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20 settembre 2007
Appuntamento col sentimento

di Ricchiuti 



ontezemolo è stato una tantum inderogabile.


A costo di non spettinarsi, cioè a costo zero, non si muoverà di un sol passo sull’accordo preso dal Governo e i sindacati. Nessuna deroga, resterà immobile, il protocollo sul Welfare è supercalifragilistichespiralidosamente “immodificabile”. I sindacati certo hanno firmato, ma la cosa è assai meno grave.

Comunque il paventato sciopero, del 20 Ottobre, generale o non generale, di maggioranza o di non maggioranza, di lotta e pure di governo, spaventa poco.

Basterà, infatti, per porvi rimedio, veramente poco. Qui tutti, sogghigna Montezemolo, han dimenticato che prima dell’ottobre rosso, alla classe operaia, scenderanno in campo, a romperle il culo, i quarantamila, capetti, promessi, sin dal novecentottanta, dal quadretto Capezzone.



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19 settembre 2007
Bagdad's burning

di Marblestone 



rano in tanti ad aspettare l’aggiornamento del blog. E non parlo di chi voleva capire come Grillo avesse capitalizzato il successo del suo V-day o come Mastella avrebbe giustificato la nuova, solita, porcata di stato alla Craxi. No, chi andava a controllare il suo blog voleva capire se fosse ancora viva, se avesse ancora l’elettricità, se avesse, soprattutto, ancora voglia di scrivere. Perché Bagdad Burning, un blog sull’Iraq venuto alla ribalta nel mondo per essere stato premiato dalla BBC, rappresenta la fonte più autorevole ed affidabile per chi vuol capire che cosa succede il quella terra martoriata.

WHO ARE YOU? - Ma chi è l’autore? Una ragazza irachena di 27 anni che dal 2003 scrive le sue impressioni su quello che accade a Bagdad. E non si tratta solo delle stragi con le autobombe o perpetrat
e dalle bombe intelligenti. Ma anche di come è cambiata la gente, di come è costretta (ora, e non sotto Saddam) a portare il velo per non incorrere in qualche fanatico, a come manca la corrente elettrica, il cibo, l’acqua. Di come si sono scoperti Sunniti e Sciiti dopo aver coabitato (sotto Saddam) in pace tra di loro. Di come non si esca di casa per la presenza palpabile della morte, morte che inesorabilmente colpisce un cugino, uno zio, un vicino di casa. E’ chiaro che da tutto il mondo si sono sprecati i dubbi e i sospetti: in un paese del terzo mondo una ragazza araba che parla inglese, che sa usare il computer ed ha un suo blog non può che essere un fantoccio dell’antico regime. Ma lei spiega che è cresciuta all’estero, che è bilingue come tantissimi in quella sua cultura multietnica che ha avuto tanti contatti con l’Occidente. E chiarisce subito che non c’è l’ha con “gli americani, come non ce l’ho con i francesi o i Polinesiani… essendo cresciuta in una società che mi ha insegnato a rispettare le diverse culture e religioni” ma ce l’ha con le truppe di invasione, di quelle che hanno portato il caos nel loro paese, che hanno rovesciato un loro fantoccio (Saddam) per metterne altri peggiori. Ma anche la sua rabbia ha cominciato a venir meno.

THE END? - Per lo stupro di Sabine, o le continue stragi o la mancanza endemica di elettricità ha cominciato a diradare i post, a scrivere solo per le cose più eclatanti (quando tutto va male metti a morte il dittatore). Poi, dal 26 aprile, più niente. 10 giorni fa invece, finalmente, riemerge in un post bellissimo in cui spiega cosa è successo: alla fine la famiglia ha gettato la spugna ed è scappata. Con un po’ di corruzione, con improvvisati agganci, tra mille rischi, sono riusciti a passare la frontiera; improvvisamente la sua malinconia viene meno osservando cosa significa la pace, la coesistenza civile, la fine delle paure. Rinuncia alla sua patria in cambio di quella tranquillità ormai impossibile in Iraq. Ed è assurdo che pochi chilometri separino per lei l’Inferno da quello che se pur non è Paradiso è vita normale. E questa vita normale si trova in uno degli stati canaglia per eccellenza, quella Siria che è dipinta da Bush e dai suoi amici come un covo di terroristi e fanatici. Ma per un ragazza fuori dal giro di interessi petroliferi e fanatismo religioso questo stato è la pace, la pace che non potrà mai più vedere nella sua Bagdad Burning.

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19 settembre 2007
Una risorsa per il paese

di Loska 



he gli immigrati siano una risorsa per il nostro paese, ce lo dicono tutti. Ma c'è un business particolare che riguarda appunto la gente di altri paesi che vive in Italia e mensilmente invia in patria una piccola somma per la famiglia, o i parenti. Il totale annuo nel 2006 di quelle che vengono chiamate "rimesse" è stato di 200 miliardi di euro nel mondo, e secondo l'Uic (Ufficio Italiano dei Cambi) di 4,35 miliardi di euro in Italia (inviati soprattutto da cinesi, romeni, marocchini e filippini). Senza contare che questa cifra tiene conto solo delle somme scambiate attraverso servizi certificati (banche, istituti) e non, quindi, dei passaggi informali (come quando è l'immigrato stesso a portare i soldi nel suo Paese, o li invia tramite conoscenti).

GEOGRAFIA DI UN BUSINESS
- Guardando la cartina
geografica di questi flussi monetari, si possono fare un paio di riflessioni interessanti. Da Roma e Milano partono il 38,4% dei soldi. La prima invia il 25% dei capitali, quasi un miliardo di euro, mentre Milano - che però conta la metà degli abitanti della Capitale - muove 600 milioni di euro (il 13,4% del totale) e conta una più alta incidenza di popolazione straniera residente (il 6,1% contro il 5,9% registrato a Roma). Ma ancora più interessante è la situazione di alcune regioni come Veneto e Piemonte, dove la popolazione immigrata ha un peso relativo nell'economia molto alto, e dove però le rimesse sono pochissime. Resta da capire se gli immigrati di queste regioni sono casualmente fra i più tirchi, o se - magari - sono semplicemente pagati meno. Molto, molto, molto meno.

IL BUSINESS IN ITALIA - Oltre a servire per fotografare il negativo della situazione otaliana, il fenomeno delle rimesse è anche protagonista di un apposito business, composto dai piccoli Phone Center e agenzie che stanno però soccombendo ai grandi operatori di settore, tra i quali Western Union e Money Gram. Per capire la portata dell'affare, bisogna fare qualche calcolo: la cifra annua inviata da ogni singolo immigrato, sempre secondo l'Uic, è di 1.870 euro (155 euro al mese in media). Facendo un esempio basato sui tassi applicati da Money Gram (Western Union non li rende noti, sul proprio sito), vediamo che se un cinese volesse mandare 155 euro al suo Paese spenderebbe di commessa 18 euro. L'ultimo dato disponibile sulla densità di popolazione cinese a Milano, parla di 10.919 residenti nella città lombarda: se solo metà di questi inviassero 155 euro al mese con Money Gram, questa guadagnerebbe circa 90mila euro al mese ovvero più di un milione di euro l'anno. E questo solo metà dei cinesi di Milano, 5000 persone. Pensate per tutti gli stranieri, residenti in Italia, che secondo l'ultima stima del 2005 erano più di due milioni.

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