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18 luglio 2007
Prove tecniche di tolleranza

di Kuros 


Clamorosa inversione di tendenza della Chiesa Cattolica in materia di omosessualità. In questo video, girato Sabato 14 luglio 2007 nel cortile della Parrocchia di Sant'Antonio di Torre Del Greco (NA), si possono vedere i ragazzi dell'oratorio danzare sulle note di "Y.M.C.A.", inno gay reso famoso dai Village People. Ignoriamo se questa iniziativa sia da imputare al solo Padre Onofrio, parroco di Sant'Antonio, o se s'inquadri all'interno di una serie di future probabili iniziative culturali della Santa Romana Chiesa: dalla rilettura di Jean Genet da parte di Camillo Ruini alla proiezione obbligata di tutti i film di Fassbinder nei cinema parrocchiali.




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18 luglio 2007
Ciak, si muore

di Dinophis 


Forse un argomento simile dovrebbe essere trattato con molta delicatezza, meglio anzi se approfondito da uno studioso della mente umana. Ho la fortuna di non essere uno psicologo, pertanto mi permetto di avvalermi di quanto di umano dispongo, un questo caso, l'approccio, che tolta ogni ipocrisia resta sempre abbastanza rozzo. Veniamo al fatto. Leggevo su Nazione Indiana un bel post su The falling man. Bello davvero, affascinante. Per chi è pigro, o sensibile alla fotografia, è sufficiente lo scatto di Richard Drew (lo stesso fotoreporter che ha immortalato Bob Kennedy nell'istante immediatamente successivo al suo assassinio) per restare a bocca aperta. Sembra una posa perfetta, la scelta tra decine di prove, la quintessenza dell'eleganza, catturata da un occhio infallibile. Sembra, ma non è. E' uno stupro bell'e buono. La peggior violenza immaginabile, quella perpetrata ai danni della dignità umana. Perchè quello che precipita non è un modello, che precipita fiducioso su un morbido materasso, quello era un uomo disperato, che per sfuggire all'inevitabile fine nelle Twin Towers, l'11 settembre 2001 si è lanciato dalla finestra. Il risultato? A parte la morte dell'uomo, una vera e propria caccia alla scoperta della sua identità, non si sa bene a che scopo. Il pezzo poi continua con la descrizione, ugualmente affascinante, di “The Bridge”, il documentario girato da Eric Steel, installando una telecamera sul Golden Gate, il “ponte dei suicidi” di San Francisco. La descrizione del salto nel vuoto di Gene Sprague è poetica, quasi invitante: “e in piedi, incurante di tutto, si è lasciato cadere all’indietro con un volo elegante, armonioso, uno schiaffo in faccia a questa vita sgraziata, in cui le cose non vanno mai per il verso giusto, non vanno mai come le avevamo immaginate”.

Ancora violenza, e della peggior specie, quella che si camuffa sotto il nome di “Arte”. Perchè la rappresentazione che si dà della disperazione di un individuo viene oggi ricompresa in quell'orribile mostro che chiamiamo spettacolo, la deformazione che si è generata nello scontro moderno tra la materna radice dell'Arte ed i nuovi veicoli di diffusione che vengono generalmente ricompresi nello Spettacolo. Peccato che a bordo di questo saltino un numero imprecisato di passeggeri, essendo un veicolo pubblico, a guida pubblica.
Vi ricordate forse di Ciro E. Milani, che parlò del suo programmato suicidio per settimane in
un blog? C'era chi ci credeva, cercando di farlo desistere, assurgendolo a proprio eroe e modello, poi c'era chi non ci credeva (o forse sì?) addestrando il proprio humour nero, con un pizzico di perfidia. Ma molti erano voyeurs, presi dalla vicenda quanto due spettatori al cinema, capaci di dimenticare tutto dopo il primo sonno, quanto di immedesimarsi per quei novanta minuti nel caso. Nel frattempo Ciro Emiliani s'è ammazzato. E di Kevin Whitrick, avete letto? Era un inglese, un uomo che in chat ha chiesto: Volete vedermi mentre mi suicido? Ed ha accontentato la maggioranza, impiccandosi davanti alla webcam. Tranquilli, se eravate presenti non è considerato reato. Poi – e mi pare blasfemo inserirlo in tale contesto, ma vorrei determinare il limite dello spettacolo – c'è Piergiorgio Welby, che chiedendo l'autorizzazione al proprio suicidio, combatte servendosi dei media una lotta che andrà ben oltre la sua vita.

A me, pers
onalmente, è capitato di assistere a due suicidi. Però lo sguardo non riesco a concepirlo lì, in quella che non è un'opera d'arte, o un balletto, o una battaglia che da personale diventa universale. No, gli occhi prendono una decorosa distanza, seguendo piuttosto quel giovane uscito dalla Fideuram con un pacco in mano, che con la stessa attenzione con cui si supera una pozzanghera, scavalca il cadavere per salire e filare via con la sua Porsche (che culo, non c'è precipitato sopra). O quel tizio che è uscito al quarto piano, nel palazzo di fronte: scatta foto a ripetizione mentre spiega qualcosa alla padrona di casa. Poche ore dopo, entrambe le volte, la fiorista all'angolo ha deposto un mazzo di fiori sopra i residui di segatura. Sono convinto che non li avesse ordinati nessuno.


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18 luglio 2007
Trasparenza bancaria?

di AG 


Tempi grami per l'ABI, l'Associazione Bancaria Italiana, in pratica il “sindacato” delle banche. Prima Bersani, con il primo decreto sulle liberalizzazioni, le costringe a favorire la “portabilità” dei mutui, cioè rendere senza spese il chiudere un mutuo da una parte per riaprirlo da un'altra a condizioni migliori. Non contento il ministro diessino propone anche nel suo secondo decreto l'abolizione della commissione di massimo scoperto che i nostri amici dell'ABI cercano di bloccare - e ci riescono - tramite una intensa attività lobbistica. Quando le acque sembrano calmarsi, nel corso dell'assemblea annuale dei soci arriva il governatore di Banca Italia Draghi a bacchettarle pure lui sui costi e sulle spese che rimangono fra le più alte d'Europa.

Ma anche il buon Draghi da buon tecnocrate non sa esattamente come funzionano le cose. Tanto che auspica un disegno di legge (sic!) per permettere alle banche di utilizzare strumenti informatici per la negoziazione degli assegni e ridurre così sensibilmente i giorni di valuta per l'accredito degli stessi (che variano da 1 a 14 a seconda del tipo di assegno). Quello che
il governatore della Banca d'Italia probabilmente non sa è che le banche, senza alcun bisogno di alcuna legge, già negoziano gli assegni fino a 3000 euro tramite canali informatici e che quindi i giorni di valuta sono l'ennesimo costo ribaltato sul cliente al quale non corrisponde un servizio relativo. Approfittando probabilmente della scarsa conoscenza pratica di Draghi, l'AD di Unicredit-Capitalia Profumo rispondere subito all'accusa alle banche di far pagare i mutui troppo cari: “La differenza nei tassi applicati sui mutui dalle banche italiane rispetto alle concorrenti europee dipende da “tutta una serie di motivazioni. Ad esempio in Italia ci vogliono 7 anni per entrare in possesso della casa di un cliente che non paga il mutuo, in Germania bastano 12 mesi”. In realtà la procedura di pignoramento di un immobile, in caso di mancato pagamento del debitore, è veloce perché l'ipoteca a garanzia di un mutuo è già titolo esecutivo (cioè è come una sentenza passata in giudicato).

Il problema del costo dei mutui in Italia è legato al fatto che quasi tutti i clienti hanno acceso mutui a tasso variabile quando i tassi erano molto bassi invece di mutui a tasso fisso che costavano un po' di più ma davano la sicurezza di una rata uguale nel tempo. Così adesso che i tassi sono saliti perché l'economia cresce, le persone che avevano una rata già al limite delle loro tasche la hanno vista aumentare e di conseguenza fanno una gran fatica a pagarla.
Il colpo finale è arrivato dall'Antitrust (Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato) di Catricalà, che ha sanzionato l'ABI per la circolare che interpretava ristrettivamente le disposizioni del primo decreto Bersani consigliando” le banche di applicare spese per il trasferimento dei titoli in caso di chiusura del conto di un cliente superiori di circa 10 volte ai costi vivi sostenuti. Ecco, da quest'ultimo fatto bisognerebbe partire. Lasciando perdere governatori che non conoscono le procedure bancarie e amministratori delegati
arroganti. Le banche possono fare pagare quello che vogliono i loro servizi, ma che siano servizi veri, reali, concreti e che i costi relativi siano trasparenti e confrontabili fra loro. Tutto il resto non è imprenditoria, sono le gabelle dei feudatari medievali.

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