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ARIDATECE INDIANA JONES

di Galatea

naera

Quando sentite nominare la parola archeologia pensate a serissimi signori, in maggior parte tedeschi, che passano la vita alternando severi studi sui libri a campagne di scavo faticossissime ai quattro angoli del mondo? Pensate a intellettuali occhialuti che perdono anni a decrittare frammenti di papiri scritti in greco e latino, con pazienza certosina e determinazione teutonica?Come siete antichi. Basta infatti dare un’occhiata in tv ed incrociare Roberto Giacobbo per capire che l’archeologia televisivamente corretta è invece un sano compromesso fra un videogioco sul Codice da Vinci ed una gita a Disneyland. Giacobbo,come recita la scheda in internet che allega al sito di Voyager, non è laureato in storia o in archeologia, ma in economia e commercio. Dev’essere per questo che è riuscito a vendere a mamma rai un programma che con la serietà degli studi storici ha poco a che fare. Perché Ragazzi c’è Voyager, programma pensato per i ragazzi e che si presenta come divulgazione scientifica, sta ai documentari degli Angela (padre e figlio) nello stesso rapporto in cui le massime dei baci perugina stanno alla lirica universale d’amore: hanno giusto in comune, vagamente, l’argomento. I due Angela, quando devono affrontare un tema storico, leggono bibliografia aggiornata, vanno sul luogo dell’avvenimento; anzi, per essere precisi: papà Angela legge e figlio Angela sgambetta. Ma soprattutto, essendo persone serie, se per un fatto esistono diverse interpretazioni, i due Angela le forniscono tutte, ma si riservano anche di sottolineare quale sia la più probabile e quale invece, per quanto affascinante, sia da considerarsi in gran parte leggendaria, romanzesca o frutto di ricostruzioni arbitrarie e fantasiose.
Giacobbo invece usa la storia come un suo luna park personale e, nei confronti delle ipotesi fantasiose, ha l’atteggiamento critico di un bimbo di due anni davanti ad una vetrina ricolma di lecca lecca: gli piacciono tutte. Mette sullo stesso piano, nelle sue presentazioni, i seri studi di archeologi di fama e storici con tutti i titoli a posto e le farneticazioni di sedicenti esperti che scrivono per riviste di misteri ed archeologia fantastica, o i cacciatori di tesori sommersi che passano la vita in cerca delle rovine sommerse di Atlantide. Da come parla si vede che è onestamente convinto che divulgare la storia sia questo, cioè renderla qualcosa di molto simile ad un film di Indiana Jones, dove società segrete, misteri, maledizioni e avvenimenti paranormali sono i protagonisti assoluti,e i fatti storici realmente accaduti sono dati di secondaria importanza. La sua massima goduria è poter parlare di qualcosa che ha a che fare con il Graal ed i Templari. Ma se ciò non è possibile va bene tutto, dai misteri degli Etruschi a quelli degli Inca, passando per l’isola di Pasqua, i gerarchi nazisti, i cerchi nel grano degli ufo. È il tono generale dell’impostazione a fare la differenza, più ancora che il singolo servizio: se fa una puntata sugli antichi romani, alla fine l’impressione che se ne ricava è che Giulio Cesare l’abbiano ammazzato i marziani. E ciò che più fa soffrire Giacobbo è di non poter mandare delle telecamere a filmare la scena. Se questa è la sua visione della divulgazione scientifica, aridatece Indiana Jones. Per quanto ormai in età, tra l’altro, Harrison Ford in cappello e sahariana che si intrufola dentro ai corridoi segreti delle piramidi è sempre più atletico di Giacobbo.


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Pubblicato il 14/2/2007 alle 8.35 nella rubrica Galatea.

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