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14 novembre 2007
Why mr. Amato is unfit to lead Italy?

di Gregorj 


Diciamolo dall'inizio, di modo che sia chiaro da subito: lo Stato è l'apparato monopolizzatore dell'uso della forza. Questa, che sembra una definizione "ideologica", in realtà non lo è. Perché presuppone una concezione il più possibile neutra, che si basa su un unico assunto: visto che l'uomo è in grado di fare del male al suo simile, e visto che può essere messo in tentazione di farlo dall'interesse personale, spogliando i singoli delle armi per afferirle a un unico ente si rende un servizio al più debole. Perché gli si consente che non sia messa in pericolo la sua vita a causa delle prepotenze altrui. Certo, ci sono tanti modi per far del male a qualcuno, e, a ben vedere, lo Stato ne preserva, secondo questa definizione, soltanto una. Ma di questa interessa parlare oggi: tutti gli altri modi per raggiungere (o non raggiungere) l'eguaglianza sostanziale tra i cittadini in questo discorso non sono importanti.

Il ministero dell'Interno da che mondo e mondo è il dicastero "politico" per eccellenza. Perché la funzione di mantenimento dell'ordine pubblico è quella più specifica e a maggior rischio di ideologizzazione. E' facile, infatti, confondere la necessità di ordine di una società con la repressione delle libertà di manifestazione del pensiero. Negli stati dittatoriali si fa fondamentalmente questo: con la scusa dell'ordine pubblico, si attaccano gli oppositori del regime. Si ammazzano pure, se necessario. E si chiudono gli occhi, se anche questo è necessario. Per ovviare a tutto ciò, è fondamentale che chi siede su quella poltrona sia in grado di mediare tra queste due concezioni, la libertà di manifestazione del pensiero e l'ordine pubblico. Che sia capace di trovare il punto di sintesi - che cos'è la politica se non sintesi, alla fin fine? - tra questi due estremi. Che assicuri la prima e tuteli il secondo. Per farlo, è necessario che un ministro dell'Interno sia capace di dire quello che è necessario dire in taluni momenti. Ascoltare. Stare zitto, se una sua dichiarazione potrebbe incendiare gli animi. Diciamo anche questo, anche se è sgradevole: è giusto che un ministro dell'Interno dia anche il benestare all'uso della forza. Pure il pugno di ferro, è necessario. Nel momento in cui si mette in pericolo l'incolumità delle istituzioni democratiche, ad esempio. E la Polizia RIMANE un'istituzione democratica.

Diciamolo allora come lo direbbe l'Economist: Giuliano Amato è unfit (inadeguato) al ruolo di ministro dell'Interno. Non serve certo ricordare il suo curriculum per dimostrarlo: strenuo oppositore di Craxi nel Psi, poi Bettino gli ha fatto un culo così e lui ha cambiato opinione. Tanto tirapiedi da andare in tv a reti unificate, durante Tangentopoli e mentre era premier, a difendere l'indifendibile Bettino. Tanto coerente da annunciare il suo ritiro dalla politica per tornare a fare il professore universitario, e poi cambiare repetinamente opinione per almeno tre volte. Tanto vigliacco da sparire dalla circolazione quando Craxi, dall'eremo di Hammamet, in un fax di quelli spediti per parlare alla Nazione, cominciò a dire che bisognava accertare le responsabilità di tutti nel finanziamento pubblico al suo partito. E per tutti, lo scrisse, intendeva anche gli altri che stavano nel Psi insieme a lui.

No, non serve il curriculum. Basta vedere questi diciotto mesi. Nei quali, ad esempio, ha accusato la procura di Matera di aver regalato le password del suo archivio segreto ai giornalisti di Repubblica, Corriere e Stampa. Poi, quando la denuncia si è rivelata per quello che era, e cioé una cazzata raccontatagli da giornalisti di quotidiani e agenzie vicine a una parte politica che si è dedicata per 12 anni alla delegittimazione dei magistrati, è sparito. Non ha chiesto scusa, perché non è nel suo stile. Quindi se n'è uscito con le tradizioni siculo-pakistane, e con altre cosette che è inutile ricordare. Oggi ha fatto il suo capolavoro: mentre si fanno i funerali di Gabriele Sandri, ha dichiarato: "Nel caso in cui ci fossero disordini come quelli di domenica sera, la scelta non sarebbe quella dell'altra sera quando le forze di polizia decisero di evitare lo scontro fisico". Ora, tutti voi capite che il principio è incontestabile: se qualcuno assalta le forze dell'ordine, è giusto che esse rispondano. Perché non si tratta di manifestazione del pensiero, no: si tratta di violenza. E quella va repressa. Il problema risiede nel dirlo: un "ordine" del genere, mentre se viene dato a chi lo deve recepire, è giusto e comprensibile, sparato alle agenzie di stampa sa tanto di minaccia. E contribuisce ad esacerbare animi che sono già belli spostati di loro, essendoci in giro per Roma pazzi a volto coperto che oggi cercano vendetta, e non aspettano altro. Amato lo sa, e tuttavia decide comunque di dire che lo Stato è forte. Mentre uno Stato realmente forte non ha bisogno di dirlo: lo dimostra con i fatti, di esserlo. E solo se è strettamente necessario. Sapendo anche quale è il momento in cui si devono calmare, gli animi, e non eccitarli. Specialmente quando persino un prete, il parroco che sta celebrando i funerali di Sandri, ha il coraggio di dire dal pulpito: "Cosa avesse fatto Gabriele per non meritare di vivere ancora non si è capito". Già. Amato, dimettiti.


Edit:
"Si può morire così per giunta dormendo? Qualcuno ci deve dire perché". "Se parliamo di perdono dobbiamo parlare di giustizia. Questa morte chiede giustizia. Ci sarà una giustizia divina, e nessuno potrà dire niente. Ma ci dev'essere anche una giustizia umana che aiuti, per quanto possibile, a placare gli animi. Allora, prima o poi, cercheremo di perdonare"
.

Queste parole non le ha dette un ultrà, un politico destrorso in cerca di popolarità negli stadi, o un blogger del cazzo. Le ha pronunciate un Prete. E se ci è arrivato anche lui, a dire una cosa del genere, ma de che stamo ancora a parlà?




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