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28 febbraio 2007
IL 10 MARZO CIRCONDIAMO IL VATICANO

di Loska 


di Loska

Con una di quelle mosse a sorpresa che lo hanno reso famoso in tutti i circhi d'Italia, Prodi ha fatto scomparire i Dico dalle priorità del governo. "Perché ormai il disegno di legge è stato approvato e la parola passa al parlamento", dice Fassino. Già, al parlamento: così lo si dimentica meglio. Di certo, però, non se ne sono ancora dimenticati quelli dell'Arcigay (e non solo loro), che hanno indetto una manifestazione, il 10 marzo, a sostegno dei diritti per i conviventi. Sì, proprio loro, la lobby contro la famiglia, i mefistofelici terribili oscuri gay, gli antidemocratici che vogliono cambiare il destino politico di un Paese, secondo qualche esimio pensatore vaticano, hanno deciso di scendere in Piazza Farnese per rivendicare un diritto che -evidentemente - non hanno. Lo faranno per "tutelare la dignità e la libertà dei cittadini italiani omosessuali, di fronte alla pressante campagna diffamatoria del Vaticano e dei vescovi italiani, secondo i quali i problemi delle famiglie di oggi non sono la mancanza e la precarietà del lavoro di tanti giovani, i costi delle case e dei figli, bensì l’azione di fantomatiche lobby contro la famiglia", dice il presidente dell'Associazione. Ma come, non lo sanno, all'arcigay, che l'unico vero problema della famiglia è che ci sono persone gay e persone che convivono? A che servono case, lavoro, soldi? Ad una famiglia basta solo che non ci siano i Dico e che i gay si nascondano il più possibile. Questa è la quintessenza del matrimonio, mica altro, mica l'amore. Ed è per questo motivo che, probabilmente, la manifestazione passerà assolutamente sotto silenzio. A che serve spiegare e mostrare un punto di vista diverso rispetto a quello di vescovi e preti, forse che siamo una democrazia e tuteliamo anche le minoranze? Dove sta scritta, questa cialtroneria! La manifestazione, così com'è, rischia di non riuscire a far sapere quello che vuole dire. Dovrebbe trasformarsi in una marcia. Una marcia pacifica, colorata, musicale, che parta costeggiando Lungotevere dei Tebaldi e Lungotevere Marzio, che attraversi piazza Cavour, continui in Via Crescenzo e poi torni indietro passando per via Leone IV, via Andrea Doria e via Cipro. Ecco la cartina




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28 febbraio 2007

di Ricchiuti 




Onorevoli colleghi,

noi siamo un partito, che dico un partito, uno schieramento, che dico uno schienamento, una coalizione ma che dico un partito solo seppur coalizzato, noi siamo una intera batteria di partiti schierati a schienarvi all’ingrosso. Noi siamo l’ Italia che sta nel mezzo. E se siamo di mezzo, noi, se di mezzo proprio noi, come diamanti grezzi e dunque inusurabili al tempo lo siam per sempre. E se stiamo sempre in mezzo, non possiamo star fuori da niente. Noi siamo laici seppur cattolici, se di destra ma di sinistra, se qui lo diciamo abbiate l’onestà intellettuale di riconoscerci apertamente che se anche non lo neghiamo, apertamente poi non lo facciamo. Avete fatto centro, signori, questo è governar dal centro il Bel Paese.
Noi, e qui lo affermo e non mi piego, c’entriamo, così il resto del Paese pure mangia”.
E la mano, (la ) Margherita, al suo Maestro baciò tutta tremante.







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27 febbraio 2007
LA STRATEGIA DI CASINI

di Gregorj 


di Gregorj

Non si può dire che la sua strategia non sia ben pensata. Nell'ennesima intervista rilasciata ieri, Pierferdinando Casini ha ribadito quale è la proposta dell'Udc per uscire dallo stallo politico: fare un governo "di tregua", e sottintendendo che la guida di questo governo non può assolutamente averla Prodi. Il motivo che anima Pierferdy è abbastanza comprensibile, così come il suo piano: Casini, soprattutto dopo quello che lui ha chiamato "tradimento" di Follini, non può assolutamente permettersi di entrare in un esecutivo che sia riconosciuto dall'opinione pubblica come "in continuità" con quello di oggi. Perché se lo facesse, agli occhi dei suoi elettori e di quelli generalmente del centrodestra, apparirebbe anche lui come un Giuda di Berlusconi-Gesù. E lui questo non lo vuole, in quanto bloccherebbe sul nascere l'obiettivo di fondo che si è dato quando è uscito dalla CdL: fare fuori proprio Silvio. Se nasce un governo "di tregua" senza ali estreme e senza Prodi premier, infatti, chi rischia di trovarsi con il cerino acceso in mano è proprio il Cavaliere: Fini potrebbe decidere di appoggiarlo, e a quel punto Forza Italia si troverebbe obbligata o a fare lo stesso, o a prendersi la patente di partito più estremo di An, e visto che la politica italiana si sostanzia tutta in una continua "battaglia per l'acquisizione del Centro", questo non le gioverebbe. Ma soprattutto, il giorno dopo essere riuscito a liberarsi di Prodi, Casini avrebbe buon gioco a dire: "E' andato via Romano, vada via anche Silvio e largo ai giovani: mica si ridurrà solo a loro due tutta l'alternativa politica in Italia, no?". Anzi, di sicuro lo ripeterebbe davanti a ogni microfono che gli capiterebbe a tiro.
A quel punto il leader dell'Udc si troverebbe nell'invidiabile posizione di essere il più corteggiato dell'emiciclo parlamentare. Perché il governo di tregua, come lo chiama lui, durerà il tempo giusto per continuare la guerriglia nei confronti di Berlusconi, una "tortura della goccia" volta a smontare la sua leadership e facendo leva sul fatto che ormai rappresenta il vecchio. Quando arriverà il momento delle elezioni, lui potrà schierarsi con un centrosinistra ripulito delle sue ali estreme (Verdi Rifondazione), facendo magari il vicepremier sotto Veltroni, che vincerebbe a mani basse alle urne in nome del "riformismo moderato" che ha cacciato i comunisti, mentre il loro corrispettivo mediatico - i leghisti - sono ancora nella CdL. Oppure potrà aprire trattative per tornare a quella che ricomincerà a chiamare "la mia naturale collocazione", ovvero il centrodestra. Ma è chiaro che se da una parte ti offrono di essere vicepremier, per portarti dall'altra parte non possono fare altro che offrirti di più: ovvero, di diventare il premier, il candidato premier di un centrodestra rinnovato ed epurato. Da chi? Da Silvio, ovviamente. Casini si giocherebbe la leadership con Fini, potrebbe persino accettare di fare il vice, ma trovandosi comunque pronto ad avere un ruolo di primissimo piano: non il numero due della coalizione, ma il numero uno a pari merito con il leader di An. Gli altri partiti e partitini? O si adeguano, o scompaiono. Specialmente se dalle trattative viene fuori una legge elettorale come piace a lui.
La strategia è ben fatta, obiettivamente. A Casini deve entrare solo la carta del governo "di tregua", istituzionale, di unità nazionale o altre amenità varie. Da lì in poi, tutto diventerebbe automatico. Se tutto va come dice lui, tra l'altro, l'Italia si troverebbe governata poi da un "Grande Zentro" chiesastico e immacolato. Ma questo è un dettaglio


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