2 luglio 2007
Chi ha un fido presso una banca e lo utilizza, cioè va a debito, si ritrova nell'estratto conto di ogni trimestre una simpatica commissione denominata “massimo scoperto”. Cosa è in pratica? La banca prende il saldo a debito più alto che ha avuto il vostro conto corrente nel trimestre e su quello ci applica una percentuale (che varia solitamente dallo 0,25% allo 0,75%) per poi addebitarci il risultato. Per essere ancora più pratici diciamo che voi siete andati a debito al massimo di 1000 euro, con una commissione di massimo scoperto dello 0,5%, alla fine del trimestre paghereste 5 euro. Ma 5 euro per cosa? Per quale servizio? In realtà nessuno, è una “usanza”, una “tradizione” pluridecennale delle banche che però, mentre ai tempi della lira quando i tassi di interesse erano oltre al 20% era irrisoria, adesso che si parla di tassi dal 5 al 10%, considerato che viene calcolata sul vostro debito più alto anche se dura per un giorno solo, incomincia a fare una bella differenza. E non molto trasparente. Per questo motivo il Decreto Bersani sulle privatizzazioni del 2007 aveva stabilito “sono nulle le clausole contrattuali sulla commissione di massimo scoperto, o comunque denominate, che prevedono una remunerazione a favore della banca per la messa a disposizione di fondi a favore del cliente indipendentemente dall’effettivo prelievo della somma".Tradotto in parole semplici, le banche non potevano far pagare qualcosa su dei soldi presi da loro prestito, indipendentemente dalla durata di quel prestito. Messo in questi termini era la morte del balzello. I danni da parte dell'ABI, il sindacato delle banche - proprio quello che pubblicizza “Patti Chiari” - erano stati stimati per le banche almeno sui 3 miliardi di euro (ma c'è chi parla di 4-5). Ma ecco che, in piena sintonia con le linee ideali del nuovo PD, alla Camera il diessino Andrea Lulli presenta un emendamento al testo del decreto. Rimane il divieto per la commissione di massimo scoperto, però le banche potranno fare pagare ai clienti un “corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme sia predeterminato, unitamente al tasso debitorio per le somme effettivamente utilizzate, con patto scritto non rinnovabile tacitamente, in misura onnicomprensiva e proporzionale all’importo e alla durata dell’affidamento richiesto dal cliente.” Già la complessità del testo lascia presagire la fonte, ma facciamo un servizio di traduzioni dal Klingon bancario e quindi ecco qua il tutto in italiano corrente: “le banche potranno far pagare una commissione in proporzione all'importo e alla durata del fido concesso.” Quindi non più sulla somma più alta che avete preso in prestito ma sull'importo del fido complessivo, quindi anche se non andate in rosso ma solo per il fatto di avere un fido. La giustificazione logica è che la banca deve essere remunerata per la somma che vi mette a disposizione, che la usiate o meno. Ovviamente tale commissione si sommerà a tutte le altre chiamate coi più disparati nomi “spese tenuta fido”, “spese riesame affidamento”, eccetera che hanno la stessa identica pseudo-motivazione. Quella di non far mai capire esattamente al cliente cosa paga. Certo che dal Claudio Lolli di “Contessa” all'Andrea Lulli di “Conto Corrente” la sinistra italiana si è mossa. E dire che c'è qualcuno che ancora li chiama comunisti!permalink | inviato da giornalettismo il 2/7/2007 alle 9:6 | avviso: a causa dei soliti problemi della piattaforma "Il cannocchiale" il counter dei commenti potrebbe non essere aggiornato |
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