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15 ottobre 2007
Per Adinolfi Hic Hic Urrà!

di Gregorj 


i è un risultato laterale ma comunque da sottolineare nell'analisi dei risultati delle primarie del Partito Democratico: il fallimento del candidato del web Mario Adinolfi. Detentore di questo blog, Adinolfi ha annunciato la sua candidatura ormai tre mesi fa, e del suo programma elettorale ci siamo già occupati qui. Dei tre milioni e passa di voti, Generazione U ha raccolto la paurosa percentuale dello 0,1%. E davvero non se ne capisce il motivo, visto che l'iniziale U, come ha spiegato il suo ideatore, vuole dire tante cose: "la U di Ulivo, di Unione europa, di U2 (in inglese you too, anche tu, invito sintetico ma efficace alla partecipazione)". Che cosa cazzo abbiano i ggggiovanid'oggi in quegli iPod di merda Dio solo lo sa. Me lo diceva il cervello di puntare sulla A di Aguilera.

AUTOCRITICA? - Ora bisognerebbe chiedersi il perché di un risultato del genere. Che è, da tutti i punti di vista, deludente: il candidato del web, dei blog e dei giovani, come veniva presentato sui giornali non senza il suo compiacimento (si immagina, visto che non ha mai smentito presentazioni del genere, e anzi a "8 e mezzo" ha anche dichiarato di "non puntare" sul voto degli "anziani"), non ha sfondato e ha anzi raccolto risultati mediocri. Questo dato di fatto dovrebbe scatenare tra i
sociologi un brain storming di analisi, per spiegarne i motivi. Anche perché va comparato con la riuscita di una manifestazione anch'essa organizzata dal web e dal basso: il V-Day di Beppe Grillo, che, comunque la si pensi al riguardo, ha invece portato in piazza un numero ben maggiore di persone. Nell'intento di dare un contributo a questa analisi (alla quale, ne siamo sicuri, verranno dedicati diversi apporti scientifici), anche qui si cercherà di dire qualcosa. La nostra tesi è che il candidato NON ha utilizzato, se non in maniera marginale, lo strumento-blog. Che è (dovrebbe essere) per eccellenza quello più "orizzontale", e quindi il più aperto alla discussione. Il che implica che colui che vorrà, in futuro, utilizzarlo in maniera piena, dovrà "fare rete", essere disposto a mettersi in discussione e pronto a porsi sullo stesso piano dell'interlocutore, per riuscire a far sentire la sua come la candidatura "di tutti". Non servono i messaggi più o meno evocativi o gli slogan che ricalcano film di successo ("Siamo Trecento! Come gli spartani!"). Questo, Adinolfi non l'ha fatto.

CRONISTORIA DI UN INSUCCESSO -
Prima, ha aderito al movimento dei Mille per il Partito Democratico. Poi, ha deciso, presentando la sua candidatura, "di fare uno scatto in avanti e, fregandosene della collegialità, della democrazia diretta all’interno del gruppo de iMille". Una scelta forse calcolata, visto che "la polemica astiosa contro il nascituro PD che ha caratterizzato alcuni post del blog de iMille è quasi tutta farina del sacco di Adinolfi, tra l’altro autore di quel brutto claim aggressivo “It’s time for them to go” [...]. E il cui unico selling-point politico mi pare essere “votatemi perché ho 35 anni, devo essere per forza meglio di quelle vecchiazze là”. Nel resto del tempo della campagna elettorale, Adinolfi si è dedicato a cercare una legittimazione sui media che contano, scrivendo a chiunque (da Aldo Grasso a Giuliano Ferrara, per ricordare i due che gli hanno replicato in maniera più affilata, repliche che ovviamente lui si è ben guardato dal pubblicare) e presenziando il più possibile in qualunque strapuntino di giornale o tv che riuscisse a rimediare. Di Politica, durante il suo Diario di un candidato, si è parlato davvero poco. Più che altro, si sono magnificati i risultati di improbabili sondaggi di La7 (televisione sulla quale il nostro lavora) che lo davano a ben più del 10%. E ci si è vantati di clamorosi punteggi ottenuti nei test on line di gradimento dei candidati fatti da siti come Repubblica.it. Test che, lo ricordiamo, si possono facilmente falsificare chiedendo agli altri di votarti oppure utiliz
zando programmi per anonimizzare gli Ip e quindi votare anche 3-400 volte, se ci si mette con qualche amico. Con questo, ovviamente, non vogliamo accusare nessuno di aver fatto qualcosa. Semmai, confessare di averla fatta noi, sui suoi test... Ma avevamo una buona ragione: vedere che bella faccia giubilante avrebbe fatto l'interessato a vedersi percentuali di gradimento così alte, che sembravano davvero piovute dal cielo!

BEPPE, RISPONDIMI! - L'unica mossa (apparentemente) votata esclusivamente al web è stata proprio la lettera fatta scrivere a Beppe Grillo. Una tattica furba, perché effettuata proprio mentre il comico era nel pieno dell'organizzazione del Vaffanculo Day: proprio perché quella manifestazione si annunciava come un grande successo, perché non provare a salire sul carro del vincitore proprio all'ultimo, giusto per lucrare un po' di accessi da parte di un pubblico che in ogni caso si annunciava in maggioranza "di sinistra", pur nell'accezione più ampia possibile di questo termine? Purtroppo, Grillo non c'è cascato. E ha lasciato senza risposta la mail inviatagli e poi pubblicata sul blog. E noi, che ne abbiamo parlato, non possiamo comunque non apprezzare il gesto di mettere in fila tutte le parole d'ordine del comico genovese, nel patetico tentativo di sparare nel mucchio delle cose da dire con lo scoperto intento di beccarne almeno un paio. No, Adinolfi la Rete non l'ha usata. Ha preferito (legittimamente) altro: ben diversi, da questo punto di vista, sarebbero stati i risultati se si fosse avuto più coraggio, presentando una piattaforma politica frutto di analisi credibili e dettagliate - soprattutto per la parte economica - e se si fosse deciso a conquistarsi il consenso di tutti, compresi quelli che lo guardavano con scettismo - portando in campo una piattaforma politica flessibile, discorsiva, aperta davvero alla partecipazione (un 2.0 ante litteram, per la politica!), non caduta dal cielo e infiocchettata grazie al giovanilismo d'accatto, alle similitudini con il calcio e ai video da Youtube dove mancava soltanto quello che faceva ciaociao ai parenti con la manina.

NO, NIENTE AUTOCRITICA - Sul suo blog, però, invece di aprirsi un dibattito serio sull'insuccesso, è tutto un prendersela con la Casta e il sistem
a elettorale delle primarie, individuate come gli unici responsabili del risultato. Un po' ingeneroso. Prima di tutto concettualmente. In tutto questo periodo, l'Adinolfi ha colto spesso l'occasione per polemizzare con i meccanismi della manifestazione a cui stava partecipando. Trascurando però in ogni caso di ricordare che la manifestazione stessa gli stava dando l'opportunità unica più che rara di una visibilità altissima. Sfruttata, peraltro, in modo da non poter sinceramente dire di essere stato trascurato dai media: personalmente, mi è sembrato di avere maggiori notizie dalla sua candidatura rispetto a quelle di Letta (ma questo potrebbe anche dipendere dall'incapacità del nipote di Gianni di produrre una campagna elettorale veramente rappresentativa). Eppure, un commento di un tal Francesco, comparso sul blog domenica, ha spiegato perfettamente ai seguaci della "democrazia diretta" - una delle parole d'ordine della campagna elettorale - perché la regola è un esempio perfetto di democrazia diretta. "Ragazzi, siete presenti solo nel 10% dei collegi perche' negli altri non siete riusciti a raccogliere le 100 (cento) firme necesarie. In ogni elezione del mondo e' previsto che si debbano raccogliere firme per assicurare un minimo di senso ad una candidatura. Altrimenti si finisce per avere un carrozzone che copre di ridicolo l'intera iniziativa. Vi ho lodato piu' volte per la tenacia e la determinazione, ma non venite a raccontarci che vi hanno scippato dei voti della gente che qui si lamenta di non trovare le vostre liste. Semplicemente nella vostra fase di lancio non siete riusciti a soddisfare un requisito non esattamente assurdo... e cioe' raccogliere 100 firme in collegi con un numero di abitanti medio intorno ai 100.000. Eh, si. La politica e' fatta anche di consenso. Non solo di blogs". Noi ci sentiamo di aggiungere due cose. La prima: essendo quello di internet in massima parte disperso, l'utilizzo del blog per trovare candidati su tutto il territorio nazionale, se fosse stato davvero effettuato, sarebbe stato avvantaggiato. La seconda: anche negli Stati Uniti, quando ci sono le presidenziali, si presenta una ridda di candidati improbabili, dal cowboy che promette la detassazione del fieno per le mucche all'hippy che punta sull'aumento delle spese per i fiori da esposizione allo scopo di rendere più accoglienti i congressi per la Pace nel mondo. Solo che poi una naturale scrematura che somiglia alla selezione darwiniana lascia a battersi i due candidati più forti, rimandando gli "originaloni" nell'anonimato da cui erano venuti. L'America: non a caso una democrazia molto più antica e saggia della nostra.

Sul tema, alla grande il solito Phastidio, qui chiosa: Il blogger dei ‘ggiovani, quello che “votatemi che c’ho trentacinque anni“, ha fatto un flop, o meglio uno splash onomatopeicamente paragonabile ad un suo leggiadro tutto con spanciata.

Segnaliamo anche il consiglio di Suzukimaruti,
"in certi casi, per parafrasare il motto de iMille - da cui se ne e’ andato - “e’ tempo di andare”"

Watergate, invece, chiude così: "
a Mario Adinolfi manca una cosa che nessun blog potrà mai dargli, in queste condizioni di arretratezza informatica: il potere."

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