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31 agosto 2007
Una storia come tante

di Loska 



uesta è una storia che racconta quel mondo del lavoro lontano dall'immaginario di oggi fatto di precariato, dinamicità e relazioni cosmopolite. O, meglio, quel mondo del lavoro precario e dinamico ma non come tutti oggi lo immaginano: si tratta del lavoro agricolo, che ancora oggi da' il pane a migliaia di persone ma che, viste alcune peculiari caratteristiche quali la capillarità, la piccola dimensione delle imprese e la precarietà stagionale di molti dei lavori, non è così controllato come il più famoso fratello "global". Questa è la storia di M, una ragazza lucana di 23 anni che ha lavorato in questo campo da quando ne aveva 15, 16, in barba - tra le altre - alle leggi sul lavoro minorile.

C'ERA UNA VOLTA - M. ha iniziato a lavorare, come tutti, per pagarsi qualche "sfizio". Ma, anche, per costruirsi un futuro migliore: se infatti i primi proventi delle sue fatiche finivano sul cellulare, man mano le motivazioni sono cambiate, vertendo perlopiù sul mantenimento di una grande passione: la musica. Un amore nato dalla scuola elementare, che era proseguito come tutti i grandi amori, crescendo d'intensità e di sacrificio. E allora per pagare le lezioni, lo strumento, gli accessori, M. si alzava la mattina, alle 4, quando i suoi colleghi d'estate al massimo aprivano gli occhi alle 16, e andava in campagna su un camioncino assieme ad altri venti, trenta, a raccogliere frutti e ortaggi sempre diversi, per otto (ma anche nove) ore al giorno. E poi raccontava, la sera, come fosse stare piegati senza sosta, sentirsi la schiena pesante, alzarsi un attimo con le mani sui fianchi e subito sentire il padrone dire "cosa fai, balli la tarantella?" per richiamare all'ordine, e lei lo diceva ridendo e facendo ridere, come se fosse una battuta. Ancora, mangiare in fretta, sotto il sole, per risparmiare tempo e non dover stare in quel posto ancor più tempo di quanto già non ne assorbiva così. E quella volta di Berlusconi (era un immigrato, ormai nessuno ricorda perchè lo chiamassero così, forse qualche discorso da bar), che dopo una giornata di lavoro sotto il sole ha preso una birra troppo fredda ed è morto d'infarto. Un mosaico fatto di mille tasselli, che lei raccontava con il brio che le è proprio, ma che se spogliavi dell'aneddoto restavano così, nudi, veri e indefinibili. Forse un po' amari.

UNO SU MILLE, HAPPY END -
Se dico la parola caporalato, sbaglio."Non era caporalato" dice
lei "però ho visto i caporali, fermi ad una stazione di benzina sulla strada, chiedere anche 100 euro a lavoratore ai proprietari "disperati". Ovviamente il lavoratore, di quei 100, ne prende massimo 20". Al giorno. E lei, poco di più. Oggi si parla di pensioni, lavori usuranti, scaloni e quant'altro: ma questo esercito di persone piegate nei campi, sottopagate se non sfruttate, senza contributi, ferie, senza nemmeno 5 minuti di risposo ("la tarantella!") non ha nessun rappresentante. Qui dove il costo del lavoro è ancorato a logiche da prima rivoluzione industriale ("se l'immigrato prende meno, devi prendere meno anche tu o ti fa concorrenza"), solo per una persona su mille la schiena si potrà riprendere. Come per M., che ora vive della sua musica. Per gli altri novecentonovantanove, invece, i pomodori raccolti non significano nessun sogno, solo, prosaicamente, mangiare.

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31 agosto 2007
Chi guadagna su internet?

di Dinophis 



a le leggete le pubblicità in internet, ogni tanto? Sto parlando di quelle che affollano le pagine di ricerca di Google, o le sue mail, che vi consigliano tematicamente. Quasi quasi seguo il consiglio di e vado su Chattopoli a chattare nella mia provincia. Tra un pò lo specializzeranno e mi faranno chattare nella mia città. Poi nel mio quartiere. La mia via. Finirò col chattare con me stesso. anche se potrei fermarmi un attimo prima e, perchè no, stare a passarmi le serate scrivendo col mio vicino di casa, spacciandoci entrambe per lesbiche assatanate. E perché non invece andare su Ancestry a scoprire la storia della mia famiglia da liste passeggeri e censimenti!? Sarebbe entusiasmante sapere che mia madre nell'82 non s'è operata di appendicite ma se ne stava in crociera sul Nilo. O che mio nonno per emigrare dalla Sicilia ha preso un biglietto di prima classe in Alitalia. E i miei trisavoli? Saranno stati registrati correttamente al check-in delle carrozze a cavalli?

PROVA SU STRADA - Ci sono stato, a vederlo, questo sito: ti registri ed immetti i tuoi dati. Poi ti chiede quelli dell'eventuale coniuge. Poi madre, padre, e così via. Ed in pratica ti rendi conto:
1) che sei tu che stai scrivendo la storia della tua famiglia, cosa che già di per sè ti fa sentire un superstite;
2) che oltre ai genitori ti fermi, incasinato nei meandri dei cognomi e compleanni;
3) che nessuno in famiglia ha mai viaggiato;
4) che accanto al tuo nome, nell'alberello striminzito che hai disegnato, compare un inquietante campo anche per la data di morte.
Al che penso sia l'ora di abbandonare i consigli per gli acquisti, anche qui. Eppure c'è qualcuno che sta pagando, per queste inserzioni. Anzi, più di qualcuno, e Google incassa. Ma voi, intanto, volete guadagnare in internet? Sembra più facile che fare la presentatrice dell'Avon, e più remunerativo. E quell'inspiegabile stima in noi stessi che fa capolino in sottofondo, dalla prima volta che abbiamo fatto sentire la nostra voce nella rete, ci convince che noi siamo i più furbi, i più capaci, che quella strada è stata asfaltata per noi. In fondo lo sapevamo da subito, che internet ci avrebbe resi ricchi, quando non anche celebri. Oltre agli AdSense di google, divenuti ormai invisibili agli occhi dei navigatori, giusto perché come esemplificato poco fa rasentano l'assurdo, le offerte di facili guadagni pullulano, ma ahimè, sembrano virtuali al pari delle prestazioni richieste.

CHI GUADAGNA? - Giusto per capire di cosa si tratta, ne elenco qualcuna di quelle che escono cercando “guadagnare internet” o similari sul principale motore di ricerca: Ciao.it vi paga da 0,5 a 2 centesimi di Euro per scrivere la vostra opinione su una vasta gamma di prodotti di mercato. Non c'è da stupirsi che non si sia sentito ancora parlare dei miliardari di Ciao.it. Con Soldinet, che propone addirittura di guadagnare semplicemente navigando, si apre una pagina che avvisa:
“se visiti questo sito il tuo computer potrebbe subire danni!”. Non so a voi, ma a me ispira poca fiducia come socio in affari. Poi c'è Review Me, dove sarete valutati in funzione delle posizioni in classifica del vostro blog. A quel punto dovrete soltanto attendere che qualche committente, ispirato da questo sistema pubblicitario, scelga proprio voi per affidarvi con un post sul vostro blog, la recensione del suo prodotto, di cui non avete mai sentito parlare prima. Opinione, la vostra, che è consentito possa anche essere negativa. Chi non investirebbe su una forma pubblicitaria così sicura? E così via. A questo punto è meglio non ricordarci che fino a qualche anno fa, senza la connessione ad internet, la nostra bolletta del telefono era più bassa. Che al lavoro rendevamo di più. Che le ore libere erano dedicate ad altro, ad un “noi stessi” che ci scavava di meno, ma ci somigliava un po' di più. Ma allora, siamo sicuri di averci guadagnato, in internet?

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31 agosto 2007
Appuntamento con la latitanza

di Ricchiuti 



ove eravamo rimasti ?

Noi come Tortora. Questa non è storia, è Cronaca Vera. Una squadra più forte delle altre c’era una volta e poi grazie ad un golpe d’un tratto non ci fu più. Fu detto tutto e il suo contrario, ossia che non fosse la più forte sul campo ma fuori, eppure tutti i migliori sul campo voller comprare. Ora, a distanza di due anni, mediocri - come- terzini argentini, un poker di assi preannuncia il ritorno di quei tempi cupi. I campioni sul campo, voi a comprare terzini. Dove eravamo rimasti.



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permalink | inviato da giornalettismo il 31/8/2007 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa

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