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Appuntamento col sentimento

erto che vien proprio facile e sin troppo comodo trattare, dopo l’intemerata di Grillo sui migranti, i grillini da razzisti. Quantomeno ci vien utile a qualcosa anche l’eterno, ed inutile e idiota, dibattere sui rom. Bon, il fine di stroncar l’antipolitica giustifica anche strumentalizzare, come mezzo, le innocue verità dei fessi. D’altronde, quello sulla Casta, quello della anti-politica, resta l’unico e solo discorso agibile su piazza. Lo ha fatto Mauro per un bel po’ a padrone, il vento del ’92 etcetera, salvo rivoltarsi nella tomba grillesca quando ha scoperto che se l’era costruita su misura da coglione. Lo fa Mieli, fuor dai denti e qualcuno poi sussurra non fuor di sinagoga, Casanova che sue castità e Casta, sua la Castità chè in camera i diritti sulla Casta (libro), Casanova che sue castità e Casta, Casanova gallo sulla castità dei polli lo insinua Marcenaro con offesa ma riferimento alcuno per la Casta (Diva) Sofri, Casanova che sue e incamerate castità e Casta, sulla castità, lui proprio Ponza. Qualcuno, poi, molti invero, s’aspettavano da De Benedetti che il padrone del vento dal ’92 cambiasse finalmente discorso, profittando del sole in Confindustria giovane, lui proprio a Capri. Magari con l’inedito e così giovane, da non essere mai nato, discorso di De Benedetti in Confindustria, “libero lo Stato dalla libera impresa” anziché prendersela sempre con le solite associazioni libere ( & coatte) a delinquere di quei soliti coatti d’imbucati. Così non è stato. Manca all’appello, come ultima speme, Montezemolo che pure dicono lanci avvertimenti a (parte il) mezzo Mieli. Giusto, diamoci ultima chance.

Ascoltato Mieli, bisogna sempre sentire l’altra carampana.

Pubblicato il 9/10/2007 alle 8.38 nella rubrica Ricchiuti.

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