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20 luglio 2007
Un golpetto all'amatriciana

di Loska 


Da qualche giorno impazza a Roma e sul web una succulenta polemica attorno al Teatro Brancaccio, la cui direzione artistica è repentinamente passata da Gigi Proietti a Maurizio Costanzo, divenendo così direzione e basta. Il perchè è presto detto: nel calendario della stagione 2007/2008 doveva essere inserito lo spettacolo "A un passo dal sogno", proposto appunto da Costanzo, che ricalcava l'esecrabile programma "Amici di Maria de Filippi". Proietti aveva anche accettato, ma prevedendo 5 settimane di programmazione e non 6, come invece il conduttore aveva chiesto. E se gentilmente non si ottiene, avrà pensato il Maurizio nazionale, forse è meglio chiagnere: detto fatto il padrone del Brancaccio ha nominato Costanzo nuovo direttore artistico, senza ricontrattare con Proietti il cui contratto finiva il 31 luglio. La decisione ha sorpreso non solo l'attore, ma anche il Comune di Roma che con il teatro aveva tutta una serie di convenzioni ora messe a rischio da questa "novità" non certo accolta nel migliore dei modi. Proietti, intanto, ha sbattuto la porta proferendo quella che ormai è già una battuta cult, ovvero "Io lavorare per Costanzo? Piuttosto me faccio frate".

Anche Walter Veltroni si è schierato a favore del comico, soprattutto perchè - come tutti sanno - Costanzo è amico di D'Alema (in realtà è amica omnium, ma di D'Alema in particolar modo). Ma a parte le posizioni di comodo, la nuova nomina espone il teatro ad un rischio concreto, ovvero che la qualità artistica del cartellone decada inesorabilmente, sommersa da una serie infinita di spettacolini pret-à-porter sorretti da insignificanti "attori-cantanti-ballerini" usciti da questo o quel reality show. O magari dalla scuola di Costanzo, o magari dalla sua scuderia o perchè no, proprio da casa sua. Insomma, se per una sola misera settimana il noto conduttore è riuscito a prendere possesso del teatro con "un golpetto all'amatriciana" (Proietti dixit), non conviene immaginare cosa riuscirà a fare della prossima stagione. E la paura per le sorti del Teatro cresce se si tiene conto del fatto che Costanzo è andato in giro a dire che il Brancaccio è un'impresa privata e che deve avere quindi logiche imprenditoriali: Costanzo di queste logiche ne sa molto, essendo stato il fondatore del periodico Occhio, finanziato da Licio Gelli (che Costanzo aveva "intervistato" poco tempo prima per il Corriere della Sera), che fallì più che miseramente nel 1981. Un'alleanza fra privati ribadita dall’avvocato De Gasperis che rappresenta Alessandro Longobardi, grande appassionato di teatro, direttore artistico della Sala Umberto e responsabile del Brancaccio, a cui "fa piacere poter entrare nell’associazione di Costanzo «Voglia di teatro», stabilire un gemellaggio tra la sua Sala Umberto e il Parioli di Costanzo, magari allargando anche al Brancaccio questa alleanza tra privati." Capito, eh?

Comunque, anche tralasciando "la direzione privata", resta aperto il problema del cartello, dato che  molte delle compagnie che avevano già dato la loro disponibilità a Proietti, senza di lui hanno deciso di non esibirsi più. Mentre, quindi, il comico aveva già in mano un programma ben preciso, Costanzo non sa nemmeno quando piazzare il suo spettacolo. Senza contare i buchi di programmazione, anche se per quelli non sarà certo difficile, per un uomo dallo spessore di Costanzo, trovare una soluzione: magari, direttamente dalla Fascino srl (la società "de casa"), potremo assistere alla rilettura dei classici del teatro come, chessò, La traviata. Nella nuova versione Violetta non morirebbe di tisi, ma darebbe un senso alla propria vita partecipando a "Uomini e donne" e sposandosi con un fotomodello. Senza parlare di Amleto, che messi al bando veleni demodè, risolverebbe la singolar tenzone familiare comodamente seduto sullo scranno di "C'è posta per te". Insomma, una vera rivoluzione culturale, proprio quella che l'Italia si merita. Per dirla alla Mandrake: 'a Costa', "Li mortacci tua"

Edit: Per firmare contro la decisione, inviate una mail a uno di questi due indirizzi.
Le immagini a corredo del post fanno parte della raccolta "Pertini" di Andrea Pazienza, e vanno lette in ordine.

Edit2: Costanzo ha rinunciato alla direzione del Brancaccio, che così almeno torna ad essere direzione artistica. Evviva.

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20 luglio 2007
Veniamo da lontano

di Ricchiuti 


Io non ho mai appartenuto alla retorica di Carlo Giuliani. Troppo condizionato dall’aria di conflitto armato tra armati e disarmati. Dall’ambiguità della guerra. Dall’ambiguità dell’aggressione e della morte trovata da uno che sta compiendo una aggressione. Seppur sproporzionata, ridicola, un estintore estemporaneo contro una postazione ed un addestramento militare. Quasi comica. Come certo faceva un po’ schifo sapere come gli fossero passati sopra due e tre le volte per rendere credibile un provvidenziale simulare. In favore del collega.

Lo fanno spesso, è umano, magari anche Raciti è fuoco amico. E chi se la sognerebbe mai di prendersela con Placanica, di odiare i semplici soldati? A patto che non si chiamino Priebke e non si abbia la coscienza sporca, sasso tirato e mano levata, a via Rasella prima e nel compilar la lista alle Ardeatine poi. In fondo penso che, sopite le giustificate giustificazioni della ragione alla fine quel che vale adesso, oggi sei anni dopo quella morte inutile, sia proprio l’altrettanto inutile esternare la onesta grettezza di quel che sento. Se non giustizia, almeno trasparenza e carte in tavola. Se non giustizia, nondimeno onesti con noi stessi in bruta libertà almeno un giorno e poi domani è un altro giorno ancora in disincanto che è un altro tipo di onestà. Un “felice credere nel conforto della parola che svela e che degrada”.
Veniamo da lontano perché siamo una forza che viene dal Passato ma è nella Tradizione il nostro piccolo grande mondo passato, presente e futuro dell’orrore. Sento che nei confronti delle Forze dell’Ordine si sia spinta la gente ad avere lo stesso atteggiamento che inducemmo nei bambini a Yellowstone con gli orsi, che tutti pensavano a Yoghi e Bubu correndo loro incontro fiduciosi e invece i dilaniati non si contarono. Penso che la responsabilità di questo connivente clima culturale di benevolenza per il pulotto buono sia da attribuire al borghesissimo Legge ed Ordine affidato paternamente a dei buon padri di famiglia, partito da lontano si ma propalato modernisticamente e molto più efficacemente oggi dalla televisione e le sue sante divise a fare share. Penso che se la tv ha creato il mito del Maresciallo Rocca, Internet e le sue stronze registrazioni potrà chissà ridurlo alla realtà. Penso che se la Tv ha immortalato la retorica delle scorte, le Emanuela Loi e Vedova Schifani (a pezzettini in teca e pezzettoni in chiesa), oggi sia il caso di non versar più
lacrime e specialmente assegni riportandole al silenzio come per tutte le altre anonime morti sul lavoro. Penso che se dopo mesi e mesi, un ragazzo a Catania stia ancora dentro per non aver commesso il fatto è perché la Casta sta ripetendo l’occultare di quel che ha lei stesso fatto, solo che questa volta su Raciti ci son saliti sopra per errore.

Ho un messaggio per tutti Quelli che, specie a sinistra bene, la polizia, Raciti,
Emanuela Loi, Maresciallo Rocca, di più, Gianni De Gennaro. Facciamo così, che se voi state un (morto) a zero con Giuliani, con la Commissione sul G8 noi facciamo almeno uno a uno.
(E poi si vede, veniamo da un po’ più di ieri)

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20 luglio 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


Gibilisco gibilisco, questo nome non mi è nuovo. Oggi è venerdì. Ed è striscia sullo sport. Per la precisione, sul calcio. Ma non il calcio in genere. Quello che tira. Quello degenere, in poche parole. Quello di tre parole, sòle, cuore e amore. Temi appassionanti, ambigui, il solito Moratti-Moggi-Facchetti, che si prestino a tutte le conclusioni possibili. Preferibilmente, quelle faziose. E tra quelle faziose altre ancora più becere e di parte che tirino come ciliege conclusioni faziose su conclusioni faziose sino al mal di pancia. Ed ecco dunque, a questo punto, i grandi umoralisti. Poiché sul calcio non c’è più niente da dire perché, come sulle donne, è stato detto (di) tutto, e il solito non ve lo posso riciclare sino a quando il figlio di ferroviere sarà per voi giudici, del gusto popolare in materia di pubblica opinione ovvero dare una opinione al pubblico pagante su vincitori e vinti (che ha pagato per questo persino Serra), il potente e un petroliere quello di sinistra, e sullo stipendio miliardario di Collina ci ha bruciato sul tempo di battuta lo sponsor pagandogli metà dell’indignazione che avrebbe meritato, e su Paparesta che vuota il sacco, ma non aveva la testa nel ?, io, per tutti, ricordatevelo, vi ho parlato del ritiro di Gibilisco. Manco di quello africano, associando all’obelisco, di Veltroni. Nel secondo caso, almeno, ciò è avvenuto grazie alla piena collaborazione del bronzo.




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