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A reti unificate

he sia il Corriere della Sera a esecrare, con un bel corsivetto breve e tagliente a pagina 2 dell'edizione di oggi, la pubblicazione delle conversazioni telefoniche tra Rossella, Mimun, Bergamini e Del Noce che parlavano di come trattare la sconfitta della Cdl alle elezioni del 2005, è quasi normale. Non dimentichiamoci, infatti, che lo scoop è di Repubblica, giornale concorrente e con il quale, evidentemente, deve essere temporaneamente sospesa la linea della collaborazione - che prevedeva continue telefonate tra i vicedirettori per confrontare le prime pagine - ripresa all'epoca dello scandalo dei furbetti del quartierino e di Antonio Fazio. Ma non dimentichiamoci neppure che fu proprio il Corrierone che all'epoca pubblicò invece la notizia dell'avviso di garanzia ancora da recapitare a Berlusconi quando Silvio era alle prese da premier con un vertice internazionale di capi di Stato e di governo. Cambiare idea non è un reato, anche quando questo avviene per spuria convenienza. Ma che si unisca all'indignazione anche Giorgio Napolitano, capo dello Stato, proprio no: "Le intercettazioni sarebbe bene che restassero dove devono restare, in linea di principio, almeno fino a che c'è il segreto istruttorio" dice il Presidente 'che non conta niente', come diceva Stefano Benni. Perché almeno lui, in qualità di capo del Consiglio Superiore della Magistratura e quindi rispettoso delle leggi, dovrebbe ricordarsi che su quelle intercettazioni non c'è alcun segreto istruttorio: l'inchiesta in questione - quella sul fallimento  della Hdc, di proprietà dell'allora sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi  è infatti chiusa da mesi.  

A BUTTARLA IN CACIARA... - E, come ha giustamente fatto notare Dario Cresto-Dina a un Confalonieri che, nell'intervista pubblicata oggi da Repubblica, stava per attaccare con la stessa litania, quei verbali "riguardano un'inchiesta chiusa, sono pubblici e a disposizione delle parti". Aggiungendo poi altrettanto giustamente che "qui siamo di fronte a un "inciucio" tra una azienda privata, Mediaset, e una pubblica, la Rai, che invece di farsi concorrenza avevano messo in piedi un "cartello" per favorire sul piano politico il leader della Casa delle libertà nonché il padrone di una delle due televisioni". Insomma, che non si cerchi per l'ennesima volta di confondere le acque disquisendo sulla castità degli angeli e del metodo, visto che è altro quello che conta. E questo è sotto gli occhi di tutti, anche se c'è chi, come il chiarissimo e bipanzizan presidente della Rai Claudio Petruccioli grida che ormai siamo al capolinea. Finora, a quanto ne sappiamo tutti, l'unico arrivato all'ultima fermata è lui, sfiduciato politicamente e quindi, in teoria, pronto a dimettersi. O no? Altro è il discorso che riguarda l'opportunità: perché queste intercettazioni escono proprio adesso? Domanda legittima, così come la risposta maliziosa. E' chiaro che in questa situazione politica, con Berlusconi che strizza l'occhio a Veltroni, queste carte fanno orrore come il cacio sui maccheroni a chi vuole invece che un accordo tra i due non ci sia mai. Ma... e allora? Forse che tutto ciò ci dovrebbe impedire anche di parlare del merito della questione? Ovvero che il duopolio collusivo RaiSet - la definizione è di Salvatore Bragantini - ha, per un certo periodo, cercato di influenzare l'informazione televisiva non solo quando si trattava di nomine - 'che questo è persino normale, al giorno d'oggi in Italia - ma anche quando si sarebbe dovuto parlare di FATTI incontrovertibili - i risultati delle elezioni - ma sgraditi all'allora azionista di maggioranza. Quelli erano fatti, quelli di oggi lo sono altrettanto. Cercare di propiziarne in qualche modo la scomparsa non giova alla credibilità della politica. Né di quella fatta dai vecchi partiti, né di quella appannaggio delle nuove realtà politiche. Che saranno tanto più credibili quanto più riusciranno a non farsi prendere anch'esse dal mainstream, il quale per interessi puramente politici vorrebbe tanto "buttare qualcosa in caciara" per l'ennesima volta.

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Pubblicato il 22/11/2007 alle 15.22 nella rubrica Gregorj.

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