27 giugno 2007
INVOLUZIONI 2.0

di Dinophis 


Qualora noi internauti non ci fossimo ancora dimostrati una razza inutilmente evoluta, il Web 2.0 accorre in nostro soccorso, premuroso di premiare i suoi più entusiasti proseliti con nuovi fondamentali strumenti. Perchè non ci bastava più la chat per essere riconosciuti. O il blog per essere popolari. Il flickr per essere creativi. MSN per essere ricercati. Ci voleva di più. Qualcosa per essere e basta. Da che mondo è mondo si torna sempre alle origini, quindi l'obiettivo finale era qualcosa che consentisse finalmente di esprimere davanti ad un pubblico il motore di tanti cambiamenti: la nostra banalità.

Sia lodato Twitter, allora. A metà strada tra lo snack estivo che non si può farne a meno, ed un'esca per boccaloni, in sostanza un richiamo per tordi. A chi non l'avesse provato posso dire solamente che ha risparmiato qualche minuto dal tanto tempo ormai rubato da internet alle nostre vite reali.Se l'avete provato vi sarete resi conto che qualche impulso vi avrà raggiunto in bagno, al lavandino, indecisi col telefonino in mano, di dirlo a tutti, che “sta tentando di lavarsi le mani”.
  Perchè funziona così, questo gioiello di tecnologia: qualsiasi cosa facciate potete scriverla in 140 caratteri e pubblicarla in rete, lasciando una simpatica cronologia dei cazzi vostri, che immaginerete di fondamentale importanza per l'esistenza felice degli altri esseri umani. Insomma, non serve a niente, se non ad intrappolarsi in modo ancor più noioso, sterile e patetico nella rete. Ovunque tu sia e qualunque cosa tu stia facendo, devi dirlo a tutti, lasciare una testimonianza della tua normalità, in modo che gli altri si possano frantumare le palle leggendolo, maledire il fatto che tu sia vivo, ma sentirsi protagonisti insieme a te di quelle piccole azioni quotidiane che rendono così piena e speciale la nostra vita 2.0, procurandoci punte di nostalgia per la release precedente.

Non mi sono addentrato abbastanza nel meraviglioso mondo di Twitter per decantarvene
tutte le risorse e potenzialità, per le quali immagino si siano spremute fior di meningi informatiche, ma sicuramente potrete trovare approfondite descrizioni fuori da qui. Mi basta solo dirvi che, come avrete capito, non è necessario avere il computer sottomano, quindi basta portatili in bilico sulle ginocchia nelle situazioni più imbarazzanti. Ora potete “twittare” tranquillamente dal vostro cellulare, senza esser costretti ad avvisare i vostri amici virtuali che dovete assentarvi per qualche ignobile incombenza, chessò, il pannolino del figlio da cambiare. No, ora siete liberi. Con un po' di cautela potrete cambiare il pannolino mentre lo scrivete col telefonino, liberi e orgogliosi. Mi chiedo come andranno le cose in quelle coppie miste, in cui uno dei due miracolosamente non è contaminato da questa che (cosa che si propone come) tecnologia. Già i tempi erano duri, ad attendere dopo cena che il partner arrivasse, dopo che aveva aggiornato il blog, risposto ai commenti, spedito un paio di mail, controllato le classifiche, spulciato gli aggregatori, risposto (per educazione) a cinque o sei persone su MSN, riso per quel filmato su Youtube, caricato le nuove foto su Flickr, sgranchito le gambe su Second Life, letto le notizie sul social network. Già aveva, lo sventurato, o la sventurata, tutti gli estremi per definire il proprio partner un emerito coglione. Ma ora, mi chiedo, che lo trova al cesso che picchietta sul telefonino e gli chiede, speranzoso: Hai l'amante? E si sente rispondere, no, stavo twittando che la nuova tisana ha fatto effetto. Allora non c'è proprio speranza, siamo degni figli del grande fratello, che non è zio di nessuno, ma il padre degli stolti 2.0.

Ora, se sperate che io perda tempo a cercare qualche esempio da riportare, a scopo dimostrativo dei contenuti del fenomeno, mi spiace, ma dopo qualche minuto di rivelazioni come quelle autononnistiche di blacknaja basta ora 200 flessioni... me le merito dopo oggi”, oppure liberatorie di spery che ci rende felicemente partecipi del fatto che “sente l'effetto della tisana diuretica”, io vi lascio ad esplorare questa infinita inutile telenovela interattiva. In pratica ovunque tu sia e qualunque cosa tu stia facendo, devi dirlo a tutti. Lasciare una testimonianza in 140 caratteri che informi il mondo: What are you doing? Ci
tengo però a segnalare un'eccezione, tra mille, di chi dispone di una mente che sa domare gli strumenti e sfruttarli, anziché finirne vittima. L'eccezione illustre di una personalità, perchè quella ci vuole, meglio se confusa. D'altra parte, solo lui "pervade l’esistenza di tutte le cose e poi le riporta al non essere in un ciclo eterno", "passeggia per Firenze mascherato da Alice Cooper e chiede indicazioni stradali ai passanti", "pone al centro della riflessione il rapporto formale tra letteratura dell’altrove e paradigmi storici che colgano i protocolli della realtà". Tutto questo dopo aver "bombardato col napalm il palco di un concerto dei Negroamaro. 5 vittime, nessun ferito." Non resisto: ne apro uno anch'io.

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