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2 aprile 2007
VIAGGIO NELL'ALTRA ROMA: LE BARACCOPOLI DEL TEVERE

di Loska 


di Loska


Roma
, è un bel pomeriggio, e c'è il sole. Vicino, il lungotevere. Una macchina fotografica, presa per fare due scatti al panorama splendido della capitale, una passeggiata. E comincia questo viaggio lungo le baraccopoli del Tevere. La tua favelas sotto casa.
Ci sono due lati del fiume: uno è asfaltato, per le coppiette, gli amanti della bicicletta, cani e padroni di cani. L'altro, invece, è melma. Fanghiglia. Sembra di tornare a dieci anni fa quando, dopo la pioggia, si andava in campagna di nonno. E poi, si dovevano buttar le scarpe. Lì, ormai, la "bolla immobiliare" è nel pieno del suo sviluppo. L'una e l'altra sponda del fiume sono lunghissimi lotti di terreno da cui far casa. Scelgo la via melmosa, l'altra ormai la conosco a memoria. C'è poca gente, qui. Sarà perchè ad ogni passo, da ogni lato, senti qualcosa che si muove. Per i primi dieci minuti ti viene paura, potrebbe spuntare qualsiasi cosa dall'erba alta. Poi, nemmeno li senti più. Soprassi i primi pescatori, e ti chiedi se davvero mengeranno quello che prendono da quelle acque marroni. Poi, dopo qualche metro, ti rendi conto che i pesci sono l'ultimo problema. Case, casupole, tende, capanne: è varia l'architettura di questa Roma. Panni stesi che sembrano spazzatura. L'ennesima canna da pesca, l'ennesimo uomo con i baffi: poggiato al muretto, guarda la lenza e tiene d'occhio la casa. Mi fermo, e mi guarda male. Casa sua sembra la capanna di Betlemme, arco a
parte. E poi, il pescatore è ben organizzato: ha una scala per salire "al piano superiore", in barba a tutti i piani regolatori, e addirittura un ponticello per sorpassare il canale di scolo del Tevere. Due camere da letto, e la living room al piano di sopra. Sono qui da un'ora, ormai, cari voi, signori degli "immigrati. Senza casa. Delinquenti" e sono ancora viva. Forse qualcosa non va nei vostri paraocchi. Dall'altro lato del fiume, il "centro", quello asfaltato, ancora case, ancora tende. Ne fotografo una, ma il padrone, per favore, mi chiede di non farlo. Lo saluto, vado avanti, e lì lo incontro. Circondato da cuccioli di nemmeno un mese. Una carezza, un sorriso, e mi dice "Questa è Emily, lui, il papà, Bobo. Non fanno niente! Sono bravi". Li accarezzo, mi spiega anche come prenderli. E li guarda, sorridente, che giocano fra loro e con i "bimbi". Quando un cucciolo gli scappa, corre assieme alla madre per andarlo a riprendere. Una volta riunita la famiglia, fa per andare via. Gli chiedo se vive qui. "", risponde, indicando alcune case nel "piano di mezzo" fra lungotevere e città. "Vieni!". E vado. Con i cuccioli in mano e i genitori che ci seguono, conosciamo uno dei condomini di questa Roma. "Qui ci vive un mio amico, guarda" mi indica una finestra, guardo dentro, fotografo. Dentro è perfetta, è una casa. Arriviamo in fondo, ed ecco casa sua. La foto della fidanzata all'ingresso, un giardino per i cani. "Ho tutto" mi dice "qui c'è la tv, qui il lettore dvd". E la corrente? "tutti assieme, i vicini, abbiamo comprato un generatore". Un cavo, infatti, entra in tutte le case. Corrente per tutti a soli 700 euro, mi dice. "Io sono Giovanni, in realtà mi chiamo Jonas, ma italianizzato è Giovanni. Sono ungherese, qui siamo tutti ungheresi". Mi guardo intorno, in questa little Ungheria nel cuore di Roma. "Sono qui da tre anni, la casa l'ho costruita io!". Orgoglioso, mi fa entrare: c'è l'ingresso, con un piccolo recinto per i cani, e poi la camera da letto. Disordine, come il mio. Piccola, ma c'è tutto. "Adesso vado a prendere la birra. Vieni con me!" Non posso, questa volta, ma torno, tanto stai sempre qui, Giovanni. "Sì, però poi vado anche a chiedere l'elemosina, fino a mezzanotte". Mi saluta, riguarda la foto della fidanzata che sta andando ad incontrare, dal suo amico che ha il market della birra. Mi chiedo, un attimo, se è come il "barbiere" en plain air, che ho visto qualche metro più in là. Poi gli dico che tornerò, e lo farò probabilmente prima di Pasqua, ma la birra la porto io.cani Mi saluta, e mi dice che ho un nome bellissimo. Tornando all'altra Roma, tornando a casa, mi chiedo se magari, qualche volta, a Giovanni, verrebbe voglia di fare cambio con una come me. Poi ripenso a quando mi ha detto con  orgoglio che casa sua l'ha costruita lui. E penso che voi, signori, padroni di cani, voi di "immigrati. senza casa. delinquenti. pericolosi, assassini, ladri, stupratori" non potrete mai dire una cosa così, nel modo in cui l'ha detta lui. Non potrete mai capire uno come Giovanni, e il suo sorriso mentre guarda i cani. Potreste venire, con me, prima di Pasqua. E non vi preoccupate, la birra la offro io.

Altre foto del reportage:

casa3 casa2 sedia salire
no_foto capanna2 caffe barbiere altracasa

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permalink | inviato da il 2/4/2007 alle 9:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (53) | Versione per la stampa

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