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24 settembre 2007
Abbiamo davvero bisogno di altri eroi?

di Marblestone 



n una democrazia ci sono due modalità di nomina: quelle politiche, a maggioranza, tramite libere elezioni, e quelle di mostri ed eroi, a discrezione personale, tramite stampa. Nel secondo caso un giornale propone un candidato e tutti gli altri lo accolgono. Ultimamente, a bilanciare la solita collezione di mostri estivi, c’è un gran bisogno di eroi per cui dopo la vedova Raciti che va allo stadio, i giornali, all’unanimità, hanno nominato uno scrittore, Roberto Saviano, eroe di tutti i napoletani anti camorra. Ma chi è Saviano? Un giornalista venuto alla ribalta con un libro “Gomorra” che racconta tra fiction e inchiesta i vari affari della camorra napoletana.

EROI MODERNI - Questo libro, successo letterario senza precedenti (800.000 copie in Italia e già più di 100.000 all’estero) ha provocato un coro unanime di plausi per le denunce contenute e per il coraggio del giovane autore. A guidare questa celebrazione L’Espresso (a cui collabora lo stesso Saviano) e Repubblica che, per inaugurare il suo inserto di approfondimento R2, ritrae lo scrittore in mezzo alla sua scorta mentre torna, dopo un anno, a Casal Di Principe per denunciare in piazza la
presenza della camorra. Lì autentici camorristi urlano davanti alle telecamere che la camorra non esiste (ricordando un po’ il tassista mafioso di Jonny Stecchino e il suo “traffico”). Ma davvero si combatte la camorra con queste fiction da quattro soldi (che anticipano il film tratto dal romanzo)? O si santifica solo per scopi commerciali uno scrittore che nel suo libro non ha raccontato nemmeno una minima parte di quello che i magistrati di Napoli mettono per iscritto ogni giorno? Loro rischiano davvero la vita insieme ai poliziotti che fanno le indagini, che mettono dentro boss che escono per mancanza di prove, prove che invece Saviano dice di avere e che non sono che voci, sensazioni, supposizioni note a tutti ma che da sole non fanno una condanna.

EROI E BASTA - Altri giornalisti, prima di lui, hanno pagato con la vita la scoperta di vere
notizie, di vere connessioni che non dovevano essere rivelate. Ma, peggio, la grande pubblicità dei giornali ha reso la camorra descritta da Saviano verità storica (un po’ come il Codice da Vinci per la vita di Gesù); una verità falsa, addirittura dannosa. E’ il racconto di una camorra potentissima, “o’ sistema” che controlla tutto e tutti, in cui per ogni camorrista arrestato o ucciso ne vengono fuori dieci ancora più spietati. E’ una camorra invincibile contro cui è inutile combattere, una Napoli e una Campania senza speranza. A questa visione si ribellano tanti napoletani onesti, che pur condannando la Camorra, vengono tacciati di ingenuità e superficialità se non di collaborazionismo (a partire dalla Iervolino, flagellata dall’espresso per delle critiche che nemmeno aveva fatto). Ecco, al posto delle parole di eroi così i PM, i poliziotti e la gente onesta avrebbero bisogno di quelle di Falcone sulla mafia: “Non è un fatto irriducibile. E’ un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inerti cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”

Edit by Loska: correte a leggere Gregorj che fa l'amico dei fascisti su questo sito! E' una vergogna!


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24 settembre 2007
Bowling a Columba

di Esse Emme 



olonia – Il Cardinale Joachin Mesner ha presenziato in pompa magna all’apertura della nuova ala del museo di arte religiosa “Kolumba”, un complesso di edifici che espongono “due millenni di cultura occidentale”.  Ed è di nuovo polemica. Nel discorso che precede il consueto taglio del nastro, di fronte all’edificio progettato dall’architetto Peter Zumthor, il porporato ha spiegato con semplici parole il rapporto tra arte e sacralità non solo rispetto al passato, ma come linea guida per il futuro: “Quando la cultura si distacca dal culto e dalla venerazione di Dio, il culto si irrigidisce nel ritualismo e la cultura degenera”. Il Cardinale Mesner non è nuovo ad attacchi sistematici contro qualsiasi cosa si distacchi dalla cultura cristiana. In una intervista rilasciata per “Il Tempo”, l’undici marzo del 2006, il porporato aveva tuonato contro la crisi spirituale dell’Europa, accusando un ritorno dell’”ateismo come nuova forma di religione” e soprattutto contro l’insegnamento del Corano come alternativo agli insegnamenti cattolici nelle scuole (pubbliche). Il 4 settembre scorso invece era il Times di Londra a criticare il cardinale dopo che aveva bloccato il contratto con uno dei più famosi artisti su vetro viventi che stava disegnando delle vetrate per il nuovo museo di Colonia: “Ci devono essere dei santi altrimenti i tuoi vetri li puoi regalare a una moschea” avrebbe detto senza mezzi termini all’artista considerato il Picasso del 21° secolo. Insomma, cose semplici. Cristo, l’ultima cena, a volersi proprio allargare un San Giorgio che uccide il drago giusto per ricordare la vittoria della fede cristiana nel mondo. In fondo – se non si fosse capito bene il discorso di Mesner “non dimentichiamo che esiste un nesso irrinunciabile tra la cultura ed il culto”.  

CHE C’E’ DI MALE? – Il museo è mio e me lo gestisco io, potrebbe essere la ragione principale con cui “scusare” il cardinale. Ma non è così. Per prima cosa una buona parte dei soldi arrivano anche dallo Stato tedesco. E poi forse non è il caso di fare certi paragoni in una società laica come la Germania. Non stupisce dunque, almeno da queste parti, la reazione immediata di Hans-Heinrich Grosse-Brockhoff, vice ministro della cultura del lander della Nordreno-Westfalia, appartenente al partito CDU – I cristiano-democratici tedeschi: “e' spaventoso il fatto che il cardinale Meisner si sia lasciato andare ad un tale linguaggio e cio' dimostra che egli non ha alcuna cognizione della cultura e dell'arte". Ce lo vedreste voi Francesco Rutelli a criticare le parole di un Bagnasco, di un cardinale, o di un semplice prete di campagna che se la prende contro un’arte “non al servizio di Dio”? Le cose, fortunatamente per i tedeschi, vanno in maniera diversa nonostante abbiano vinto l’ultimo campionato del mondo del Conclave e abbiano sullo scranno più alto del Vaticano un loro concittadino.

VI RICORDA QUALCUNO? - Josef Goebbels, ministro della propaganda
nazista, è stato uno dei più famosi esempi di “attacchi all’arte degenerata”. Tutto ciò che non si conformasse alla cultura e ai canoni estetici nazisti veniva sequestrato, requisito, bruciato. Solo nel 1933 secondo una stima consolidata da più parte dei storici, scomparirono 16 mila opere d’arte moderne e contemporanee dalla nuova Germania. Sempre tedesco era, se volessimo cercare punti di vicinanza. Ma basterebbe il fine identico a far imbiancare i capelli. Forse una qualche telefonata è giunta alla cattedrale di Colonia, forse semplicemente gli sono un po’ fischiate le orecchie. Fatto sta che in serata, sull’emittente radiofonica in lingua tedesca “Domradio”, è voluto intervenire per correggere, per spiegare. “Volevo solo affermare che se vengono separate arte e cultura, sono entrambe a soffrirne” ha farfugliato il Cardinale, che poi avrebbe aggiunto – ma la linea era caduta o era stata tagliata in tempo – “sono stato frainteso e le mie parole estrapolate dal contesto da giornalisti comunisti, come dice sempre quel comico italiano che appare sempre in tutte le televisioni”.

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24 settembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 


i fa sempre più serio il problema del calendario di Melita, la Diavolita. Non crederete mica ci sia altro, di serio, a parte questo. Non bestemmierete mica che sia serio l’annoso dibattito sui blog and blogger in the city, organizzato principalmente dal Foglio, ora che Giuliano Ferrara s’è preso paura di Grillo (mentre per- prendersi paura anche di- Castaldi, speriamo presto, confidiamo da quel dì). Eh, qui addirittura si resuscita da Christian Rocca la famosa (e menagramo) profezia della Soncini, l’ex famosa Imbecille (oops)-Deficiente (e menagramo), quel “che gusto ci sia a scriver gratis”, quesito curioso, rebus da (far) sciogliere al più presto troppo seriosamente preso, purtroppo per lei, dal suo ex datore di lavoro.

Che razza di serietà può mai esserci, si può mai attribuire ad un contesto ove citano blog da duecento accessi al giorno come quello della De Cinti Marta di Leftwing, via Cundari (dal Foglio).it, e non blog (ma non siamo un blog) da duemila e oltre di media, quando è nera, del Giornalettismo via Ricchiuti (a casa sua). Se la conclusione deve essere che un giornalista non può permettersi di farsi licenziare per scriver su Leftwing o di indurre a sciogliere l’eterno dilemma su chi porta la figa e chi porti la sfiga, o, soprattutto, di avere un blog dove mettere la faccia, ebbè, non penserete mica che la Benini non faccia calendari solo per scelta.



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