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4 settembre 2007
A cosa è servita la Legge Biagi

di Gregorj 


arà l'estate lunga che ci ha regalato il calendario. Oppure quel senso di nausea che viene quando si è costretti a trattare questioni che non si sa come prendere. Eppure c'è uno "sgradevole" silenzio tra i blog che fanno riferimento alla cultura che, esemplificando, si può chiamare "di centrosinistra", riguardo la manifestazione indetta da Rifondazione e Comunisti sulla legge Biagi del 20 ottobre. Un silenzio sgradevole, soprattutto nel momento in cui si sa che il "centro" della coalizione oggi al governo, e il Partito Democratico - non essendo adesso così facile una sua collocazione, perdonate la definizione neutra - hanno detto che se i ministri "di riferimento" dei comunisti scendono in piazza, potrebbe cadere l'esecutivo Prodi. E soprattutto, si sa che i ministri di cui sopra, una volta sentita la paternale, non hanno negato che scenderanno in piazza, anzi. Forse perché non gli è piaciuto il ricatto. Forse perché non gli è piaciuto che a dirlo fosse, tra gli altri, uno come Mastella. Che una volta in piazza contro un progetto di legge del governo - quello sui Dico - ci è sceso eccome. E quindi non si capisce come mai non possano farlo gli altri.

CHI BEN COMINCIA - Eppure, una manifestazione del genere potrebbe essere l'accadimento giusto, tra i blog italiani che hanno un riferimento culturale nel centrosinistra - e scusate ancora per la generalizzazione - per parlare di che cosa è la legge Biagi, secondo loro. Facciamo così. Facciamo che comincio io (anche se ne ho già parlato qui), e poi chi vivrà vedrà. Allora: la legge di riforma del mercato del lavoro chiamata n. 30/2003 è servita (e questo non è poco, per una legge fatta in Italia). E' servita a introdurre - o a regolamentare - una certa flessibilità nel lavoro giovanile (e non solo quello), e permettere quindi un più facile inserimento in un mercato difficile. Ha permesso a ragazzi e uomini di guadagnare
qualcosa, e fare le prime esperienze occupazionali - imparando presto il significato intrinseco del proverbio cinese 'il lavoro è una cosa talmente brutta che per farla ti devono pagare' - qualche volta persino in ambienti lavorativi gradevoli, o di livello, o dove hanno imparato qualcosa. Ha dato anche la possibilità di guadagnare qualcosa, permettendo di apprendere il significato del motto "costo della vita", specialmente a quelli che sono usciti di casa di mamma dopo aver inziato a lavorare, pensando di potersi in qualche modo arrangiare a mantenersi.

NEL BENE E NEL MALE - E' servita, la legge Biagi, anche per una battaglia ideologica nei confronti del sindacato. Mossa facendo leva su un manipolo di miserabili assassini e ai loro fantasmi mentali da malati, e fatta per dare l'idea all'opinione pubblica che le rappresentanze dei lavoratori fossero covi di terroristi. In parte - discreta parte - ci è anche riuscita. Ed è servita anche al capitalismo dei nostri capitani d'industria, perché, essendo i quali in buona parte degli incapaci, si
sentivano di poter produrre di più solo risparmiando sul costo del lavoro, e non innovando nei servizi e/o in quel manifatturiero sempre più in difficoltà in virtù della globalizzazione. Subito dopo, è tornata a servire ai giovani e ai grandi che avevano trovato lavoro. I quali hanno capito che la collaborazione coordinata e continuativa (copyright T. Treu) o a progetto significava che loro lavoravano quasi come gli occupati a tempo indeterminato, facevano bene o male le stesse cose, a volte ad orari peggiori dei loro, solo, li pagavano la metà. E se prendevano il raffreddore, nella pratica (anche se non nella legge), ciccia. "Potevi pensarci prima di andare in giro a bighellonare od ammalarti, pelandrone". E magari hanno a quel punto rimpianto la laurea che hanno preso, quei ragazzi: forse era meglio specializzarsi in qualcosa di più tecnico invece di scienze della comunicazione. "Sì, mio padre che mi parlava di ingegneria non aveva tutti i torti. Qui si sta come d'autunno sugli alberi le foglie".

SCENDERE IN PIAZZA? - Detto anche questo, bisogna andare a manifestare contro la legge Biagi? Visto dal punto di vista di un partito in crisi di consensi e in cerca di visibilità, . Da un punto di vista politico, invece no. In primo luogo, perché questo significherebbe mettere in crisi una coalizione che già si regge in piedi con lo sputo. Se cade, non è detto che si perda troppo tempo prima di tornare a votare. E Berlusconi non ce lo leviamo più dalle palle. In secondo luogo, perché il nostro capitalismo non può permettersi un ritorno traumatico al regime del tempo indeterminato. Semplicemente, è troppo pieno di incapaci per essere in grado di reggerne i costi. Quindi, la cosa più giusta che si possa fare è mantenere in piedi il sistema, aggiungendoci - doverosamente - gli ammortizzatori sociali che il centrodestra si era "dimenticato" di mettere. Per costruire un Welfare a misura di nuove forme di contratto di lavoro, come è giusto che sia. Ma questo lo si può fare trattando, non andando allo scontro col governo. Larga è la foglia, stretta è la via, dite la vostra 'che ho detto la mia.

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