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30 giugno 2007
GLI SCEMI DEL VILLAGGIO GLOBALE

di Dinophis 



Ai miei tempi c'era l'A112, della Autobianchi. Era una scatoletta, come chiamavano le superutilitarie i vecchi a quei tempi, ma una scatoletta che correva parecchio. Era leggerissima e costava poco. Era l'auto dei giovani che si vanno a schiantare. Oggi ci si schianta con qualsiasi auto, la potenza dei mezzi è divenuta democratica, i crash test non li superano nemmeno i SUV.

E c'è un’altra strage silenziosa, di cui nessuno parla. Sono le vite stroncate in Internet. Non prendetemi per un bigotto, sono almeno dieci anni che sto in rete e, anche se non fanaticamente, ne ho seguito ogni evoluzione. Ma mai ho vissuto un momento come questo. Oggi il Web 2.0 ci propone quotidianamente innovazioni. Possiamo nell'arco di pochi minuti aggiornarci sulle novità di tutto il mondo. Ma siamo sicuri che abbiamo guadagnato qualcosa? Certo, possiamo vedere una notizia in tempo reale. Il problema è che ne vediamo contemporaneamente almeno dieci. O mostrare un filmato a tutti, proprio tutti. Ma cosa? Qualcosa che colpisca, altrimenti non è in competizione. Possiamo far sentire la nostra idea, mantenerci in contatto. Ma non ci basta mai, dobbiamo ampliare la platea, moltiplicare gli ascolti, altrimenti non stiamo al passo. Possiamo condividere il nostro album fotografico, ma non ci resta abbastanza tempo per produrlo. Possiamo rendere partecipi del nostro quotidiano, ma questo si è ridotto al minimo, e ciò che ci impedisce la presenza in Internet ci sembra fastidioso. Finiamo con il pubblicare una tristissima foto che ci riprende con uno scaffale impolverato alle spalle, o davanti al monitor a testimoniare la nostra presenza, nel caso fosse sfuggita a qualcuno.

Chi ha fatto il mio stesso percorso si sarà reso conto di come sono cambiate le cose in rete. I primi anni si esplorava, al massimo si partecipava a tempo perso in qualche newsgroup. Poi con le chat sono iniziate le notti bianche, ma dopo un po' abbiamo appeso il mouse al chiodo, perchè chi ce lo faceva fare? Prima i tempi dell'innovazione erano più dilatati, ora il gorgo s'è fatto più vorticoso, è impossibile uscire da una mania collettiva senza farsi coinvolgere dalla successiva, che conferma la necessità della precedente. Soffriamo quando stiamo in vacanza, malediciamo tutto ciò che ci distoglie da Internet, ed a Internet riferiamo spesso
azioni che ne sono lontante. Cena con amici? Click, che la posto. Imprevisto per strada? Devo scriverlo. Notizia sul giornale? Speriamo non ne abbia parlato nessuno.

Stiamo morendo, perchè è vita che se ne va ogni giorno, la maggior parte di quella vissuta davanti al computer, o in attesa di esso, o surrogandolo. E intanto girano milioni di dollari, transazioni di cui parliamo, senza capire che siamo vittime di un moderno narcotraffico. Quello che ha fatto progredire gli strumenti ad un livello a cui l'uomo non può evolversi per utilizzare con coscienza, ma che può solo subire, senza farsene sfuggire uno, per non restare indietro. Siamo i quaqquaraqua del mondo, quelli che se ne stanno su una seggiola a parlare dei massimi sistemi, o del nostro bruciore di stomaco, indistintamente. Siamo gli scemi del villaggio globale. Gli indigeni comprati con una collanina luccicante. Perché noi non ci siamo evoluti velocemente, il Tamagotchi sì. Noi ci siamo semplicemente adeguati alle novità, le abbiamo fatte nostre, studiate, inseguite. Ma loro non sono umane, non necessitano secoli per generare un nuovo prototipo, basta qualche giorno, settimana. Ci viene ogni tanto da chiederci perché le auto non siano meno potenti ed adeguate alle nostre capacità. Semplice, perché non venderebbero. Internet, lo stesso.

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30 giugno 2007
ALBUM DI FAMIGLIA (CRISTIANA) - 2

di Cristian Corrini 



Intanto nell'agosto del 1970, a Pecorile (Reggio Emilia) nascono le Brigate Rosse. Convegno organizzato da Simioni e Curcio che selezionano accuratamente solo un centinaio di giovani. Moretti è assente, in quel momento probabilmente è a casa con moglie e figlio. Nel novembre del 1970 i leader delle BR: Curcio, Franceschini e Cagol escludono dal progetto Simioni perchè "non abbiamo opinioni in comune. Lui capì che la rottura era definitiva (...)". Simioni, insieme a Berio, Mulinaris, Prospero Gallinari, staccatisi dal movimento, organizzano una "struttura ombra", molto chiusa e compartimentata, segretissima, (il super-clan) che potesse entrare in azione come partito armato una volta che le BR sarebbero state catturate.

Inizia la propaganda armata da parte delle br, prevalentemente auto bruciate e rivendicazioni dai forti connotati politici. A circa un anno dal convegno di Pecorile, Moretti entra nelle BR a condizione che "si alzasse il tiro". Ricorda Frasceschini: "Non fu facile mettersi d'accordo, per mesi discutemmo con il suo (di Moretti nda) gruppo, e solo quando concordammo sulla necessità di "alzare il tiro", di passare al sequestro, Mario divenne brigatista". Nel "gruppo"
, formato da tecnici della Sit-Siemens, c'è Corrado Alunni, pupillo di Moretti. Alunni è un altro personaggio da giallo, supercattolico praticante, dopo un tentativo all'università (facoltà di economia) partì militare nei Carabinieri e con molti "compagni d'armi" rimase in contatto pure in seguito. Mino Pecorelli, citandolo su Op, scriverà "il brigatista (?) Alunni" con un allusivo punto di domanda. L'infinita aneddotica sul Moretti brigatista è impossibile da riassumere in poche righe, per brevità mi limiterò a raccontare qualche stralcio. Il 28 giugno del 1973 Moretti guida un commando brigatista che sequestra Michele Minicuzzi. Il dirigente dell'Alfa Romeo viene condotto in un covo, interrogato, incatenato, quindi rilasciato sul bordo di una strada con un cartello appeso al collo. Su di esso un breve comunicato. La stranezza è che invece della consueta stella a cinque punte brigatista, compare la stella israelita di David. Il responsabile della confusione è l'esperto di disegno tecnico Mario Moretti. Dirà Franceschini: "Disse che si era sbagliato..io oggi mi domando se invece  non era un messaggio per qualcuno". Poco dopo, il Mossad, il servizio segreto di Israele, prende contatti con le BR, offrendosi di fornire informazioni, denaro e armi: "Avremmo dovuto solo continuare a fare quello che stavamo facendo, a loro interessava che i Paesi in rapporti con i Palestinesi (come l'Italia, nda) continuassero a vivere una situazione di instabilità". Le Br rifiutano l'appoggio del Mossad.

Nel 1974, in pieno sequestro Sossi, i carabinieri del generale Dalla Chiesa, infiltrano nelle Br Silvano Girotto, detto Frate Mitra. Curcio incontra frate Mitra per due volte (la seconda insieme a Moretti) per convincersi della sua affidabilità. Soprattutto grazie al parere positivo di Moretti, i vertici brigatisti (con Frasceschini e Cagol inizialmente contrari all'entrata di Girotto) si convincono dell'affidabilità di Frate Mitra. Si fissa un terzo e risolutivo incontro l'8 settembre 1974, ma il pomeriggio di venerdì 6 settembre una telefonata anonima avverte "Dica a Curcio di non andare domenica a Pinerolo, perchè sarà arrestato, c'è una trappola". La soffiata viene riferita a Moretti che non avverte Curcio (con motivazioni del tutto illogiche). L'8 settembre la trappola scatta e i leader Curcio e Franceschini vengono arrestati. Frate Mitra, si scoprirà dopo, è un infiltrato dei servizi segreti. In Commissione stragi si esprimerà incredulità nel constatare che Moretti non fece nulla di pratico per evitare ai compagni di finire in trappola. Sarebbe bastata una telefonata anonima per dire che alla stazione di Pinerolo c'era una bomba, oppure incendiare un cassonetto di spazzatura nella piazza, o aspettare Curcio e Franceschini lungo la strada che portava all'appuntamento (Moretti conosceva l'auto usata e il percorso). Niente.

Nel 1976 tutti i leader storici delle BR sono morti o in galera. Tutti tranne Moretti, che doventa così capo unico e incontrastato. Da quel momento le Br diventano una macchina mortale. E' importante ricordare che fino ad allora (6 anni) le uniche vittime delle Br sono due militanti del Movimento sociale italiano, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi a Padova il 17 giugno 1974 nel corso di un raid nella sede dell’Msi. Episodio controverso, duramente condannato dai vertici di allora. Dirà Curcio: "I morti di via Zabarella li considerai da subito un disastro politico. Un errore molto grave". Dopo, il caos. Uccidono politici, magistrati,  appartenenti alle forze dell'ordine, tecnici, addirittura un operaio (Guido Rossa). Più di cento morti. E un sequestro con processo popolare ed esecuzione. Quello di Aldo Moro. In mezzo: ambiguità, silenzi, depistaggi, bugie, misteri. Quella delle Brigate Rosse è una storia ambigua, che per molti versi dovrebbe essere riscritta. Ricominciando a discutere proprio sul leader incontrastato: Mario Moretti.

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30 giugno 2007
APPUNTAMENTO COL SENTIMENTO

di Ricchiuti 


Fabrizio Corona ha vinto. Ha già stracciato, mediaticamente, tutti quanti. Intervistato, lungamente intervistato, da Mentana a Matrix, ha completamente ribaltato il verdetto dell’opinione pubblica su di lui. Bello, vestito di scuro, forte, sicuro di sé, ben pettinato, il vestito, ben pettinata la coda, padrone di atti e fatti, eravamo tutti ridotti più o meno a Nina Moric nel sentirlo e pendere dalle sue belle, genuine e non slave o slavate labbra. Gessato mafioso, ma di questo non l’hanno ancora ad onor del vero accusato, impeccabile nell’accusare il suo giudice, irresistibile nel circostanziare, ammirevole nel ricordare. Addirittura implacabile nel disertare il trespolo da vittima e ai presenti in studio domandare, chiedere conto del proprio operato nel metterlo sul trespolo a Fiat, Mediaset, libera informazione al soldo di chi paga, cioè giornalisti e magistrati.  Chè già questo far domande a toghe e penne presuppone avere anche voglia di sentire una risposta loro e dunque padronanza dello stomaco. Padrone di sé, della materia, atti e fatti e fatti & atti e bello, nel farlo, come neanche Travaglio ha mai sognato d’essere, vestito a righe scuro, padrone del futuro. Padroneggiando con sicumera fatti propri ed atti giudiziari d’indagine, zittendo dunque tutti gli opinionisti e Travaglio ammirato, ha chiaramente smontato la tesi accusatoria del suo giudice leggendo direttamente nei responsi dell’indagine le smentite testimoniali al castello dell’accusa. Non è vero che c’è stata una estorsione, la Fiat lo ha contattato per avere l’intervista di Patrizia, Mentana ha contrattato, Signorini e non Corona l’aveva intervistata ed a letto con lei Ellkann e non Corona c’era stato.

Alla fine anche Di Pietro s’è arreso, ha smesso la toga di circostanza ed è venuto, a giudizio, quel Woodcock mette le parole in bocca agli indagati, non fa interrogatori ma para-interrogatorii. Ecco, a proposito di para, chi si para, di ciò che pare e di cose che paiono quello che non sono.
Fabrizio Corona ha già vinto. E su questo non pare esserci più dubbio. E va bene che a Di Pietro lo chiamano ancora giudice. E che in studio c’era Gramellini vestito da giornalista. Ma era proprio il caso, bel Fabrizio col gessato da guappo e le righine da carcerato, di vestirsi da colpevole ?



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