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25 giugno 2007
COSE CHE CAPITANO

di Gregorj 


"This is a public service announcement
with guitar!"

(The Clash, Know your rights, Combat Rock)

Accadono, succedono, càpitano tante cose ogni giorno, magari mentre siamo distratti. Accade ad esempio che un blogger venga condannato per diffamazione. No, non semplice. Addirittura aggravata. Come se a ridicolo si debba per forza aggiungere ridicolo, perché altrimenti era troppo poco. Il blogger in questione è il fu Butirrometro, oggi Banality Fair. Il corpo del reato? Eccolo. "Avviso agli amanti del DTT: Digitale terrestre e servizio pubblico con Maurizio Gasparri (ex-ministro, un autodefenestrato), Carlo Rognoni (ex-direttore di Panorama, consigliere di amministrazione RAI, lotto DS), Enzo Carra (ex ammanettato), Antonio Calabrò (ex direttore illustre del Sole 24 Ore, gran conoscitore di potenti e potere) e Gigi Moncalvo (ex idiota, ora riabilitato dai più, famosa la sua faccia da rimprovero)". Il querelante - lo specifico perché è difficile persino capirlo - è Gigi Moncalvo. Chi ha fatto "giustizia" è il Tribunale di Ferrara, condannando l'imputato "alla pena di € 300 di multa così determinata". Mica pizza e fichi, come si suol dire. E poco importa che leggendo la sentenza venga in mente quel verso della canzone dei Clash ("Know your rights") in cui si dice "hai il diritto a parlare liberamente, perlomeno fino a quando non sarai così fesso da volerlo usare davvero".

Voi direte che certo, un poco vi dispiace, ma alla fine non è affar vostro, no? Non è così. Tecnicamente, Butirrometro non è stato condannato in primo grado, perché il decreto penale di condanna non è u
n grado di giudizio. E' invece un procedimento speciale che viene preso per "fare un favore" all'accusato. Fargli risparmiare i soldi dell'avvocato e delle spese processuali. Ma ci si ritrova in un attimo con una condanna sulle spalle. Senza dibattimento e senza aver potuto dire le proprie ragioni. Se invece Butirrometro si oppone al decreto, questo viene cancellato immediatamente ed è come se non fosse stato mai emesso. E si riparte dal primo grado. La condanna ha usufruiuto dell'indulto, quindi lui non si troverebbe nemmeno a pagare una multa. Tutto è bene quel che finisce bene, no? Manco per niente.

Non è giusto che Butirrometro alias Mirko Morini si tenga la condanna. In primo luogo, perché la locuzione "ex idiota" non è lesivo della reputazione di nessuno, a mia opinione. E' una battuta. Uno scherzo. E' satira (grassetto, corsivo e sottolineato, sì). In secondo luogo, perché Mirko è uno a cui si sta per aprire una brillante carriera universitaria. Per meriti propri, nell'Italia dei demeriti altrui. Gli atenei italiani
non escludono automaticamente i condannati - altrimenti tanta gente impelagata in Tangentopoli non potrebbe oggi pontificare ex cathedra - ma chiedono di dichiarare le condanne. Quelli stranieri invece (almeno qualcuno, come in Svizzera e Usa) potrebbero avere qualche pregiudizio. E quei paesi sono quelli dove operano le aziende più grandi del settore di cui sarà ricercatore. In terzo luogo, perché questa condanna, se passa in giudicato, rappresenterà un precedente. Non solo per lui. Per tutti noi. Nessuno escluso.

Ecco perché Butirrometro si deve opporre a questa sentenza. Per lui. E per tutti noi. Ma costituirsi in giudizio costa soldi, molti soldi. E qui veniamo al dunque. Di Butirrometro hanno parlato tutti. Blogger di destra come di sinistra. E' rappresentato tutto l'arco parlamentar-blogosferico, da Daw a Heart Procession. Questa è una battaglia di tutti. Che si può combattere in tre modi. Primo: donandogli qualche euro che magari, con fatica, ci è avanzato. Consideratelo un investimento che fate sulla vostra libertà, non solo sulla sua. Secondo: parlandone nei vostri blog, linkando il suo e cercando di far conoscere a più persone possibile la sua storia. Terzo: se siete (o conoscete) un avvocato, assumendo il patrocinio gratuito. Competente è il tribunale di Ferrara. La sua email, se non la sapete già, è questa: mirko.morini AT unife.it.. Scrivetegli per esprimere solidarietà, e soprattutto se siete in grado di dare un aiuto concreto. Lui vi dirà come fare. Nel vostro interesse. Altrimenti, prima o poi, queste cose accadranno, succederanno, capiteranno anche a voi.

p.s.: le petizioni on line sono un sacco belle, è vero. Però, ricordatevi del detto "Non fiori, ma opere di bene".

il blog dedicato al caso Butirrometro-Moncalvo: Querela
uno dei primi a mettersi in moto per questa storia: Bolina

Edit: Ringraziamo Luca Conti per essersi occupato della vicenda su Pandemia e Massimo Mantellini per averne parlato su Manteblog

Edit/bis: Grazie anche a Vittorio Zambardino!
A proposito di quello che scrive zambardino, nel suo blog è presente un commento di Butirrometro che riportiamo interamente:

Ringrazio Zambardino per l’attenzione data al “caso”, e approfitto per fare qualche precisazione.
La frase incriminata è “Gigi Moncalvo, ex idiota, ora riabilitato dai più, famosa la sua faccia da rimprovero”. Se ci si limita alla parola idiota non si può arrivare a nessuna conclusione diversa dall’offesa. Già “ex idiota” dovrebbe far pensare ad un intento diverso da quello di offendere.
Se si legge tutto il post poi si nota che tutte le persone indicate sono descritte come ex. L’intento era quindi satirico nei confronti non delle persone ma del sistema Italia nel quale tutti sono considerati per quello che hanno fatto e non per quello che stanno facendo.
Poi, per quanto riguarda la frase relativa a Moncalvo, volevo intendere che in Italia persone vengono estromesse dalla cosa pubblica (l’idiota in senso etimologico è colui che mena vita privata ed è estromesso dai pubblici uffici) indipendentedemente dai meriti, tanto che poi sono “riabilitate dai più”, cioè dalle maggioranze. Chi segue il mio blog (pochissimi) sa che il registro è questo. Basta leggere quello che c’era scritto nel mese precedente “al fattaccio” riguardo la campagna pro legge 40/2004. Basta leggere le due cose che i giornali hanno preso dal mio blog (la battuta sulla moglie di Benigni che finì su Panorama e quella su Follini che finì su Libero). O ancora il post con il quale commentavo l’esito del referendum sulla 40 che Avvenire riportò. Non sono certo famoso per essere il venerabile Jorge de “Il nome della rosa”. Non sono Giorgio Bocca, sono Rigoletto. Per il resto che Zambardino ha scritto, sono d’accordo. Sono liberale, liberista e libertario, quindi sono per poche regole ma chiare. Però assieme a queste ci vuole deontologia. Perché quando in quel post definivo Enzo Carra come “ex ammanettato” era solo ed esclusivamente per ricordare lo scandalo che furono quelle immagini, la vergogna di quelle immagini. Come vergogna è riportare il testo di sms privati che non hanno alcuna valenza giudiziaria.

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