lascia perplessi. Perchè per ogni giusto - usando un linguaggio consono a quella cultura del perdono e dell'amore a cui gli americani professano di tener fede - ci sono purtroppo molte persone che così tolleranti proprio non sono. Come Ira Mehlman, portavoce della
Federation for American Immigration Reform, un'associazione che fa capo ai gruppi che chiedono un freno all'immigrazione (non clandestina, sia chiaro, all'immigrazione e basta). La donna ha dichiarato: "I bambini non sono scudi umani. Non si vuole far male ai figli di nessuno, ma ogni volta che i genitori infrangono la legge, questo ha delle conseguenze sui loro figli". Come, ricordate?, i bei vecchi tempi, quando c'erano gli schiavi e la colpa della loro condizione - essere schiavi - ricadeva sui loro figli, e sui figli dei figli, e così via.

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30 novembre 2007
Rappin' the casbah!

di Loska 


he shareef don't like it /Rappin' the casbah rap the casbah". Si potrebbero parafrasare i The Clash per parlare di quanto stia accadendo in Iran oggi, dove gli ayatollah continuano a combattere contro l'invasione della decadenza morale e di costume occidentale senza sosta. Questi eroi dell'integerrimo hanno messo a segno un duro colpo contro i "cani infedeli" (così come sono spesso, simpaticamente, definiti): potrebbe infatti essere vietato ai giovani iraniani l'ascolto del genere musicale del Rap, non perchè sia illegale in sè - puntualizzano i burocrati della religione - "ma i testi sono osceni". Ora, effettivamente molti dei testi di simili canzoni sono osceni, e non per l'uso spasmodico del turpiloquio, ma per l'estrema cretineria dei concetti trasmessi in sè (basti pensare al Rap nostrano, per dirne una). Ma che a vietarlo sia un gruppo di fanatici e che il risultato di questo sia rendere il Rap l'ennesimo martire di una battaglia idiota, col rischio che ascoltare Mondomarcio finisca con l'essere addirittura un atto di anarchia contro il sistema, beh questo è ridicolo.

UN PRESIDENTE BLOGGER - Oltretutto, l'Iran è già bello che Occidentalizzato da un po'.
A parte i festini in case private e i dischi rap al mercato nero, anche il demone di internet si sta facendo strada nello Stato dei costumi integerrimi. Tanto che addirittura il presidentissimo Mahmud Ahmadinejad ha aperto il proprio blog, anche se lo aggiorna con una cadenza abbastanza scarsa (tutto preso come sarà a trovare le prove che l'Olocausto non è mai esistito). Infatti, nel suo ultimo post dal titolo "To read or to write, that is the question!" (che uomo), il nostro Mahmud si discolpa dicendo che passa ben 15 minuti alla settimana sul blog, ma ovviamente se gli tocca leggere i commenti non ha più tempo per scrivere. Un bel grattacapo, in effetti, ma i commenti potrebbe anche non leggerli, o leggerne due per tutti: dopotutto sono uguali. La fenomenologia dei commentatori di Ahmadinejad prevede due tipi di feedback all'operato del Presidentissimo. Della prima tipologia (il denigratore dell'Uomo Giusto) fa parte, ad esempio, l'americano Yao Ming, che scrive al presidente "You are a nigger". Povera vittima, Ahmadinejad, insultato da un razzista americano senza motivo. E minacciato ("You are a terrible, despicable human being. You WILL be attacked by the US or Israel and will be destroyed!") perchè voce libera. Questo ci collega al secondo tipo di commentatori (tipo chi ha compreso il ruolo del Messia), che sono la maggioranza: da ogni parte del mondo, anche la gomorra USA, stuoli di uomini liberi ringraziano Ahmadinejad per il ruolo che ricopre nel processo di Pace Mondiale. "Mr. President Allow me to express my admiration for your policy", gli scrivono, "We will support you!". Ma il migliore è questo: "I admire you, Mr. President!. as a journalist I dont believe any of the information published or broadcasted by the U.S. or any otther ally country".

UNA CRAVATTA, PRESTO!!! - Vista la situazione, torna d'attualità la campagna sociale lanciata lo scorso maggio da questo blog: "Regaliamo una cravatta ad Ahmadinejad". Oggi più che mai l'invidia di Ahmadinejad per tutto quel che è Occidente (attenzione: non solo della civiltà, o dei Mc Donald's: lui invidia pure insabbiamenti, stampa deviata, etc) ci porta a considerare come necessario aprire le sottoscrizioni ancora una volta: regaliamo una cravatta ad Ahmadinehad. "Siamo sicuri che questo possa essere un primo, fondamentale passo per rendere il ragazzo un po' più tranquillo. Lui non è cattivo, davvero. E' il suo stilista che lo disegna così."

[Per aderire all'iniziativa, prelevate il bannerino animato nel post]

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30 novembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


ughini ha dichiarato di aver chiesto a Casarin se Moggi lo chiamava. No, Moggi non lo chiamava. Anzi, non lo ha mai chiamato. Poi Mughini, trovandosi con lui nello studio televisivo di Controcampo, lo ha chiesto, ha chiesto la stessa cosa, se l’avesse mai chiamato Luciano Moggi, ad un arbitro di vaglia (non fate i stronzi) e vertice, Graziano Cesari. E neanche lui è mai stato chiamato, anche lui ha ammesso, anche lui ha mai avuto la benché minima chiamata. Ora, tra le altre cose, Mughini ha ammesso e dichiarato di star scrivendo un libro su Calciopoli e soffermandosi in ispecial modo sulla categoria arbitrale. E sulla questione del loro mancato coinvolgimento nella Cupola che avrebbe dovuto riguardarli ed avere proprio loro come oggetto sociale. Ora. Ammesso che delle chiamate storiche in questione oramai s’è finita in pipì, s’è capito che almeno una chiamata Moggi l’ha fatta, volente o nolente. E che tale chiamata sia andata perfettamente a segno, condizionandone il chiamato.

Non è che le vendite record del proprio libro su Calciopoli siano soltanto una chiamata di correità per tutti i bordellanti senza vergini come vorrebbero quelle vergini vere della stampa. E’ anche una chiamata a non far cadere la linea. Una chiamata al successo.

Una chiamata al successo che è arrivata perfettamente forte e chiara. 


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permalink | inviato da loska il 30/11/2007 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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