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27 settembre 2007
Cantanapoli

di Marblestone 



Segue una lettera vecchia eppure attuale che Marblestone ha mandato alla trasmissione radiofonica Alkatraz, condotta da Diego JackFolla Cugia, su Napoli e i suoi eroi. E la sua rabbia. Per ascoltare la lettere letta in trasmissione, cliccate su play in fondo al post. Buona lettura.

aro Jack,
nella mia Napoli c’è un modo nuovo di esprimersi, di fare la centenaria sceneggiata: video musicali. Ogni sera le tv locali tra ninfomani della cornetta telefonica e maghi miliardari mostrano cantanti in video a richiesta. Molte storielle sono da fotoromanzo, intrecci banali degni di Beautiful, ma tanti danno voce all’altra parte di Napoli, quella che sa bene cosa significa stare in galera. E se a Los Angeles i neri cantano “fuck the police” a Napoli le canzoni più famose sono “o latitante” “libertà”, “il mandato di cattura”. E i video vere e proprie sceneggiate dove il fratello buono deve arrestare quello malvivente sotto gli occhi dell’anziana madre. O, come in “Libertà”, dove una grande famiglia riunita per il cenone di Natale è disturbata dalla polizia che entra e arresta il padre;
lui esce con dignità chiedendo solo che non gli mettano le manette davanti ai bambini. Il video mostra poi i pastorelli del presepe e la musichetta degli zampognari e di contrasto la cella bianca dove c’è scritto solo “viva la mamma”.

MASTER PIECE -
Ma il più famoso dei video è “o latitante”. Qui una mamma racconta ai figli una favola che finisce con solita frase “e vissero tutti felici e contenti”. La figlioletta replica “ho capito mamma ma quando torna papà?” e lei scoppia a piangere senza rispondere. La scena passa a lui che viene svegliato da un amico che lo avvisa dell’arrivo dei poliziotti. Scappa via e la musica dice “il latitante non tiene niente, solo un amico che lo aiuta, il latitante non tiene niente, solo il pensiero di quando può tornare a casa”.
Questi video non dicono esplicitamente che la polizia è crudele o che la società è ingiusta, mostrano le cose come stanno dal loro punto di
vista, quello di tanti a Napoli che entrano ed escono da Poggioreale. Non solo camorristi assassini ma ladri, piccoli contrabbandieri, imbroglioni da quattro soldi (perché si sa, quelli buoni in galera non ci vano mai). Questi con figli, nipoti, cugini, zii, vedono la loro vita dipinta nei video, che hanno così un enorme successo.

OUT OF GRACE - E’ una cultura che si esprime con i mezzi tipici della MTV generation e lancia messaggi a quei ragazzi di strada che sono fuori da ogni grazia di Dio. Sono messaggi che dicono: questa è la loro giustizia e questo è quello che ci fanno. Mostrando che invece ce ne è un’altra di società, leale e basata su antichi valori. E Napoli pubblicizza così la sua camorra, con ironia e rabbia.


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27 settembre 2007
Lezioni di Linux (per principianti)

di Esse Emme 


' finalmente giunto a maturità un programma che renderà la vita dei “pinguini curiosi” molto più semplice. Da quando abbiamo iniziato a parlare su Giornalettismo Militante di Linux e distribuzioni varie, con i nostri successi e i problemi che abbiamo affrontato da “niubbi” quali siamo, ho continuato a provare, cercare in rete, ascoltare chi più di me sa sull’argomento. E finalmente ho trovato in rete un semplice programma che permette a chiunque una sana e stabile installazione di una delle migliori distribuzioni Linux in circolazione – in termini di stabilità, semplicità d’utilizzo e di applicazioni a disposizione – ovvero Ubuntu.

 SE C’E’ PINGUINO C’E’ GIOIA - Questo nuovo programma si chiama Wubi. E’ ancora in Beta, anche se ormai sono state
compiuti numerosissimi aggiornamenti e risulta facile e chiaro nel suo utilizzo. Credo che permanga la definizione di “beta” (ovvero qualcosa di ancora non definitivo) perché i servizi di Google (dalle notizie ai video) rimangono dei “work in progress” assai a lungo, e che quindi questa idea abbia un po’ contagiato gli altri programmatori. Il programmino è fatto di un solo file, di circa 10 mega, che si può scaricare in pochi minuti dalla rete. Essendo legato alla grande famiglia dei sistemi operativi Linux, anche lui è completamente gratuito. Con una semplice finestra, che ci pone poche ma semplici domande, gran parte del lavoro è risolto. Il programma penserà a scaricare Ubuntu (ci vuole un po’ sono 700 mega) per voi, senza che vi perdiate nei siti e tra le diverse versioni, e quindi partirà l’installazione vera e propria. Se state installando la nuova distribuzione di Linux su un computer non connesso alla rete – dice la guida in inglese – che basterà mettere nella stessa cartella dove avete salvato Wubi il file ISO di Ubuntu.

DAVVERO E’ COSI’ FACILE? – Sono sorpreso io per primo, ma tutto è filato liscio come mai mi sarei aspettato. Ho lasciato il mio vecchio pc scaricarsi l’ISO (l’iimagine del CD) mentre andavo a lavoro, la sera ho finito l’installazione dal pannello di Linux. La cosa che temo ogni volta di più, che mi fa tremare e pensare di non provare l’ennesima distribuzione di Linux o di lasciar stare, è la ripartizione dell’hard disk e la preparazione di quello che è il file di boot – ovvero del menu di scelta che ci fa optare per Windows o per Linux. Una scelta sbagliata e bisogna (o almeno io non ho trovato altro metodo) riformattare tutto daccapo. Wubi è a rischio zero, e permette anche l’installazione delle distribuzioni derivate di Ubuntu (Kubuntu, Zubuntu, e compagnia bella). Ancora non siete convinti? A parte il fatto che non stiamo cercando di vendere nulla, ho pronto un nuovo asso nella manica. Nel caso in cui vi stufaste di Ubuntu, nel caso vi servisse urgentemente indietro lo spazio dedicato alla distribuzione Linux per poter scaricare tranquillamente l’ultimo dvd porno della vostra attrice preferita, non c’è problema. Con un paio di clic dal pannello di controllo, potrete disinstallare Ubuntu esattamente come fosse una qualsiasi altra applicazione di Windows.

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permalink | inviato da giornalettismo il 27/9/2007 alle 9:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa

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27 settembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


nteressante il dibattito ad Omnibus su La 7, interlocutori FFacci, il nostro Mario Adinolfi, Bellasio del Foglio, Giannini che non contava molto e Vauro, di se stesso, e molto pittoresco. Davvero bravo superMario ad intercettare o cercar di intercettare il non voto dei grillini ponendosi un attimo in ascolto della platea assente perché chissà magari ancora in piazza. Pessimo il biondino F…Facci (che peraltro ne aveva ben ragione, ben donde a non sentirsi in torto), ben rasato per altro e poco fff..zagagliante, forse perché era talmente pieno di sassolini da levare che qualcheduno ce l’aveva probabilmente anche in bocca.

Vauro insisteva eccome sul fatto che a lui di Grillo importava ‘na sega, che lui vaffanculizzava, e soprattutto dando bollini, ben prima che ci pensasse lui, il Grillo reazionario (Facci) e pluriomicida (Giannini). Che la sua protesta, sua di Vauro e del popolo di sinistra preso al laccio (ma pare sia reciproco l’equivoco sul chi tiri e cosa) dal santone della destra, era legata essenzialmente all’informazione. Che in Italia è un problema, che è edulcorata e camuffata, che si perde il meglio e passa il tempo a parlar di cose futili. E specialmente ai Tg. Al che replicava, perfido, Bellasio che in verità se al Tg 2 c’era Mazza poi subito spuntava a far da contrappeso il Vauro da Santoro. No, niente, per Vauro non c’era verso che si potesse fare pari e patta. Vabbè. Tanto questo. Va benissimo. Che cambia. Non parliamo dei gattini della Brambilla. Parliamo delle zoccole da Santoro.



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